di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2470]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [1328]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Gerry Donato / 12 August 2007
Sono passati solo due anni: i meravigliosi e talentuosi Tar Heels di Raymond Felton, Rashad McCants, Marvin Williams e Sean May vedevano aggirarsi in quintetto il classico specialista difensivo, ideale per completarsi chimicamente con le stelle citate, regolarmente dirottato sul migliore giocatore offensivo avversario, uomo chiave del successo finale di UNC. Sì, proprio lui: Jackie Manuel, campione NCAA 2005.
Era già stato nel 2004 il secondo Tar Heel a venire inserito nell’All-ACC Defensive Team, senza farsi mancare il bis l’anno successivo in contemporanea con il suo anno da senior ed appunto la vittoria finale. Il popolo di North Carolina ancora lo venera e lo adora: la t-shirt a lui esplicitamente dedicata con la scritta “Jackie Manuel has a Posse” ha furoreggiato e fa la sua presenza in quasi tutti i guardaroba dei tifosi di Chapel Hill; anche se Jackie non vedrà la sua maglia numero 5 ritirata dall’ateneo, ha certamente lasciato un segno in quei quattro anni per il suo impegno ed il suo enorme spirito di sacrificio.

Meno appariscenti i suoi ultimi due anni di carriera. I suoi limiti tecnici gli sono costati l’inevitabile “undrafted” nell’estate del 2005 ed un infortunio poco dopo la firma coi Fayetville Patriots gli ha poi pregiudicato la stagione 2005-2006 in D-League, conclusa senza mai mettere piede in campo. E’ riapparso nella stagione passata in orbita Lakers, partendo in quintetto in 44 delle 46 presenze in quella che a livello semantico è la sua squadra ideale, ovvero i Los Angeles “D-Fenders”, team di sviluppo dei cugini gialloviola: 9.5 punti, 3.8 rimbalzi e 59% ai liberi per lui in 28 minuti di gioco.
Non so quanti tifosi Celtics abbiano presente il Bruce Bowen in biancoverde del 1997, raccolto dal factotum dell’epoca Rick Pitino e lanciato definitivamente nell’NBA da undrafted e semi desapericidos dopo quattro anni tra minors USA e campionato francese.

Il parallelo tra il primo Bruce e l’attuale Jackie, per quanto delirante alla luce di quello che è diventato oggi Bowen e della sua superiore qualità offensiva già all’epoca, è lo stesso tutt’altro che campato per aria, poichè l’attuale specialista dei campioni di San Antonio fu preso allora quasi esclusivamente per assolvere precisi compiti difensivi, non certo prospettando che potesse diventare la chiave tecnica di molte finali NBA. Molto e troppo ottimistico invece il paragone con il nostro Tony Allen, che in attacco è davvero parecchie piste avanti all’ex Tar Heel.
Manuel infatti non è a livello offensivo un giocatore NBA. Anzi, se si vuole infierire con un pizzico di perfidia, al momento l’unico modo che ha per rendersi utile in attacco potrebbe essere quello di non avere la palla in mano. Può segnare quasi esclusivamente grazie ai suoi recuperi difensivi o barcamenandosi nella spazzatura grazie all’enorme atletismo ed alla indiscussa verticalità, ma è difficile prevedere per lui un elevato numero di canestri puliti nel breve periodo.

Non so proprio come essere clemente nel giudicare il suo gesto al tiro, ma la cosa più gentile che mi viene da dire è: non sa tirare! Mi libero allora dell’onere della descrizione lasciandolo ad una favolosa rappresentazione di un non meglio precisato cronista ai tempi del college: “Ogni volta che Jackie Manuel esegue un tiro, non si può mai sapere di preciso cosa succederà: la meccanica ed il rilascio sono diversi da un’azione all’altra, la palla può finire indifferentemente corta ad un metro dal ferro o in alternativa andare ad infrangersi sul tabellone mettendo a repentaglio la consistenza dello stesso. Ma qualche volta, pensate, entra persino nel canestro!”.
Se ancora tutto ciò non fosse sufficiente, ha chiuso la sua ultima stagione al college con il 59% ai liberi, ma l’anno precedente si era attestato ad un drammatico 48%. La soglia della decenza rappresentata dal 60%, come già sottolineato, è rimasta un miraggio anche l’anno scorso in NBDL.
Qualcosa di meglio sicuramente si intravede quando si limita a palleggiare o in alternativa ad attaccare il canestro in penetrazione, ma anche nel fondamentale di passaggio non eccelle e se si aggiunge a questi limiti tecnici anche la tutt’altro che eccessiva presenza di centimetri, abbiamo il quadro di un giocatore che non necessariamente riuscirà a trovare la sua dimensione ed un senso offensivo tra i pro.

