di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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di Leonardo Ancilli / 9 May 2007
Quattro anni con Danny Ainge, quattro anni sicuramente movimentati, in cui la nuova proprietà dei Celtics (una cordata composta da Wycliffe Grousbeck, H. Irving Grousbeck e Stephen Pagliuca) che aveva rilevato nel settembre del 2002 la proprietà da Paul Gaston, da l’input al nostro ex numero 44, di procedere ad una ricostruzione soft, senza arrivare al sacrificio estremo di Paul Pierce ritenuto dalla proprietà stessa incedibile. Sono stati quattro anni difficili dove i risultati sono venuti spesso a mancare per vari motivi come sempre succede quando ci sono in mezzo tanti giocatori molto giovani. Spazio alla cronostoria degli eventi.
E seguire il roster ereditato da Ainge il 9 maggio del 2003 dalla precedente gestione di Chris Wallace.

A livello salariale quel roster non lasciava nessun tipo di possibilità di manovrare sul cap, di fatto il monte salari era ingolfato quasi del tutto dai tre contratti di Paul Pierce, Antoine Walker e Vin Baker. Paul Pierce ovviamente era incedibile, e i contratti di Antoine Walker e Vin Baker scadevano rispettivamente nel 2005 e nel 2006, con quello di Baker che chiamava oltre 15M$ annui. In seguito ai problemi di alcolismo di Baker, Ainge ottenne dall’NBA uno sconto sul contratto di Baker in seguito ad un taglio immediato del giocatore, riducento l’entità del contratto a soli 5,5M$ annui, ma prolungandolo fino al 30 giugno 2007, tant’è che ancora ad oggi Vin Baker pesa sul salario dei Cap.
Nel maggio 2003 i Celtics uscivano con le ossa rotte dalla serie di playoff di secondo turno contro i New Jersey Nets persa per 4-0, dopo che nel primo turno un eroico Paul Pierce aveva di fatto schiantato quasi da solo gli Indiana Pacers. Antoine Walker aveva giocato molto male entrambe le serie subendo molto sia Jermaine O’Neal che Kenyon Martin che lo avevano tenuto a pessime percentuali di tiro oltre che a soffocarlo difensivamente e fisicamente. La propietà decide che quel roster non aveva più margini di progresso nonostante la presenza di un top Player come Paul Pierce e autorizza Ainge alla ricostruzione.
Ecco in breve le principali operazioni di mercato e ai draft di Danny Ainge, per una lista più completa, vi rimando alla scheda di Hoopshype.com
1) Il 21 maggio 2003 a Jim O’Brien viene prolungato il contratto fino alla fine della stagione 2005-2006.
2) Al Draft 2003 vengono scelti : Pick N°16 Troy Bell (Boston College) Pick N°20 Dahntay Jones (Duke), Pick N° 56 Brendon Hunter (Ohio). Troy Bell e Dahntay Jones, vengono ceduti a Memphis in cambio di Marcus Banks (UNL) scelto al numero 13, e di Kendrick Perkins (Beamount HS) scelto alla 27.
3) Il 29 luglio 2003 Boston manda J.R. Bremer, Bruno Sundov ed una seconda scelta a Cleveland in cambio di Jumaine Jones.
4) Il 20 ottobre 2003 i Celtics scambiano Antoine Walker e Tony Delk con Raef LaFrentz, Chris Mills, Jiri Welsch e la prima scelta 2004 di Dallas.
5) Il 15 dicembre 2003 i Celtics spediscono Eric Williams, Tony Battie e Kedrick Brown a Cleveland in cambio di Ricky Davis, Chris Mihm e Michael Stewart e la seconda scelta che già apparteneva loro, e che avevano ceduto per Jumaine Jones.
6) Il 27 gennaio 2004 Jim O’Brien rassegna le dimissioni dall’incarico. Al suo posto viene nominato Interim Coach l’assistente John Carroll. Il vice allenatore Dick Harter viene licenziato.
7) Il 19 febbraio 2004 i Celtics spediscono Mike James a Detroit e Chris Mills ad Atlanta in cambio di Chucky Atkins, Lindsey Hunter e della prima scelta di Detroit.
8) Il 29 aprile 2004, Glenn “Doc” Rivers viene nominato coach dei Celtics. E’ il 16° allenatore nella storia della franchigia.
