di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Diego Lentini / 17 January 2007
Nove ore d’aereo non sono uno scherzetto, specie per chi viaggia in classe “economy”. Questo è il tempo di percorrenza della tratta Milano-Boston. Sedili troppo ravvicinati per potersi rilassare adeguatamente, ma la miglior fantasia che un bimbo possa avere la vigilia di Natale al pensiero di arrivare in “the Hub”, come la chiamano i Bostoniani. Mi ero immaginato un’atmosfera magica e forse le mie aspettative erano un po’ esagerate: Boston e forse gli States interi sono molto meno “americani” di quanto immaginassi; lo si intuisce sin dall’arrivo: ti aspetti grattacieli ovunque, elicotteri che svolazzano sopra i tetti, ti aspetti l’Uomo Ragno sul tetto del Daily Planet ed invece le prime cose che si vedono quando l’aereo si allinea alla pista dell’Aeroporto Logan per l’atterraggio sono una serie di isolette che fanno da contorno alla foce del fiume Charles e delle case, probabilmente di pescatori ma sto tirando ad indovinare, che ti riportano col pensiero a Cabot Cove ed alla fortunata serie tv di Jessica Fletcher. E’ proprio vero che nell’era del digitale le distanze si sono accorciate.
L’aereoporto sembra molto più imponente dall’esterno che nella sua struttura e la prima sensazione che si ha una volta al suo interno è quella di un luogo ordinato, pulito, quasi asettico, certamente tutto tranne che italiano. L’accoglienza è attenta, cordiale ed al contempo severa. Giusto il tempo di sbrigare le poche formalità che si traducono nel controllo del passaporto, una foto digitale e la domanda di rito sul perchè della visita e calpesto la terra promessa, The Spirit of America, come recita ogni targa che circola nel Massachusetts.
Boston è come una bomboniera: elegante, raffinata, gentile, cordiale ed anche un po’ distaccata oltre che naturalmente fredda, climatologicamente parlando, visto che le correnti provenienti soprattutto dal Labrador imperversano spesso nel New England. Non avendo preso in considerazione la possibilità di raggiungere l’albergo con la metropolitana, vuoi per la scarsa conoscenza della lingua, vuoi per pigrizia, vuoi per il carico di bagagli al seguito ma soprattutto per la non conoscenza del territorio, decidiamo di prendere un taxi e così il primo contatto in “The Hub” è un taxi rigorosamente di color giallo ed altrettanto rigorosamente marchiato Ford (tutti i taxi che circolano a Boston e tutte le macchine della polizia sono della Ford).
Indiano o pakistano d’origine il tassista a giudicare dall’aspetto (ma in tutta la mia vacanza non ho mai visto un caucasico al volante di un taxi) ci porta spedito in Copley Square, base logistica del nostro soggiorno, proprio a due passi dalla Prudential Tower, l’edificio più alto che ha annoverato fra i suoi inquilini il compianto Red Auerbach. Nulla a che vedere con gli scoop di “Striscia la Notizia”, dove i turisti vengono seviziati a piacimento. Logan Airport-Copley Square per la tratta più corta; generalizzando, durante l’intera permanenza negli States, i servizi offerti ai turisti per serietà e cordialità sono assolutamente di prim’ordine e mai si ha la sensazione di non sapere cosa fare nè che pesci pigliare se ci si trova in confusione: qualsiasi persona a cui ci siamo rivolti ci ha sempre piacevolmente aiutato.
Fortunatamente per i turisti, Boston è interamente pianeggiante oltre a non avere un territorio vastissimo. Chiedendo informazioni ad un inserviente dell’albergo (affidabilità??? Bohhh!) mi dice che ha circa 1.500.000 di abitanti e raggiunge i 5 milioni fra agglomerato urbano ed indotto (alla luce della pochezza della mia lingua inglese prendete questo dato con le molle) Si percorre piacevolmente a piedi e il nostro primo obiettivo è stata la Freedom Trail per due motivi: si possono vedere gli edifici storici che ne hanno segnato la storia ed al contempo è possibile visitare una buona parte della città visto che si estende per qualche chilometro senza possibilità di perdersi. Sì, perchè la Freedom Trail altro non è che una striscia rossa che corre lungo la città fra marciapiedi e strade.
Si parte dal Boston Common, il “polmone” verde, meta di appassionati di footing nelle ore diurne, e sono molti, poco raccomandabile in quelle serali e notturne. Mentre si cammina basta alzare la testa per accorgersi che tutto è al posto giusto: il traffico, per la mole di automezzi che sviluppa, non si fa notare, i clacson si sentono raramente, a dimostrazione di un senso civico ragguardevole (destabilizzante per chi abituato come noi al caos quotidiano), le strade sempre pulite e gli edifici, in questa parte di Boston che più o meno va dallo stadio dei Red Sox al Boston Common, hanno uno stile coloniale, comunque ottocentesco quasi tutti di rigoroso color rosso mattone.