Ma come più volte ribadito, cambia rumorosamente la musica se ci si sposta nell’altro lato del campo, quello tanto meno caro ai Celtics di questi anni, versione Doc Rivers. Jackie possiede qualsiasi caratteristica può venire in mente pensando ad un grande difensore individuale per i piccoli: tenacia, voglia, determinazione, piedi rapidi, atletismo, braccia lunghe, mani veloci, istinti, letture, gioco lungo le linee di passaggio, faccia tosta, furbizia, intuito. Se ne avete altre, aggiungetele pure.
Ha bisogno di tanto, tanto lavoro, verosimilmente ma non necessariamente in lega di sviluppo, per rendere non dico rispettabile ma almeno non battezzabile il suo tiro, evitando così di essere un insidioso peso morto e di far perdere in attacco tutto quello che ha appena fatto guadagnare in difesa. Ma se Bowen è diventato quello che oggi conosciamo partendo da quel lontano svezzamento di Pitino dieci anni fa, per Jackie si può almeno sperare che riesca a mantenere il suo spazio appena conquistato a questi livelli, auspicio la cui realizzazione è oggi tutt’altro che probabile.
Al di là dell’attuale emergenza quantitativa nel roster di Boston, unico sostanziale motivo della firma del contratto, per una fattispecie di giocatore tutto cuore come Manuel un posto in fondo alla panchina di una franchigia speciale come i Celtics potrebbe sempre esserci, fosse solo per avere quel “LeBron/Dwyane stopper” indispensabile per primeggiare ad Est. E se proprio anche il posto da dodicesimo uomo sarà occupato da altri, nelle sporadiche apparizioni in cui lo vedremo all’opera riuscirà lo stesso almeno a farsi largo nei cuori dei tifosi biancoverdi: anche in questo, oltre che nella difesa, Jackie è uno dei migliori specialisti.
All’università come play giocava Felton, quindi non era il suo ruolo, ora non so, ma dubito che sia in grado di portare palla.
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al momento l’unico modo che ha per rendersi utile in attacco potrebbe essere quello di non avere la palla in mano (Gerry)
Spettacolare da un lato e preoccupante dall’altro questa frase di Gerry, speriamo di non dovercene pentire e che migliori anche da questo punto di vista, se entrerà in roster.
Bene bene
Hai tempi di UNC era un buon cambio difensivo. Tanto cuore ma tecnica limitata già per il college.
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Per me lui e Brendon Wallace in preseason si giocheranno l’ultimo posto a roster.
Gli ultmi rumors parlano di Jasikevicius pronto al ritorno in europa (Olimpiakos Pireo), ma anche della possibilità che Minnesota tagli Juwan Howard perchè il giocatore non vuol restare per il suo ultimo anno di basket giocato in una realtà in ricostruzione, c’è già chi dice che il “compagno mancato” di KG a Minnesota potrebbe arrivare in biancoverde se assecondato da McHale.
Pongo una domanda che magari ha già una risposta. Ma sa fare il play o sa solo difendere? (Luca)
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Ehm, la seconda delle due, purtroppo! E’ molto più ala piccola che play, tanto per capirci, nonostante i miseri 195 centimetri.
Anzi, se fossi Rondo e lo vedessi partire in palleggio nella nostra metà campo, andrei verso di lui per portargli via la palla il prima possibile!
Scherzi a parte, immagina di vedere impostare il gioco ad un Bowen con 10 anni in meno di esperienza o ad un Tony Allen scarso.
Come sottolinea anche Leo siamo davvero all’ABC ed il posto in squadra è tutto da conquistare, però, come detto tra le righe, gli idoli spesso nascono proprio così...
Ma non abbiamo già un non tiratore di alto livello come Rajon? Che ci facciamo con un altro?
Grazie della risposta Gerry. Ora però ti pongo un’altra domanda. Perchè l’abbiamo firmato se è solo la brutta copia di Tony Allen?
Secondo me non si sa ancora se Tony riuscirà a recuperare e allora il caro Danny è andato sul sicuro firmando Manuel
I vostri dubbi sono leciti, ma la firma di Manuel è chiaramente da inquadrare come manovra di sottobosco, al superminimo salariale, per altro quando eravamo davvero quattro gatti pochi giorni dopo la trade Garnett.
Tutto sommato, come ultime ruote del carro, umili giocatori (e difensori!) come Wallace e Manuel sono perfetti per contendersi il posto nel roster o nei 12 a referto, discorso che non puoi fare a veterani come House, Pollard e Scalabrine.
Già entusiasti di aver trovato un contratto NBA, Brandon e Jackie sbranerebbero poi il parquet qualora avessero pure l’occasione di trovare minuti in campo!
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Se poi salta fuori il Bowen della nuova generazione come nei miei sogni, meglio ancora!
Pongo una domanda che magari ha già una risposta. Ma sa fare il play o sa solo difendere?