9) Il 14 luglio 2004 viene firmato il rinnovo per Mark Blount accordo di sei anni per un totale di 38M$
10) Al Draft 2004 vengono scelti : Pick N°15 Al Jefferson (Prenitiss HS), Pick N°24 Delonte West (St. Joseph), Pick N°25 Tony Allen (Oklaoma St.), Pick N° 41 Justin Reed (Ole Miss)
11) Il 6 agosto 2004 i Celtics mandano Chris Mihm, Marcus Banks, Chucky Atkins ed una seconda scelta ai Los Angeles Lakers in cambio di Gary Payton, Rick Fox ed una prima scelta condizionata. Il 13 agosto 2004 la “trade” viene “aggiustata” a causa del rifiuto di Payton a presentarsi a Boston: Banks e la seconda scelta tornano ai Celtics ed ai Lakers va Jumaine Jones.
12) L’8 febbraio 2005 i Celtics mandano Walter McCarty a Phoenix in cambio della seconda scelta di Golden State 2005, da loro precedentemente acquisita.
13) Il 24 febbraio 2005 Boston scambia Jiri Welsch con la prima scelta non protetta 2007 di Cleveland. Inoltre mandano ad Atlanta Gary Payton, Tom Gugliotta, Michael Stewart ed una prima scelta in cambio di Antoine Walker.
14) Il 4 marzo 2005 Boston firma Gary Payton come free agent.
15) Al draft 2005 vengono scelti Gerald Green alla numero 18, Ryan Gomes (Providence) alla 50 e Orien Greene alla 53
16) Il 2 agosto 2005 viene ufficializzata la firma del contratto con Brian Scalabrine, contratto che prevede un accordo per 5 anni, per un totale di 15M$. Antoine Walker viene ceduto a Miami con un Sign & Trade in uno scambio che coinvolge sei squadre, che vede arrivare a Boston Qyntel Woods, Curtis Borchardt, i diritti di scelta di Albert Miralles, due seconde scelte future e un conguaglio in denaro.
17) Viene esercitata l’opzione sul quarto anno di contratto di Kendrick Perkins che lo legherà ai Celtics fino al 30 giugno 2007
18) Il 26 gennaio 2006 va in porto uno scambio con Minnesota, a Boston Arrivano Wally Szczerbiak, Michael olowokandi, Dwayne Jones e una prima scelta futura, in cambio di Ricky Davis, Mark Blount, Justin Reed e Marcus Banks.
19) Al draft 2006 viene scelto Randy Foye (Villanova) e immediatamente ceduto a Portland in cambio di Sebastian Telfair, Theo Ratliff e una seconda scelta al draft 2008, a Portland vengono ceduti anche Dan Dickau e Raef Lafrentz. I Celtics ottengono i diritti su Rajon Rondo (Kentucky) scelto alla 21 insieme a Brian Grant dai Suns in cambio della scelta 2007 ottenuta dai Cavs in cambio di Jiri Welsch. Inoltre i Celtics ottengono i diritti su Leon Powe scelto alla numero 49 dai Nuggets in cambio di una futura seconda scelta (quella originaria dei Waariors, acquisita dai Suns in cambio di Walter MCCarty).
20) Il 30 Giugno 2006 viene tagliato Orien Greene.
21) Il 6 luglio 2006 viene firmato Allan Ray (Villanova) non scelto al draft. Inoltre vengono esercitate le opzioni sui contratti di Al Jefferson, Sebastian telfair e Delonte West che li legheranno ai Celtics fino al 30 giugno 2008. Viene esercitata lìopzione anche su Gerald Green che sarà legato ai Celtics fino al 30 giugno 2009.
22) Il 17 luglio 2006 viene ufficializzato un rinnovo triennale con Paul Pierce che entrerà in vigore dalla stagione 2008-2009 per un totale di 60M$.
23) L’11 settembre 2006 viene annunciato un rinnovo contrattuale con Kendrick Perkins della durata di quattro anni che entrerà in vigore a partire dalla stagione 2007-08, per un totale di 16M$ più incentivi vari.
24) Il 2 ottobre 2006 viene rifirmato Michael Olowokandi con contratto annuale al minimo sindacale.
25) Il 18 ottobre 2006 viene scambiato Dwayne Jones a Cleveland in cambio di Luke Jackson e un conguaglio in denaro.
26) Il 26 ottobre vengono tagliati Brian Grant e Luke Jackson, e viene esercita l’opzione per il quarto anno di contratto di Tony Allen che lo legherà ai Celtics fino al 30 giugno 2008.