Se durante la visita noterete simpatici scoiattoli gironzolare fra il verde, nulla di strano, sono degli habituèe delle città del nord.
Appena inizia la Freedom Trail ci si immerge immediatamente in downtown, il centro finanziario, ed all’improvviso il paesaggio cambia aspetto: dalle eleganti costruzione del XIX e XX secolo si passa ai grattacieli, acciaio e vetro ovunque, dai negozietti nel sottoscala si passa ai centri commerciali come il famoso Macy, il numero delle persone che si incrociano sui marciapiedi sale esponenzialmente e ci si immerge nella vita impiegatizia che può offrire una metropoli, tutto comunque all’insegna dell’ordinato. E’ fra questi giganti dell’edilizia che si incontrano la maggior parte delle chiese erette dai padri pellegrini e sovente, al loro fianco, piccoli cimiteri testimoniano l’eroico carattere degli abitanti che si ribellarono contro gli inglesi. Chi non è mai stato negli U.S.A. non enfatizzi troppo le mie parole: quello che per gli americani è storia delle origini, per noi italiani diventa storia contemporanea ed il confronto con le nostre bellezze storico-architettoniche è improponibile per il semplice fatto che loro non ne hanno, tranne qualche chiesa sparsa qua e là e testimonianze di campi di battaglia per la guerre d’Indipendenza o di Secessione.
La passeggiata è comunque molto gradevole benchè lunga anche perchè non vedo l’ora di arrivare al TD BankNorth Garden, di poterlo ammirare, di poterlo calpestare ma la Freedom Trail mi porta prima a Quincy Market, famosa per ospitare statua di Red seduto sulla panchina, oltre di un gradevole centro commerciale; giusto il tempo di poterla ammirare come si venera un dio greco e mi precipito nel primo negozio che incontro dedito alla vendita di articoli biancoverdi. A giudicare dall’esposizione i Celtics non sono in cima ai desideri dei bostoniani ed un’attività commerciale di vendita gadgets è un ottimo metro di giudizio; per preferenze e quindi tifoseria vengono superati abbondantemente dai Patriots (NFL) e Red Sox (MLB) giocando quasi un derby con i Bruins, la squadra di hockey con cui dividono la “casa”. Giusto il tempo di acquistare un paio di magliette e, svoltato l’angolo, guardando verso nord dove la statale 93 segna il confine fra downtown e North End (sede della comunità italiana) appare uno stendardo enorme, direi occhio e croce 20 metri per 20 appeso ad un edificio: un trifoglio bianco giganteggia su campo verde. E’ il momento, 20 anni di attesa, da quando tifo Celtics e finalmente ci sono! Di fronte il Fleet Center (TD Banknorth Garden commercialmente parlando).
Il passo si affretta, l’emozione si fa sentire. Eccoci, entriamo…..orari dei treni, biglietterie per i treni e la metropolitana, ancora monitor che evidenziano l’orario di partenza dei treni, operai che sistemano una stazione ferroviaria! Delusione, totale delusione. Probabilmente in cuor mio avevo ancora negli occhi il mitico Boston Garden, probabilmente la mia fantasia voleva annusare il sapore del tanto decantato Pride; il nostro Gerden non è più il tempio del basket di cui eravamo fieri ed orgogliosi ed anche se non ho mai potuto ammirarlo qualcosa mi dice che quello che è stato demolito fosse davvero qualcosa di diverso, di particolare; il Fleet Center è prima di tutto un terminal ferroviario e della subway ed in secondo luogo il palazzo dello sport dei Celtics.
Metto alle spalle la delusione, dopo tutto sono sempre a Boston, sono sempre al Garden; visito lo Store dei Celtics, chiedo lumi alla biglietteria se i tickets per la gara del giorno dopo prenotati via internet esistono veramente ma mi rinviano a due ore prima della stessa (attimo di panico) e continuo nella Freedom Trail, destinazione North End, Little Italy di Boston. I grattacieli vengono lasciati alle spalle, è ancora il mattone color rosso a farla da padrone, ma stavolta impiegato per costruire casermoni. I nomi dei locali, di tutti i locali in questo quartiere sono italiani ed i negozi abbandonano l’aspetto di grandi magazzini dove ci trovi di tutto e di più assumendo l’aspetto a noi più consono della vendita particolareggiata e “casereccia”. Ovunque si vedono bandiere italiane, mostrando segni di inequivocabile orgoglio e passeggiando si sente sovente qualcuno masticare la nostra madre lingua. E’ veramente piacevole sentirsi a casa propria in terra straniera e basta veramente poco: una bandiera e il nome italiano di un ristorante italiano. Inutile dire che nel North End la ristorazione è l’attività più sviluppata, nonchè credo fra le più redditizie.
