di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Leonardo Ancilli / 13 December 2005
Tra i tanti giovani a roster nei Celtics ce ne è uno che ormai nessuno considera più come tale, nonostante sia solo al suo secondo anno di NBA, dopo un primo peraltro andato via tra mille problemi e infortuni che ne hanno limitato l’utilizzo, soprattutto nel suo attuale ruolo di playmaker. Il suo nome è ovviamente Delonte West.
Delonte West sale alle cronache nazionali nella stagione 2003-04 quando insieme al compagno Jameer Nelson trascina St Joseph’s ad una stagione clamorosa, sfiorando il record perfetto in stagione regolare e poi fermando la sua corsa nel torneo NCAA solo nelle Elite8 in una sfortunata gara contro Oklahoma State. L’uomo immagine di quella squadra era senza dubbio Nelson, playmaker funambolo, uomo dai giochi spettacolari, ma a detta di tutti il vero uomo sostanza era il nostro Delonte, che spesso e volentieri in difesa doveva svolgere oltre al suo lavoro, anche uno di copertura contro le magagne di Nelson.

West arriva a Boston nel draft del giugno successivo, e Ainge con la sua scelta ha idee molto chiare in marito, sarà lui l’uomo del futuro per la cabina di regia dei Celtics, al punto che gli si affianca una vecchia volpe come Payton, per avviarlo ai trucchi del mestiere, rinunciando dopo un anno alle speranze su Marcus Banks, ceduto ai Lakers e poi rientrato dopo alcuni problemi nati nei giorni successivi alla trade.
La prima stagione di West in biancoverde è un calvario, diversi infortuni, tante gare saltate, e Rivers che lo usa con il contagocce, spesso da guardia e quasi mai da playmaker. West giocherà a fine anno solo 39 gare.
Ma la fiducia in lui da parte dello staf tecnico è tutta intatta, e West con la nuova stagione senza problemi di infortuni riesce finalmente a mettere in mostra il suo talento. Parte fortissimo con i Knicks nell’opening night sfiorando la tripla doppia, e poi si assesta a livelli di rendimento buoni, ma pian piano che passano le gare la sua presenza diventa indispensabile, ad Atlanta una sua assenza dovuta ad un infortunio la sera precedente forse ci costa la gara, e nella prima vittoria in trasferta della stagione di Boston, al Madison Squadre Garden di NY quando i Celtics si involano in fuga, lui ha problemi di falli, viene chiamato in panchina a scoppia il caos con la squadra che perde in un amen ordine e ritmi che l’avevano portata sul +13, e solo al suo rientro si troverà quel minimo di lucidità per non perdere la gara.

E’ chiaro che il progetto Delonte è solo all’inizio e l’attuale apporto, non deve far dimenticare che il ragazzo di fatto sta giocando playmaker con continuità per la prima volta nella sua carriera, e che quindi ci sono alcune lacune senz’altro migliorabili con il passare del tempo.
I suoi detrattori spesso puntano il dito sulla sua mancanza di lucidità nel leggere le situazioni davanti ad una difesa schierata, fattore che peraltro è stato additato a tutti i playmaker della gestione Rivers a Boston, da Marcus Banks a l’esperto Payton che ovviamente da questo punto di vista non aveva certo nulla da imparare nella scorsa stagione.
Ovviamente questo è vero, Delonte in questo momento ha in questo fattore il suo tallone di Achille, ma visto che per il resto, dalla difesa alla gestione del contropiede, c’è poco da additargli, tutto sommato è un problema accettabile anche perchè sarà senza dubbio risolvibile con il passare del tempo, perchè dei miglioramenti da questo punto di vista neccessitano sia di molto lavoro in allenamento, sia di molta esecuzione sul campo.
Per ora dunque non possiamo che goderci il meno giovane dei nostri giovani, in quanto ormai più che tra le speranze Delonte è stato promosso tra le certezze.
Rivers che giocava guardia al College e si trasformò in point guard nei Pro, in qualche misura, si riconosce in lui e ci tiene alla sua evoluzione.
West paga, a mio avviso, l’assenza in squadra di una PG di riserva esperta e di uomo franchigia (che potrebbe essere Al Jefferson, quando otterrà il minutaggio che gli compete) tra i lunghi.