Record di 35-47, ottavo posto ad est, ed eliminati al primo turno 4-0 dagli Indiana Pacers.
Stagione difficile con diverse trade in opera che cambiano radicalmente l’identità della squadra, via Walker a pochi giorni dall’inizio della stagione regolare, e poi una trade con i Cavs con sei giocatori coinvolti (Ricky Davis e Chris Mimh in entrata), una prima parte di stagione sul 50% di W, ma poi la squadra cala, arrivano le dinmissioni di O’Brien a cui fa seguito il licenziamento di Dick Harter, con l’assistente John Carroll in panchina fino alla fine della stagione. Paul Pierce gioca gran parte della stagione con un infortunio al polso della mano coi cui tira e il rendimento ne risente. Scarso impatto dai rookie, con Banks che chiude la stagione in crescendo, mentre Kendrick Perkins di fatto non gioca mai e passa la stagione in palestra. Senza storia la serie di playoff con Indiana.

45-37, Vittoria dell’Atlantic Division, eliminati 4-3 al primo turno da Indiana.
Tante novità a partire da Doc Rivers alla guida tecnica, a quattro rookie tra cui un acerbo ma promettentissimo Al Jefferson e un Tony Allen che soprende tutti per le sue doti difensive, mentre Delonte West avrà per tutta la stagione problemi di infortuni. Boston parte piano, Paul Pierce e Doc Rivers faticano a trovare un rapporto, e la sensazione è che nei primi due mesi la squadra sia retta emotivamente da Gary Payton. A gennaio la squadra inizia a crescere a livello di gioco, si fa notare il 19enne l Jefferson ma sul più bello si fa male alla caviglia. La Deadline di febbraio vede il ritorno di Antoine Walker, e i Celtics mettono la quinta con un bel rush finale che vale il titolo divisionale, e lo slot numero 3 ai playoff che però porta in dote gli ostici Pacers reduci dalla stagione della famosa rissa di Detroit. La serie è bellissima, il fattore campo salta 5 volte su sette, Al Jefferson si mette in mostra in diverse gare, i Celtics espugnano Indiana in gara 6 in overtime dopo che Pierce si era fatto espellere in malo modo nel finale di gara. In overtime Antoine Walker prende i Celtics sotto mano e li porta nella decisiva gara sette dove però non ci sarà storia dal primo all’ultimo minuto con i Pacers avanti che chiuderanno con oltre 20 punti di scarto.
33-49. Non qualificati per i playoff
I grandi progressi di Al Jefferson del finale di stagione e l’aver incredibilmente trovato Gerald Green libero alla 18 al draft, fanno varare ad Ainge il definitivo rinnovo. Via Payton, non viene rinnovato Walker, per dare spazio a giovani. La stagione si preannuncia subito difficoltosa, Jefferson si fa male al training camp, la squadra si aggrappa al duo Paul Pierce / Ricky Davis, ma in gennaio arriva un mega trade con Minnesota con sette giocatori coinvolti che stravolge il roster. Sembra il momento di Al Jefferson ma dopo poche gare si fa male e faticherà molto fino alla fine della stagione. I playoff nonostante un buon periodo tra febbraio e marzo sono irraggiungibili, anche se la stagione ci lascia in eredità la piacevole sorpesa Ryan Gomes, e un ottimo Delonte West, oltre al miglior Paul Pierce (almeno statisticamente) di sempre.
24-58. Non qualificati per i playoff
Ainge mette in cantiere ancora una delle sue scommesse ad altissimo rischio cedendo la scelta numero 7 al draft in cambio di Sebastian Telfair. L’estate non propone altro tranne che l’arrivo sempre dal draft di Rajon Rondo. Ci vogliono meno di due mesi per capire che con Telfair è andata male, ma nel frattempo è già successo di tutto, i Celtics partono come peggio non si potrebbe 1-6, Al Jefferson finisce sotto i ferri per l’appendicite e quando la squadra sembra aver trovato un minimo di quadratura con una striscia di 5 W a metà dicembre, arriva l’infotunio al piede di Pierce che lo terrà fuori quasi due mesi. Mancano pochi giorni a Natale e la stagione dei Celtics è praticamente già finità perchè oltre a Pierce la lista infortunati è completata da molti altri giocatori come Wally Szczerbiak, Tony Allen, Theo Ratliff, Kendrick Perkins, e a quel punto non si può non pensare al draft che si porta in dote i due fenomenissimi Greg Oden e Kevin Durant oltre a diversi altri ottimi giocatori. La stagione si rivela un penoso countdown di oltre 50 gare, in cui i giovani hanno tutto lo spazio di cui necessitano per crescere, e che ci lascerà in eredità un Al Jefferson ben più avanti delle più rosee previsioni, due giocatori di assoluto potenziale come Gerald Green e Rajon Rondo in rampa di lancio oltre cha da altri solidi giocatori come West, Gomes, Perkins e Allen.

