di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2470]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [1328]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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di Giampaolo Scaglione / 9 August 2007
Da piccolo era un tifoso dei Los Angeles Lakers e un grande fan di Earvin ‘Magic’ Johnson.
Niente di strano, per un ragazzino americano che aveva dieci anni nel 1986, quando la stella dei gialloviola e del loro numero 32 risplendeva più che mai.
Ma Kevin Garnett non era un ragazzino qualunque, e avrebbe ben presto dimostrato che il basket, per lui, non era solo una passione: ma sarebbe diventato anche il suo mestiere.
Per impararlo, il futuro Big Ticket frequentò i campi della familiare Mauldin High School, il cui essenziale pregio era quello di sorgere a Mauldin, South Carolina, ovvero la città in cui Kevin era nato e cresciuto.
La Carolina del Sud è uno Stato e, più in generale, un luogo in cui le tensioni razziali sono ancora abbastanza vive e marcate: al giovane Garnett non venne risparmiata la poco edificante esperienza di rimanere coinvolto, suo malgrado, in una rissa tra studenti bianchi e neri, in seguito alla quale venne addirittura arrestato.
Qualcuno pensò che era meglio fargli cambiare aria: la sua ‘casa’ per l’ultimo anno di high school fu la Faragut Career Academy di Chicago, che Garnett guidò a un record stagionale di 28 vinte e 2 perse.
I numeri della sua stagione da senior alla high school sono 25.2 punti, 17.9 rimbalzi e 6.5 stoppate in media a partita, che tra l’altro gli valgono il prestigioso riconoscimento di National High School Player of the Year, dal popolare quotidiano Usa Today.
Il ragazzo è pronto al grande salto: KG si dichiara eleggibile per il Draft Nba 1995 e viene scelto, con il pick numero 5, dai Minnesota Timberwolves.
La sua prima stagione da pro è incoraggiante, ma non eccezionale: 10.4 punti, 6.3 rimbalzi e 1.8 assist a partita, un buon bottino per colui il quale era, all’epoca, il più giovane giocatore nella storia della National Basketball Association.
A Minnesota arriva intanto un promettente point guard da Georgia Tech: Stephon Marbury. La squadra è competitiva e lo dimostra nel corso delle 82 gare della stagione 1996-97: il record è di 40 vinte e 42 perse ma è sufficiente per accedere ai play-off. I Timberwolves vengono spazzati via dai Rockets al primo turno ma non importa: hanno trovato l’uomo su cui puntare per il futuro e gli propongono un’estensione di 6 anni al suo contratto da rookie che costa, complessivamente, la non trascurabile cifra di 126 milioni di dollari.
I 18.5 punti, I 9.6 rimbalzi e i 4.2 assist del power forward da Mauldin, che nel 1998 gioca il suo primo All Star Game, giustificano solo parzialmente tale spesa; il record di Minnesota nella stagione 1997-98 è di 45 vinte e 37 perse.

Si va di nuovo ai play-off e i ragazzi di coach Flip Saunders rendono difficile la vita ai Seattle Supersonics, capitanati da Gary Payton, prima di arrendersi in gara 5.
I Timberwolves sono indubbiamente una squadra in crescita: nell’estate che segue, tuttavia, se ne va, con destinazione Phoenix, Tom Gugliotta, un’ala da venti punti a partita, mentre la trattativa tra i proprietari delle squadre e il sindacato dei giocatori per il rinnovo del “contratto collettivo di lavoro” si arena.
La stagione 1998-99 non parte (è il primo, storico ‘lock-out’ della Lega) e l’inizio delle ostilità in campo è rimandato a febbraio.
Anche Marbury, nel frattempo, fa le valige, non avendo risolto la questione relativa all’estensione del suo contratto da rookie; Minnesota si qualifica per i play-off ma soccombe ai San Antonio Spurs al primo turno.
Nella Lega torna la normalità: la stagione 1999-2000 è quella della definitiva consacrazione per KG, che mette a referto 22.9 punti, 11.8 rimbalzi, 5 assist e 1.6 stoppate a partita. I Wolves hanno avuto ancora una volta mano felice al Draft scegliendo Wally Szczerbiak, che si rivela subito un ottimo tiratore dalla media e dalla lunga distanza.
In post-season, il viaggio di Garnett e soci è ancora una volta troppo breve.
La scalata di Minnesota ai vertici della Lega prosegue, nonostante la scomparsa di Malik Sealy, un esperto guard di trent’anni che muore in un incidente stradale, tornando a casa dalla festa per il ventiquattresimo compleanno di KG (è la notte tra il 19 e il 20 maggio 2000), e lo scandalo che coinvolge Joe Smith, ala dei Wolves, prima scelta assoluta al Draft 1995, e Kevin Mchale, general manager della franchigia.
