di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Christian Spazian / 4 February 2007
Washington Wizards @ Boston Celtics 105-91
Boston Celtics @ Indiana Pacers 96-103
L.A. Lakers @ Boston Celtics 111-98
L.A. Clippers @ Boston Celtics 100-89
Siamo arrivati a 14 sconfitte, record negativo di tutti i tempi. Mai prima d’ora si sono avute così tante sconfitte.
Ma quali sono i problemi? A parte i tentativi di tanking, dei quali trattiamo nella sezione apposita, la squadra fa molta difficoltà a giocare bene e soprattutto non sa come vincere nell’NBA.
Analizzare singolarmente questi due aspetti sarebbe inutile perché sono molto uniti tra loro ed hanno un filo conduttore: il giocatore che prende la squadra e la porta alla vittoria. L’importanza di questo giocatore è tanto elevata quanto sono le sconfitte dei Celtics in questo periodo, ovvero ai massimi livelli e, se possibile, è ancora più importante nell’attuale roster dei Celtics perché i giovani sono numerosi e hanno bisogno di qualcuno che gli dica e gli faccia vedere come vincere.
Non è una cosa banale, vincere nell’NBA è difficile perché in questa Lega sono presenti i migliori giocatori di basket del mondo ed è necessario avere ben presente cosa fare e come fare nelle varie situazioni, e quindi o imparano da soli oppure qualcuno gliele deve dire. È ovvio che la seconda soluzione è molto più veloce e porta i giovani ad una maturazione più rapida, ma dipende anche dalla velocità del giocatore ad imparare ed acquisire tutti i meccanismi utili per conseguire la vittoria.
Attualmente i giovani, senza Pierce e senza un Szczerbiak in forma, sono poco più di una squadra di college, con molto talento, ma da sgrezzare. Qualcuno è già sulla buona strada (West), qualcuno si è incamminato (Jefferson), qualcun altro deve ancora alzarsi e partire (Green), ma tutti hanno bisogno di tempo per acquisire tutti i meccanismi. Ma non stiamo parlando di talento puro, quello è un’altra cosa, in questo momento stiamo parliamo di quello che bisogna fare per vincere, ecco qualche esempio: aumentare l’intensità del proprio gioco nei momenti cruciali, incitare i compagni nel modo e nel momento giusto, eseguire azioni eclatanti per spronare ed esaltare i compagni o di contro deprimere gli avversari, avere ben presente il cronometro e quindi capire cosa è necessario fare o non fare in quel determinato momento.
Ecco che quindi la figura di Pierce diventa determinante, ed è questo il motivo per cui il general manager Danny Ainge non ha mai voluto scambiare Pierce, troppo talentuoso per cederlo a cuor leggero, ma anche profondo conoscitore di “come si fa a vincere”. Alcuni già ne erano a conoscenza, altri non se ne sono accorti, tutti ormai hanno capito quanto importante e quanto talentuoso è Pierce, non solo come talento puro.
Il periodo attuale è quindi eccezionale, da ricordare in negativo, ma che potrebbe riservare un futuro brillante se i giovani rispetteranno le aspettative che sono presenti su di loro e se la dea bendata restituirà quello che ha tolto ai Celtics in passato.
Una situazione difficile quindi, che si riflette anche nel rapporto con i media: per esempio è notizia fresca che la ABC ha deciso che la partita programmata sulla sua rete l’11 marzo Boston-Chicago non si farà. Al suo posto faranno vedere Orlando-Houston, e quindi quel giorno l’orario d’inizio della gara per i Celtics viene spostato dalle 3.30 alle 6, ora locale.
Nell’ultima gara i cambiamenti in quintetto (dentro Rondo e Scalabrine, fuori Green e Perkins) vogliono significare soltanto una cosa: attualmente solo Jefferson e West si possono considerare sicuri di partire sempre in quintetto, tutti gli altri devono dimostrare ogni volta in partita ed in allenamento di meritarsi l’onore di partire in campo al momento del lancio della palla a due.
“La cavalleria sta arrivando” ha dichiarato Paul Pierce giovedì scorso ai giornalisti, e non è stata una frase priva di significato perché il giocatore ha già iniziato a prendere la palla in mano e provare dei tiri per circa 35 minuti durante un allenamento. Potrebbe sembrare poco, ma è la prima volta che svolge una sessione di allenamento, seppure limitata, di una durata così lunga da quando si è operato. Per la settimana prossima l’intenzione è quella di arrivare a svolgere una sessione completa di allenamento.
“Mi sento abbastanza bene e probabilmente tornerò a cercare di allenarmi nei prossimi 3 giorni e vedere come va”. Si parla di un rientro in campo venerdì prossimo contro i Nets, però non è per nulla certo perché non è ancora in grado di giudicare il suo stato di salute finchè non proverà ad allenarsi in modo serio.