Ancora “Under costruction” e con un groppo in gola per quello che potrà succedere il prossimo 22 maggio alla lotteria. E’ chiaro che i destini dei Celtics del prossimo futuro a questo punto passano per uno speranzoso viaggio in lotteria assolutamente non preventivato ad inizio stagione. Però perlomeno un primo bilancio su cosa ci lascia in eredità questo quadriennio si può fare. Il gruppo base di questa squadra sarà composto da :
Come si nota tranne che per Paul Pierce si tratta di giocatori arrivati dal draft, il che riflette perfettamente il lavoro di Ainge, ossia quasi perfetto nella scelta dei giocatori al draft, praticamente assente dal mercato dei Free Agents, e con una serie di trade abbastanza sul par che anno portato a Boston scelte al draft poi rivelatesi utilissime se si pensa che solo Jefferson e Green sono stati scelti con scelte originariamente dei Celtics, ma lo stesso Ainge via trade non è ancora riuscito a portare a Boston quella seconda stella da affiancare a Pierce che tutto il mondo biancoverde invoca da anni e che a questo punto sarà reperita gioco forza tra i giocatori scelti fino ad ora al draft oppure da quello scelto a giugno.
Dal punto di vista salariale (sempre un fattore importante nel valutare un GM), i Celtics non sono mai scesi sotto il cap (cosa impossibile fiono ad oggi complice il dover stipendiare ancora Vin Baker), ma avranno una più che discreta flessibilità nel rifirmare tutti i giovani senza dover andare ad intaccare la tanto temuta dagli Owner Luxury tax.
Che piaccia o meno per Ainge siamo al dunque, la prossima estate dal binomio draft + mercato dovrà dare l’assetto definito ai Celtics del futuro. Pare assurdo ma tutto è di nuovo legato alle palline da Ping Pong. Il roster attuale (senza la scelta) dovrebbe valere senza problemi la qualificazione ai playoff 2008 (infortuni permettendo), in virtù della crescita del gruppo attuale, ma è chiaro che in caso di fortuna alla lotteria si rischia il colpo grosso. La scelta da lotteria al prossimo draft, non era prevista e gli attuali Celtics avrebbero dovuto già camminare con le proprie gambe e quindi la crescita dell’attuale gruppo nel suo complesso sarà una solida base di partenza.
Le prospettive che si aprono in vista del draft sono molteplici e molto diverse tra loro. Con Greg Oden a roster si rischia di ritrovarsi per le mani un roster giovanissimo potenzialmente da titolo in pochi anni, con Kevin Durant sicuramente ci ritroviamo in mano una squadra eccitante e versatile, che però avrà bisogno di qualche ritocco marginale dal mercato, mentre dalla tre in poi sarà un vero esame di maturità per Ainge perchè in caso di scelta di un giovane forte ma acerbo ci vorranno alcuni veterani in attesa che lui esploda, mentre non è escluso che la scelta stessa venga ceduta per arrivare direttamente un un top player possibilmente d’area, e in questo caso i margini di errore dopo la batosta ricevuta con Telfair dovranno essere ridotti a minimo. Certo è che anche in questi casi aggiungendo la scelta e i veterani, oppure la grande stella in caso di Trade, per i Celtics i playoff non possono essere più considerati un punto di arrivo ma un punto di partenza.
Se devo dare una mia personale valutazione sull’operato di Danny Ainge darei una sufficienza piena, direi due lati molto positivi, quello strattamente economico dove Ainge ha restituito ai Celtics una buona flessibilità salariale, creando le basi per poter rinnovare i giovani senza particolari problemi, e le scelte al draft dove tranne che per quella di Marcus Banks (giocatore comunque voluto fortemente dall’allora coach O’Brien) si rasenta la perfezione.