Non ho avuto modo di parlare a lungo, ma le poche persone con cui mi sono soffermato hanno dato l’impressione di essere inserite bene e di far parte del tessuto sociale della città piuttosto che di una parte di esso anche se una considerazione di carattere sociale va fatta: io ho visitato solo Boston e New York, ma credo sia estensibile e tutte le grandi città: ogni razza umana a seconda delle sue origini ha una “collocazione” ben definita e sembra essere portata per un certo tipo di lavoro. Stranamente sia a Boston che a New York il quartiere italiano confina con quello cinese da una parte e col centro dall’altra. Persone di colore sono quasi inesistenti nel centro città e più si ci sposta verso la periferia più la percentuale aumenta; raramente svolgono lavori impiegatizi, piuttosto sono commessi, tassisiti, uscieri, poliziotti piuttosto che guardie private, venditori ambulanti e via dicendo.
Integrazione razziale? Gran bella parola.
Proseguendo ci avviamo verso la fine della Freedom Trail che ci porta nella zona portuale di Boston, dove il fiume Charles sfocia nell’Atlantico, per ammirare l’unica nave da guerra dell’Ottocento ancora perfettamente funzionante, la USS Constitution.
Come già detto è l’edificio più alto della città, con i suoi 56 piani.
Albergo, residence, centro commerciale che si sviluppa con i suoi ponti coperti (ricordate le correnti del Labrador?) per un intero quartiere, vale la pena spenderci due parole per essere il punto di riferimento per tutti coloro che vogliono godersi Boston dall’alto verso il basso potendo contare su una vista mozzafiato.
Lo skywalker vi porterà fino al penultimo piano visto che l’ultimo è sede di un ristorante. Downtown, Boston Common, North End, Cambridge, il fiume Charles, Fenway (lo stadio dei Red Sox), la famosa Newbury Street per gli amanti dello shooping, tutto, semplicemente tutto ai vostri piedi.
La prima impressione che ho avuto, delusione, ve l’ho già raccontata, ma il Fleet Center, pur non avendo mantenuto quell’aura di leggenda e Pride del mitico Boston Garden, è un palazzo dei tempi moderni dove non manca nessun comnfort ed entrarci per la prima volta dopo anni di attesa è sempre molto fascinoso ed emozionante. Dai bar ai ristoranti, dalle suite ai Premium Site, non manca proprio nulla per chi ha disponibilità economiche. Gli stendardi affissi sono splendide memorie dei tempi che furono e fanno sempre luccicare gli occhi ad un novizio come me.
I tifosi sono ordinati e molto composti, tranne quando vengono inquadrati dalla rete televisiva locale, la FSN, dove mostrano segnali di squilibrio psichico pur di strappare un’inquadratura; famiglie o bimbi alla mano, questo è lo standard del tifoso medio che va alla partita e le curve, intese come raggruppamento di tifosi più accesi di altri, non esistono. E per gli amanti delle neonate cheerleaders…. eccovi serviti una chicca che non poteva certo passare inosservata.
Se avete intenzione di varcare l’oceano, non portatevi moneta locale, non vi servirà a nulla se non ingrassare le tasche di quelli che vi faranno il cambio; potrete pagare qualsiasi cosa con carta di credito, anche i biglietti della metropolitana, al tasso di cambio corrente in quel momento.
Non potete fare a meno di bere un caffè che assomigli a quello italiano? Nessun problema, North End, Cafè Paradiso, la fortuna che al bancone ci sia il Signor Luigi (emigrato) e la tazza di caffè è servita.
Amanti dei primi piatti? Rustico, Canal Street, nei pressi del Garden, fetuccine al ragù che rievocano italiche emozioni.
Il cambio euro/dollaro ci è molto favorevole quindi se volete fare un po’ di shopping non vi resta che passare in rassegna le molte vetrine anche se personalmente, a parte articoli hi-tech e abbigliamente sportivo (e non tutto) non ho trovato molto con cui deliziarmi gli occhi per riempire le borse. Se il made in Italy va per la maggiore ci sarà un motivo…
Avete una compagnia femminile al seguito o siete amanti degli outlet? Noleggiate una macchina, costo approssimativo di una berlinetta con polizza Kasko 50$ giorno, prendete la statale 95 per una 40ina di km ed arriverete a Wrentham, dove potete spendere in un fornitissimo village outlet.
Avete una gran fame? Una cosa merita più di qualsiasi altra essere degustata: la carne e nello specifico una bella e succulenta Sirleon Steak con abbondante dose di patate al forno, unica pietanza meritevole perchè per il resto, se incontrerete un banalissimo McDonald’s, vi ci butterete a capofitto; l’arte culinaria non è proprio il loro forte.