Prima della partita contro i Lakers Tony Allen è arrivato al Garden a salutare i compagni di squadra e ha detto che non dovrebbe avere problemi ad essere disponibile al prossimo training camp di ottobre. Il giorno prima Ainge, nella classica intervista alla rete radiofonica WEEI, ha detto “di tutti gli infortuni di questa stagione, quello di Allen è stato il più duro da accettare”. Ogni giorno Allen si sottopone a due ore di trattamenti per perdere meno tono muscolare possibile, accompagnato dai familiari perché ovviamente lui non può guidare. Guarda tutte le partite, risponde alle e-mails dei tifosi e ha garantito che la convalescenza sta andando bene.
Per Delonte West invece c’è stata un’assenza durata metà gara, infatti durante la partita contro i Pacers è rimasto negli spogliatoi alla ripresa della gara per sintomi influenzali. “Mi sono reso conto che stavo danneggiando la mia squadra più che aiutarla” preferendo quindi non continuare a giocare e dando dimostrazione di grande intelligenza. Nonostante che abbia saltato anche l’allenamento precedente, non ha avuto problemi a giocare le altre partite.
È rientrato, questa settimana non ha saltato nessuna gara, ma è come se fosse ancora un po’ infortunato. Stiamo parlando di Wally Szczerbiak, che in 4 gare giocate questa settimana nelle prime 3 è stato semplicemente disastroso, mentre nell’ultima ha iniziato a far vedere qualche giocata delle sue, ma è ancora all’inizio. “Non è bello quando sei infortunato, rientri e non essere il giocatore che sei capace d’essere” è il suo amaro commento a seguito delle sue prestazioni deludenti.
Gerald Green è stato selezionato per partecipare alla gara delle schiacciate dell’All-Star Weekend. È una notizia importante perché è l’unico Celtic che parteciperà all’ASW. Nei giorni scorsi Gomes ha avuto il dispiacere di non essere selezionato per partecipare alla partita tra rookie e sophomore ed è facile immaginare che non è stato chiamato a causa dell’attuale record deludente dei Celtics.
Gli 11 rimbalzi catturati da Delonte West nella gara contro i Clippers è il suo record di carriera e gli altrettanti assist sono il record stagionale eguagliato. Purtroppo ha segnato solo 6 punti, privandogli della possibilità di conseguire una tripla doppia. L’ultima volta che un Celtic ha effettuato una doppia doppia senza l’ausilio dei punti è stato Walker il 6 aprile 2003, in cui ha avuto 7 punti, 10 rimbalzi e 14 assist.
Paul Pierce ha donato 250.000 dollari al reparto d’interventi col minimo dell’invasività al New England Medical Center di Tuft, quello che lo ha curato dopo la coltellata subita nel 2000, e la struttura ospedaliera ha intitolato il reparto col suo nome, una prassi consolidata negli Stati Uniti.
L’unico giocatore che è sempre entrato in campo è stato Sebastian Telfair, ma questo fino alla partita contro i Lakers. Quella sera infatti Telfair è stato lasciato in panchina per decisione dell’allenatore, togliendo a Bassy quest’ultima soddisfazione.
Il calo di Jefferson e la crescita di West hanno riequilibrato le forze in campo ed onestamente è difficile stilare una classifica del migliore, nella cui lotta s’inserisce a buon diritto anche Gomes. Le due triple doppie di Delonte West, ottenute con prestazioni di qualità, stemperano i numeri scadenti avuti contro i Pacers causati dal problema fisico già citato nella sezione Infortuni, ma nonostante questo si merita il riconoscimento settimanale più importante. Per la seconda piazza l’esame delle cifre e dell’importanza che hanno avuto i due giocatori in campo propende a favore di Jefferson, il quale spesso e volentieri semina il terrore nelle difese avversarie, cosa che raramente riesce a Gomes.
Classifica aggiornata:
14 Jefferson
13 Pierce
5 Allen
4 Szczerbiak
3 Gomes
3 West
Penultima settimana prima dell’All-Star Game con 3 partite:
martedì in trasferta a Detroit
mercoledì in casa contro Miami
venerdì in casa contro New Jersey
Data la situazione attuale anche solo sperare di poter vincere una sola gara è pura utopia. Le squadre che saranno affrontate durante la prossima ottava hanno stelle di prima grandezza che hanno tutto l’interesse a vincere più gare possibile, quindi l’esperienza e la voglia di vincere saranno una discriminante molto forte e difficilmente si potrà portare a casa un risultato utile. Eppure la legge dei grandi numeri dice che, applicata alla situazione dei Celtics, una gara prima o poi si debba vincere. Questa è l’unica speranza che si può trovare per sperare in una vittoria.