Una sufficienza per le trade, perchè se da un parte via trade sono arrivate scelte al draft rivelatesi importanti (Allen, West, Rondo), e si è leggermente migliorata la flessibilità salariale, dall’altro Ainge non è riuscito a portare a Boston un’altra stella da affiancare a Pierce. Anche se i tentativi fatti sono molteplici e non sembre abortiti per colpa di Ainge.
Assolutamente insufficiente sul mercato dei Free Agents, dove non è riuscito a fare nulla (l’essere in ricostruzione sopra il cap non lo ha di certo agevolato), commettendo un bell’errore di valutazione con la rifirma di Blount che poi è stata pagata in modo carissimo nel biennio successivo, portando a fare la trade con Minnesota (dubito che sarebbe andata in porto senza Blount a roster) per ridurre i costi, ma soprattutto potrebbe esserci costata cara nell’estate successiva dove complice la scadenza di Walker qualcosa si sarebbe potuto fare.
La mancanza più grave in questo contesto potrebbe essere la scarsissima attenzione posta da Ainge verso il vecchio continente, soprattutto in considerazione del fatto che essendo sopra il cap con la sola MLE per i giocatori già nel giro NBA si poteva fare poco. Invece gente come Nocioni, come Garbajosa, come Oberto, come Calderon, ha varcato l’oceano per cifre abbordabili anche per i Celtics, e per noi sarebbero state addizioni importanti, così come lo potrebbero essere tanti giocatori di vertice in Europa sempre in attesa di una chiamata di un GM americano.
Ci sono altri fattori da mettere sul piatto della bilancia, ossia fattori umani, Ainge ha dettato sin dal suo arrivo un codice corpontamentale per i giocatori e chi non si attiene alle regole è fuori, e questo da una parte ci lascia in dote un roster facilmente gestibile, uno spogliatoio unito senza quelle frizioni interne che minano gran parte degli spogliatoi NBA. Sicuramente un punto a favore.
Un capitolo a parte lo merita la gestione dei coach e qui Ainge mi ha convinto poco, io non avrei mai rifirmato O’Brien, lo so dirlo adesso sembra da opportunisti, ma per me quel coach non poteva essere il futuro di quella squadra, prima di tutto perchè il basket che aveva in mente Ainge era diametralmente opposto a quello di O’Brien, e poi per il semplice motivo che quella squadra non apparteneva a lui, aveva le basi tecniche di Pitino, i dettami difensivi di Dick Harter e era gestita in tutto e per tutto da Antoine Walker. Non aver rinnovato O’Brien nel 2003 sarebbe stato molto impopolare, ma poi di mosse impopolari Ainge ne ha disseminato il suo percorso (cessione Walker a Dallas in primis), e quindi una più una meno non avrebbe cambiato nulla se non l’aver buttato al vento la sua prima stagione.
L’arrivo di Rivers l’avevo salutato con un certo entusiasmo, vuoi perchè non c’erano alternative migliori, vuoi perchè comunque usciva da Orlando perlomeno con la fama di gran motivatore. Purtroppo dopo tre anni, un mare di problemi non tutti direttamente riconducibili alla gestione del coach, si fatica ancora a vedere un’identità di squadra e a livello difensivo siamo ben lontani dall’accettabilità. Ci sarebbero ottimi motivi perchè Rivers venga sostituito, ma anche ottimi motivi per cui venga confermato. Situazione spinosa ma fondamentale per il futuro dei Celtics. Ainge ha legato il suo destino a Rivers speriamo per il bene dei Celtics che i fatti gli diano ragione.
La base di partenza come scritto sopra era deleteria, un roster agli scoggioli fisicamente, un cap disastrato dall’arrivo di Baker, zero matrgini di manovra immediati, e il rischio concreto che la tua stella Paul Pierce si svegliasse una mattina chiedendo (ed ottenendo visto il caso Iverson) di essere ceduto a rimessa per la squadra.
Il punto di arrivo è un roster giovane e futuribile, con ancora Pierce, con la netta sensazione che il peggio è passato, anche se forse dopo quattro anni c’era la speranza di essere più in avanti, ma va detto che la lunga serie di infortuni dell’ultima stagione con conseguente interessamento al draft, non era certo nei programmi dello staff.
In definitiva per me l’operato di Ainge merita la sufficienza piena, forse se fosse stato un po più “delicato” in certe sue affermazioni nel suo primo anno di lavoro, tanta gente riuscirebbe a giudiarlo più per quello che ha fatto, che per il modo in cui si pone.