Dovete dissetarvi con una bibita fresca? Ricordatevi sempre di dire “without ice”, altrimenti dividerete il bicchiere con mezzo chilo di ghiaccio.
Vi siete persi o non sapete da che parte andare? Non abbiate timore a chiedere al primo che passa, vi risponderà con la massima cordialità.
Un ristorantino carino ed al contempo alla mano? Joe’s nei pressi di Copley Square, arredamento tipicamente irlandese dove con 60$, più o meno 45 euro mangerete abbondantemente in due, mance comprese.
Se siete amanti del vostro amatissimo cellulare, fatevi passare in fretta la voglia di usarlo, 5,00 €/min sono un buon motivo per inviare verso il vecchio contintente solo sms.
Volevo ringraziare la mia compagna Flavia, che mi ha reso ancor più memorabile questa stupenda avventura, mostrando un entusiasmo insospettabile persino al TD Banknorth Garden.
I ringraziamenti proseguono per ICP tutto, dai redattori ai collaboratori ai bloggers ai visitatori, che hanno fatto in modo di accendermi il sacro fuoco biancoverde, molla fondamentale del viaggio.
Inoltre, un personalissimo grazie a Fabio Anderle, guida spirituale prima e infaticabile sostegno poi, per avermi aiutato in ogni modo anche a 6000 km di distanza pur di rendere gradevole e la più completa possibile la mia visita.
Infine, ma certamente merita il primo posto sempre e comunque, le mie scuse a mia figlia Giulia, per averla lasciata dai nonni
Recentemente sono venuto a conoscenza che il quartiere italiano a North End sta andando di moda, molta gente va in quelle zone perchè è “in”.
Il rovescio della medaglia è che i prezzi stanno salendo parecchio e non tutti gli italiani riescono a starci dietro.
di sera il quartiere italiano sia a boston che ny è ultraffollato, una limousine ogni 5 metri…..fose si mangia bene?
Grazie. Bellissmo articolo. Ci ha fatto vivere più vicino ai nostri Celtics.
Si mangia bene e gira gente danarosa, mica male…
magari questo non è il post giusto, però è il più recente. ormai si parla di rientro di west e wally per la game con i kings, ma di pierce nessuno sa niente? dicevano per il 19 e che in questi avrebbe tolto lo stivale protettivo…..
Nel mio report ho scritto che quella data è stata posticipata.
bravo Diego, orgoglio di ICP. pezzo d’antologia.
molto bello, un reporter forse non riusciva a descrivere sensazioni ed emozioni del genere, complimenti
A causa di problemi tecnici tutti i precedenti commenti sono stati cancellati. Li incolliamo qui, scusateci per la formattazione :
7 ore fa / Michele ha scritto: Diego, complimenti, bellissimo racconto che mi ha ricordato tante cose già viste e vissute solo quattro anni fa, poi per me anche è arrivata Vittoria e, come la tua Giulia, è difficile la separazione. . Ammetto che condivido molte delle tue valutazioni e giudizi di turista, evidentemente siamo proprio italiani omologati, anche se il clam chowder a me è piaciuto.7 ore fa / Christian ha scritto:
Grazie a te Diego per questo bel resoconto ed un pizzico d’invidia per chi, come me, non ha ancora avuto l’occasione di passare per Boston.6 ore fa / Legend ha scritto:
...un personalissimo grazie a Fabio Anderle, guida spirituale prima e infaticabile sostegno poi (Diego) . Nel mio ultimissimo commento su queste pagine, sono io che ringrazio te per avermi permesso di vedere Boston con i tuoi occhi, e ti esorto a scrivere di più: questo articolo è la dimostrazione che dovresti avere più fiducia in quanto scrivi e come scrivi.2 ore fa / mattia ha scritto:
mamma che invidia… sono contento per chi c’è stato, sperando di poter andarci anc’io a breve. per curiosità che partita hai visto al garden? e il vecchio boston garden l’hanno demolito o c’è ancora? ps: fantastico racconto2 ore fa / Diego ha scritto:
Boston vs Phoenix Boston Garden demolito2 ore fa / mattia ha scritto:
ok grazie2 ore fa / Leonardo ha scritto:
Comunicazione di servizo. . Probabilmente in tarda serata dobbiamo fare delle modifiche al pezzo motivo per cui tutti i commenti fatti fino ad allora andranno persi. Invito chi vuole commentare ad aspettare qualche ora, o postare di nuovo il commento in seguito.2 ore fa / mattia ha scritto:
quindi dentro al fleet c’è metro e stazione, campo da basket e pala ghiaccio tutto nello stesso complessorio?? cavolo è gigante