La classifica sta decretando che i Celtics sono la squadra peggiore della Lega. Non ci sono giri di parole che possono giustificare una situazione del genere, eppure il roster ha un tasso di talento giovane non indifferente, come detto sopra manca solo una guida, in attesa che l’età media del roster salga e che l’esperienza s’insinui nei giocatori attuali.
Memphis è a parimerito con i Celtics e la terzultima (Phila) è a 3 vittorie più avanti. Solo per pura cronaca la distanza dall’ottava e quindi dalla zona play-off è pari a 10 lunghezze e le partite che rimangono per terminare la stagione ammontano a 36, suddivise in 11 settimane.
Questa settimana vediamo il tanking dal punto di vista della dirigenza.
Immaginiamo d’essere un dirigente di una franchigia NBA con l’obiettivo di vincere più partite possibili stando però attenti al bilancio tra costi e ricavi. Dato per scontato che non ci siano problemi finanziari, più si vince meglio è, ma se il talento medio non è ai massimi livelli e non si ritiene che le prospettive di crescita dei componenti della squadra siano tali da poter ambire ad avere una squadra potenzialmente in grado di giocare per il titolo, la tentazione di trovare qualche scappatoia per accaparrarsi i giovani migliori in entrata è tanta, soprattutto se nel prossimo draft sarà disponibile un giocatore che può cambiare le sorti di una franchigia.
Il problema è riuscire a trovare il modo di perdere tanto senza perdere la faccia, farlo insomma in modo non spudorato per evitare conseguenze con l’NBA e non inimicarsi la tifoseria. I modi per riuscirci sono sostanzialmente due. Il primo è quello di trovare un allenatore poco capace o consenziente, meglio che sia tutte e due le cose, che perda quindi giustificando le perdite con la sua scarsa capacità tecnica e che in ogni caso dia i giusti input per far perdere la squadra quando c’è il “rischio” che possa vincere.
Il secondo modo per perdere le partite senza perdere la faccia è quello di sperare che qualche giocatore, meglio se forte, s’infortuni, così le sconfitte sono più giustificabili e c’è un caprio espiatorio a cui affidare la colpa delle stesse. Se poi gli infortunati recuperano si può tentare di convincere la stella della squadra a rallentare il recupero od, in caso di rifiuto o timore di riceverlo, dare ordine ai medici di ritardare il rientro in campo del giocatore. In questo modo le sconfitte saranno all’ordine del giorno e le giustificazioni più che plausibili.
Qualcuno di voi immagina che sia la situazione dei Boston Celtics attuali? Sbagliato, è l’esatta descrizione della situazione dei San Antonio Spurs l’anno in cui hanno preso Tim Duncan al draft.
A risentirci.
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Dici bene Nomar, ricordi bene cosa successe a San Antonio in quel periodo.
“Qualcuno di voi immagina che sia la situazione dei Boston Celtics attuali? Sbagliato, è l’esatta descrizione della situazione dei San Antonio Spurs l’anno in cui hanno preso Tim Duncan al draft.”
Benissimo, prendiamola come auspicio, speriamo che sia l’esatta descrizione dei Boston Celtics l’anno in cui hanno preso Oden dal draft
Trovata la citazione di Nomar sul coach Ainge mettiamo anche il suo record Phoenix.
96-97 dopo rilevato Cotton (addirittura da 0-8) 40-34 PO 2-3 (contro Seattle di Karl,ma se la mangiarono in gara 4 dove potevano chiudere vittoriosamente e poi persero in OT)
97-98 56-26 PO 1-3 (Con gli Spurs di Popovich pur avendo il vantaggio campo)
98-99 27-23 (stagione corta) PO 0-3 (con i Blazers di Dunleavy)
99-00 13-7 poi arrivò Skiles che finì 53-29 mantenendo perciò quasi inalterata la percentuale vittorie, (scese da 650 a 646), ma che ai PO fece fuori gli Spurs prima di cedere a LA che andava poi a vincere la prima con Jackson.
Perciò Danny Ainge come coach RS 136-90 (non male tutto sommato) PO 3-9 (cerchiamone un altro)
Tiber48 un favore mi dai un link dove trovare tutte le info sull’avventura di Ainge al timone dei Suns che ci hai passato sopra.