I fatti a loro contestati dalla Nba risalgono al 1998, quando Smith passa da Philadelphia a Minnesota sottoscrivendo un contratto dalle cifre opportunamente ‘addomesticate’ per venire incontro all’esigenza di mantenere quanto più basso possibile il “monte-salari” dei Wolves.
In cambio di questo favore, McHale aveva promesso un ingaggio molto alto in sede di estensione del contratto.
McHale viene squalificato per un anno e Minnesota perde tre prime scelte al Draft.

Garnett è MVP della stagione, conclusa con un record eccellente (58 vinte e 24 perse). Per la prima volta nella sua breve storia, Minnesota supera il primo turno dei play-off a spese dei Denver Nuggets e arriva alle finali dell’Ovest battendo i Sacramento Kings. Ad attendere KG e soci ci sono i Los Angeles Lakers, i quali non faranno molta fatica a sconfiggere Minnesota, priva di Sam Cassell e del suo determinante apporto.
Finisce 4-2 per i californiani, ed è un boccone amaro da digerire per Garnett, accreditato in regular season di 24.2 punti, 13.9 rimbalzi e 2.2 stoppate a partita.
È l’inizio di un periodo nero, per Minnesota: Cassell e Sprewell sono più interessati al rinnovo dei loro rispettivi contratti che alle sorti della squadra, che fallisce, a fine regular season 2004-05, l’approdo ai play-off. La storia si ripete nella stagione successiva: il record è di 33W-49L, un pessimo modo per festeggiare i dieci anni di Garnett a Minneapolis.
È ormai chiaro a tutti che KG ha terminato la sua avventura ai Wolves: tutte e 30 le squadre della Lega sarebbero disposte a fare follie per averlo, e saranno i Boston Celtics a spuntarla.
ragazzi, sulla gazza parlano di un interessamento dei celts per un ritorno di Reggie Miller al parquet…42 anni…non staremo esagerando?
Stai a vdere che il nostro play che manca alla fine scappa fuori che è Tyronne Lou.
sentita e auspicata anche io quella di Lue ma non so proprio come potremmo averlo.Di buyout Atlanta credo non ne voglia sentire parlare visto che siamo all’ultimo anno di contratto e noi non abbiamo proprio nulla da offrire.Vista la storia di Miller, chissa’ che Ainge non ci prepari qualche altra sorpresa sul ruolo di play di riserva.Ma alla fine non e’ che ci riprenderemo Payton?
a me sembra inverosimile…giocare a 42 anni 10-15 minuti di intensità nei playoffs (?!?)
Pure Houston sta contemplando un rientro.Piano piano stiamo tornando all’NBA fine anni ‘90?
ma in attività non c’è uno specialista da tre bravo non dico quanto reggie ma che si avvicina senza riesumare ex grandissimi giocatori? 10 minuti filati è impensabile,ma anche se facesse e 2 spezzoni da 5-6 minuti difensivamente come sarebbe? l’unico che a quasi 40 anni era ancora fenomeno(pur dovendo giocare meno minuti per ovvi moviti) era solo lui:sua maestà MJ.
Miller nella sua ultima stagione 2004-2005 viaggiava a 30 minuti per partita con quasi 15 PPG. Ha lasciato non certo per scarso rendimento ma per i dolori che gli acciacchi gli procuravano e le scarse prospettive che c’erano di vincere un titolo con Indiana. Secondo me 10 minuti di gran qualità Reggie ce li puo ancora garantire.
I Celtics hanno firmato Thibodeau come vice allenatore. Che ne pensate ? Potrà sopperire alle ” carenze difensive ” nel gioco di Rivers ?
Il nostro nuovo assistente non è stato scelto per caso, era l’addetto alla difesa per la squadra difensivamente migliore della lega (Houston): può bastare come biglietto da visita, considerando che in squadra c’è uno dei migliori difensori (KG) e che altri tre sono noti per le loro doti difensive (Rondo, Perk e Tony Allen)?
Garnett è uno tra i molti esempi di grandissimi giocatori NBA che, finora, non hanno avuto la fortuna di capitare in squadre forti abbastanza per puntare all’anello.
Le sue doti di lealtà, impegno e dedizione alla squadra ci possono fare sperare per il futuro.
Ho letto che ha valutato la destinazione di Boston insieme ai suoi due migliori amici tra i giocatori, Tyronne Lue e Billups: al nostro ex play ha chiesto informazioni sulla città e Billups pare abbia risposto “tanto tu la sera sei sempre a casa, potresti anche giocare in Alaska, quindi per te Boston va benissimo”.
Bene, il ragazzo è un professionista molto serio e non avremo sorprese in stile Stephen Jackson, tanto per capirci, anche da questo punto di vista, un grande acquisto.