Ma come scritto sopra siamo al momento della verità e nei prossimi tre mesi i Celtics dovranno assumere una conformazione quasi definitiva, affinchè si possa iniziare a riscuote il lavoro fatto fino ad oggi. Il tempo delle scuse è finito inizia il tempo dei fatti.
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Condivido il giudizio sull’operato di Ainge ma, secondo me, è arrivato al capolinea nel senso che non può più fare passi falsi e questa estate DEVE assolutamente dare l’impronta finale alla squadra portando un Play di valore/esperienza, un lungo dello stesso spessore e gettarsi alle spalle l’infelice triennio Rivers sostituendolo con un coach di esperienza che sappia, sopratutto, insegnare ai ragazzi i concetti base della difesa.
Poi se il lungo ha 19 anni e proviene dal draft credo che per gli altri due punti (play e coach) Danny avrà il telefono del suo ufficio molto attivo e avrà solo l’imbarazzo della scelta.
Ma se il 19enne non arriverà allora Ainge avrà il compito molto più arduo ma dovrà fare il tutto per tutto per realizzarlo.
Credo che questi 3 punti siano FONDAMENTALI per la nostra definitiva consacrazione ad alti livelli.
quoto tutto. aggiungo che al draft, il nostro, ha scelto sempre discretamente bene.
Il rooster attuale è più futuribile di quello che rilevò Ainge 4 anni fa, ma i risultati sono negativi, ancora di più di allora.
Bravo al draft?
In parte si, ma sul mercato si è mosso male non riuscendo a portare nessun giocatore di livello in questi anni.
Se prendiamo Oden siamo competitivi?
Forse andremo ai play off, ma ci serve tanto altro per essere a livello delle migliori.
Non siamo inferiori a NJ?
I risultati dicono di si (e nettamente), e non solo quest’anno.
DANNY AINGE n° 44!
Mah… Mah… Il suo destino dipende dalla fortuna e dalla pallina che uscirà il 22 maggio!!!
Personalmente credo che Ainge abbia portato nuova linfa ai celtics, per due anni e mezzo sono stato un fedelissimo sostenitore di Ainge e del suo progetto. Ultimamente l’ho capito di meno (diciamo dalla trade con Minnesota in poi); credo che abbia esagerato con le scommesse e con i giovani e ha fatto un paio di trade per rimediare a errori da lui commessi (Blount e LaFrentz). Ciononostante il progetto sarebbe ancora in piedi e lì da vedere quindi alla fine direi giudizio positivo anche se in discesa.
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Il problema però è che questa squadra si è specchiata per tre anni in un futuro roseo, ma i risultati latitano palesemente, e si sa che le idee e i progetti, per quanto buoni, tendono a disfarsi se non sono corroborati dai risultati (almeno parziali). Questo è il vero problema; probabilmente Ainge contava che per questa data i giovani fossero in grado di prendersi più responsabilità, per questo si è disfatto dei vari Walker &Co. senza sostituti; mentre la triste realtà ci racconta che senza Pierce sappiamo solo “perdere onorevolmente”, che è sempre meglio di “perdere disonorevolmente”, ma non è abbastanza.
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Io credo che Ainge abbia operato bene ma che siaq stato “tradito” da qualcuno dei suoi (in primis Rivers), e adesso alcune sue mosse sembrano più avventate di quello che avrebbero potuto essere.
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Poi c’è il discorso Draft e il culo, però quello non può essere ascritto nè come merito nè come demerito al GM in quanto non ha nessun controllo sulle palline; mi sembra assurdo dire che il futuro di Ainge dipende dalla lotteria, che equivale a dire che il progetto e la pianificazione non contano nulla e che conta solo il culo.
Trovo del tutto errato condizionare il giudizio su Ainge alla scelta che la fortuna ci regalerà quest’anno.
Credo che la valutazione di Leo sia in gran parte corretta, perchè Ainge è arrivato trovando una situazione terribile dal punto di vista giocatori e da quello salari e dopo quattro anni ha capovolto la situazione.
In meglio, a mio parere.
Non credo che abbiano funzionato alcune cose (Telfair, il contratto di Blount), ma tutti i GM fanno i loro errori o le loro valutazioni errate o le loro scommesse (vedi Dumars con la scelta di Milicic) e, soprattutto quando si parte da zero, è necessario rischiare.