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A memoria mia ma potrei sbagliare quei Suns avevano una discreta impronta difensiva.
info preziose, Tiber48, grazie. beh per un record così in reg. season firmerei….ma poi se l’analogia con gli Spurs del 97 tiene poco (quella era una squadra forte e esperta su cui si innnestò – ‘e il modo ancor ci offende’ – Duncan) in effetti un passaggio di Ainge da GM a coach (a oggi, totalmente teorico, mi risulta; nn so se in giro avete sentito altro) avrebbe il merito di chiarire ruoli e responsabilità, soprattutto con un roster con così poca esperienza come il nostro. Poi ripeto, esporsi in prima persona,vista anche la sua esperienza di giocatore e di coach, nn sarebbe un saltare nel buio. Voglio dire, i Knicks di Thomas GM sono una barzelletta se ne esiste una, ma perfino loro, con lui in panca, quest’anno qua e là tirano fuori i denti.
Che abbiamo ormai da perdere?
Nomar, se è vero, come alcuni dicono, che per fare tanking Doc è perfetto, allora lasciamolo lì fino a fine stagione, e poi in estate ne riparliamo.
“My thing is to go out there and play every night and for guys to develop and get better. I want the guys we already have to get better. Everything else is a gamble, and if you really want to get better, I think you have to do that through trades and through veterans. Paul Pierce”
Adesso cosa farà Ainge cederà Pierce o lo legherà a una sedia fino al 19 aprile?
Questo rischia di rompergli le uova nel paniere.
Meditate Ainge & Doc meditate.
“I just think it’s difficult times right now, but I think we have the chips to where we can make a major move maybe this summer,” Pierce said. “It’s probably not best with the team in the situation that it’s in right now to do something before the trade deadline, but in the summer I think we’ve got to sit back – the owners and Danny (Ainge) – and really look at this roster and see what they can do to improve it. And we’re going to have to. We’re going to have to.”
Sempre dal capitano.
Avete notato che in estate seduto al tavolo di lavoro non viene nominato il Doc?
Speriamo che sia il Capitano a dare la sveglia a quel dormiente di Ainge.
Ma, le similitudini tra gli Spurs versione 96-97 e i celtics attuali sono pochine, ossia il fatto che all’orizzonte al draft ci sia un possibile dominatore delle aree, anche se va detto che Duncan nessuno credeva potesse diventare quello che poi è diventato, e che nella stagione precedente c’era da entrambe le parti il miglior giocatore infortunato, anche se qui va distinto che Robinson era stato nominato MVP un anno prima dell’infortunio ed era uno dei giocatori dominanti in quel momento.
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Ainge in panchina da una parte potrebbe pure starci, anzi se per assurdo venisse cavviato Rivers o lui si dimettesse forse sarebbe la miglior soluzione, però pur avendo stimato l?Ainge coach ai Suns credo che non potrebbe essere una soluzione se non ha tempo. Ammesso è non concesso che Rivers dal prossimo anno non sia più il nostro coach in caso di cambio ci vuole una scelta prima di tutto mirata al tipo di roster cha abbiamo, e poi la stesa prorietà dovrà essere disposta a spendere come in fin dei conti ha già fatto con Rivers tre anni fa.
...e se nn erro a SA poi è planato Popovich in panca, dicendo ‘ah beh questo caraibico lo alleno io..’ mossa nn elegantissima, a mio avviso, rivista in Florida in tempi più recenti, a conferma che nn è la classe che, spesso, contraddistingue i vincitori. A qusto punto, per continuare l’analogia, ci aspettiamo Danny in panchina? Ai Suns nn mi pare avesse fatto male da coach(ma nn ho sottomano record o altro, vado a memoria) e certo, visto il baratro attuale, inizierebbe da coach l’anno venturo in un contesto con aspettative (....paradossalmente, perchè è mia opinone che lui sia il primo responsabile di questa stagioncina storica pel verso sbagliato, ma cmq) basse, del tipo ‘basta figuracce, almeno’. Da un certo punto di vista una situazione ottimale per ripartire(e dagli, aggiungerei io, ma sorvoliamo): scelte alte, contratti da scambiare(merito suo, certo), carne da cannone per varie trade. Inoltre (e rispetto Thomas ad es per questo, nonostante da GM Zeke sia davvero un danno ambulante…) sarebbe un metterci la faccia rispetto al proprio lavoro – cosa che apprezzerei assai. Vedremo. Due altre cose:
– nn sono del tutto sicuro che nn si muova niente fino al draft, Ainge lo ha detto e ripetuto; – resta poi questo retropensiero sull’effettivo talento accumulato..se sia davvero solo e soltanto colpa di Rivers e della assenza di veterani. A me ad es il solo West (grande, grande faccia in campo, regge la pressione, tira senza paura, la sa dare via; certo ehm, la difesa….) mi lascia tranquillo, perfino su Jefferson nn sono (ancora) del tutto convinto…nn so immaginare beffa peggiore del fare atterrare Oden (ma sto Durant ?)e …scoprire che nn basta ancora.