Però il progetto era risalire la china, magari i tempi sono stati sottostimati come la velocità con cui i giovani sono maturati, ma abbiamo oggi un nucleo buono sul quale puntare nei prossimi anni.
Anche se finisse domani l’esperienza di Danny, lascerebbe un patrimonio da completare con uno o due giocatori.
Certo, devono essere importanti addizioni, non comprimari, però l’ultima disgraziata stagione ci offre l’opportunità del draft e vedremo tra 13 giorni cosa significherà.
Da una squadra che arrivava al secondo turno di post-season, anche se allenata da un O’Brien, che può benissimo non piacere, ad una squadra da 24 W. Da ricordare alcuni passaggi che hanno consentito di arrivare da un risultato all’altro:
l’ingaggio di LaFrentz e Mills, gli osanna a Banks, poi cestinato, il bel giro con cui Rasheed è finito ai Pistons, l’assunzione di Rivers, la rifirma del grande Blount, il vai e vieni di Walker, il tris d’assi Olo, Scal, Dickau (non vorrei fossero dimenticati), il pacco-regalo Ratliff Telfair.
Un grazie al GM Danny Ainge. Sono convinto che i suoi colleghi attendano con ansia le sue trades per mettere a posto alcune cosette in casa loro. Noi attendiamo Oden, o Durant, o harakiri.
A me Ainge piace tantissimo però ha ragione Leo quando sostiene che non apprezza nel giusto modo l’europa.
Per il nostro roster vedrei benissimo un allenatore e tanti giocatori: – Ettore Messina as head coach – Papaloukas o Diamantidis come play di talento capaci di creare gioco ( poi quando si vuole correre, si punta su Rondo e Tefair ) . – Siskaukas ( per la grande duttilità, per il momento Gomes va più che bene, però credo che in una logica aperta alle trades è certamente un sacrificabile). – Vujcic per il valore, Scola per l’età ( non scordiamoci che Jefferson è soggetto a rompersi ).
Infine credo che a Boston ci sia troppo voglia di un ritorno alla Bill Russell epoque per non ambire a Oden quale prima scelta assoluta; ma non escludiamo il fatto che Durant potrebbe diventare ancora più forte e probabilmente molto più vicino al basket del futuro.
l’ingaggio di LaFrentz e Mills, gli osanna a Banks, poi cestinato, il bel giro con cui Rasheed è finito ai Pistons, l’assunzione di Rivers, la rifirma del grande Blount, il vai e vieni di Walker, il tris d’assi Olo, Scal, Dickau (non vorrei fossero dimenticati), il pacco-regalo Ratliff Telfair. (Tiber)
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Tiber, sei suffientemente esperto perchè io non possa credere che tu non sia in grado di vedere oltre i fatti da te citati.
Il roster di O’Brien era alla frutta e senza futuro, da rinnovare del tutto e trovami tu un rinnovamento così radicale fatto attraverso stagioni vincenti: Ainge aveva anche provato a rinnovare vincendo, con Payton e Walker, ma non poteva funzionare.
Poi hai citato alcuni esempi tanto per dare un’iimagine negativa, perchè i tre FA non hanno dato fastidio e il loro costo è stato molto basso (addirittura Dickau fuori quasi tutto l’anno per un grave infortunio) e se questi sono tutti gli errori di Ainge, allora la sua media di operazioni riuscite è notevolmente superiore a quella dei suoi colleghi, per i quali gli esempi di errori al draft o negli scambi sono infiniti.
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Il giudizio deve essere dato considerando la situazione di partenza di 4 anni fa e la attuale in termini di possibilità del roster di essere competitivo ad alto livello nei prossimi anni e non l’anno scorso.
Certo 24 W sono poche, ma abbiamo avuto un’annata surreale per quanto è successo, da tutti i punti di vista.
Ma non eravamo partiti per puntare all’anello come i Mavs o gli Heat (chi è il collega di Ainge a Miami? Riley, dopo il titolo complimenti per il lavoro di quest’anno), ma con altri obiettivi, quindi giudichiamo il lavoro in prospettiva e non facciamoci ingannare da episodi alcuni dei quasi passaggi obbligati per l’obiettivo finale.
Riley ha portato il titolo a Miami. Ainge ha portato Boston… dove?
Si parla di progetto da quattro anni. Se devo costruire qualcosa e dopo quattro anni sono al progetto cambio architetto.
Trades azzeccate: Ricky Davis e poi? Quanti giocatori abbiamo per una grande squadra? Starters: Pierce (non più giovanissimo) Green e Jefferson. Cambi: West (ottimo) e poi scendendo man mano di livello Rondo, Gomes, Perkins. Gli altri marginali in un roster di una squadra che voglia più di 30 W.
Cosa mancava nella squadra ricevuta da Ainge che andava ai plyoffs ma non rimaneva in corsa per molto? Un centro che contasse e un play che sapesse gestire la squadra con intelligenza.
Cosa manca adesso? ...Siamo al punto di partenza. E siamo riusciti a perdere anche Davis. Già, quello mi ero dimenticato di metterlo in conto.
Saremo competitivi nei prossimi anni? Certo ci vuole una gran fiducia… ma soprattutto un gran pazienza.
Ragazzi smettiamola un attimo di vedere gli scambi “secchi” e cerchiamo di cogliere anche le sfumature di essi. Sono quasi quattro anni che sento lamentarsi tutti dello scambio Walker * LaFrentz del salario di LaFrentz e tutto il resto. Non sarà stata la trade che ti ha cambiato la storia ma da quella trade direttamente e indirettamente sono arrivate le scelte con cui sono stati scelti Rajon Rondo, Tony Allen e Delonte West. Quindi i casi sono due o smettiamo di lamentarci di quella trade o smettiamo di esaltarci per i tre giovani, fare queste due cose insieme è un totale controsenso.
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Ricollegandomi a quanto detto da Prentiss sugli europei va detto che la passata stagione ci fu più di un contatto per portare David Andersen a Boston, ma c’erano diversi ostacoli sulla strada, i diritti di scelta sono di Atlanta e il giocatore in quel momento era fermo per un problema serie alla caviglia di cui non si conoscevano gli esatti tempi di recupero. In passato aveva pure provato senza successo a Portare Jasikevicius a Boston. Per il resto poco o nulla, Scola è inamovibile per via di un contratto praticamente a vita con il Tau con una NBA escape altissima che nessuna franchigia pagherà mai.
La volontà del giocatore è fondamentale in europa, non c’è escape che tenga.
Altra cosa invece per com’è strutturata l’NBA.
Quella di Scola però è un caso assurdo, se non erro è sopra i 6M euro, cifra che nessuna franchigia NBA coprirà mai, anche perchè l’NBA ha stabilito una cifra per queste escape (credo inferiore al milione di dollari) che non può tassativamente essere superata dalla franchigia e a quel punto il giocatore la dovrebbe coprire di tasca sua, e considerando che Scola comunque sia andrebbe in NBA con il contratto da seconda scelta ossia meno di 1 M$, fai alla svelta a capire quanto ci rimetterebbe il giocatore se volesse in tutti i modi varcare l’oceano.
Ainge ha dimostrato, in alcune annate, ma non in tutte, un buon fiuto al draft.
In qualche modo, inoltre, ha alleggerito il cap, partendo da una situazione disastrosa.
Sulle trade: qualche buona mossa, ma anche alcune cantonate.
In ogni caso, avendo un PP a roster, si poteva fare molto meglio: dalla scelta del coach – deleteria – al mercato dei free agent, al mercato FIBA. In ogni caso è palese che con le sue mosse non ha attuato una rifondazione soft, ha attuato una rifondazione tout-court, cosa che PP probabilmente ha apprezzato non tantissimo.
Il GM è il primo responsabile dei risultati di squadra, quindi i risultati parlano per lui. Ora vedremo l’anno prossimo come andrà, specialmente se non arriva Oden o Durant. Il draft è ricchissimo, e entro le prime 5 si sceglie ottimamente (Hortford, Noah, Conley sono tutti giocatorini che starebbero benone in biancoverde).
Con un innesto medio, la squadra potrebbe essere da Playoffs, sulla carta. Con la scelta n.1 o n.2, potrebbe essere una delle sorprese dell’anno.
Tuttavia, già quest’anno sulla carta Boston non era una squadra da 18L consecutive senza Pierce, eppure…
Prentiss mi sono informato la clausula di uscita di Scola dall’attuale contratto è addirittura di 12M$. Credo che sia improponibile per chiunque.
La penso esattamente come te, e se dovesse arrivare Oden allora saremo davvero competitivi, anche perchè non credo che i nets siano molto più forti di noi (tanto per dirne una ad est che fa i playoff). Quindi infortuni permettendo l’anno prossimo dovrà essere per forza l’anno della verità