di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Leonardo Ancilli / 24 April 2007
Non possiamo definirla in altro modo la stagione appena conclusa, è stata una lunga sofferenza, dove ci siamo ritrovati a parlare del draft dopo un mese e mezzo di stagione regolare. Fino al break dell’All Star Game i Celtics sono stati assolutamente deludenti, sia a ranghi quasi completi, sia a ranghi ridotti, con in mezzo la striscia perdente più lunga della franchigia. Le cose sono andate meglio negli ultimi due mesi, con il rientro di Paul Pierce non tanto per i risultati anche se a cavallo tra febbraio e marzo c’è stato un buon periodo, quanto per l’aver preso atto che molte risposte che attendevamo dai singoli soprattutto dai giovani sono arrivate. Resta sicuramente l’amaro in bocca per una stagione che doveva essere quella della svolta ma che per tanti motivi infortuni in primis ha finito per diventare un doloroso countdown di oltre 50 gare verso lotteria con l’assurda sensazione che per il nostro futuro ogni vittoria paradossalmente poteva essere più dannosa di una sconfitta.

La prima considerazione che va fatta è che forse il processo di crescita del gruppo nel suo insieme si è rivelato molto più lento del previsto, e questo agli occhi di noi tifosi si è rivelato un grosso problema, bisogna capire se poi lo staff tecnico lo aveva messo in conto oppure no. Fatto sta che i Celtics della prima metà stagione giravano spesso a vuoto in attacco, con errori da minibasket in molte situazioni soprattutto difensive, poi nel periodo buio di gennaio siamo entrati in un limbo dove non si capiva se eravamo in tanking oppure eravamo così brutti. Il rientro di Paul Pierce ha portato una bella ventata di freschezza ricordandoci che forse al completo potevamo giocarci un posto ai playoff, ma a qual punto il grande sogno si era ormai impossessato dei Celtics e dei loro tifosi, e così salvo alcune eccezioni come l’eroica vittoria di San Antonio, la stagione è scivolata via con esperimenti di ogni tipo in campo e veterani in tribuna al primo starnuto. Però se dal punto di vista dei risultati questa stagione può essere definita quasi disastrosa, paradossalmente grazie ai tanti troppi infortuni, abbiamo trovato il modo di testare a lungo i nostri giovani ottenendo da quasi tutti loro le risposte che aspettavamo e che saranno cruciali per la programmazione del futuro.
Parlando dei giovani possiamo tranquillamente affermare che da tutti tranne che da Sebastian Telfair sono arrivate risposte convincenti e positive. Partiamo proprio da Sebastian Telfair che assomiglia tanto al tennista che è 2 set a 0 e 40-15 nel game decisivo, con due match point nelle mani e che dopo averli sciupati si fa rimontare senza oppure nessun tipo reazione dall’avversario. Arrivato a Boston tra squilli di tromba la notte dello scorso draft, si è virtualmente visto appoggiare la spada sulla spalla da Ainge e Rivers per l’incoronazione a play titolare, ma dopo due mesi di stagione regolare è stato selvaggiamente cestinato a favore del più solido Delonte West. Da allora non si è più rialzato quando è stato messo in campo e la sensazione è che lo staff tecnico lo abbia abbandonato a favore del duo West / Rondo. Per come la vedo io il suo brusco abbandono in poco tempo potrebbe nascondere anche problemi nati all’interno dello spogliatoio di cui al di fuori non se ne è venuti a conoscenza, altrimenti un rigetto così immediato per problemi ben noti anche prima del suo arrivo è difficilmente spiegabile.
Rimane un talento enorme per ora troppo finalizzato a se stesso più che ad un gioco di squadra. Merita un’altra chance (altrove) però l’NBA è una lega cinica e non sempre i concede la terza chance. Quasi impossibili riciclare un tipo eccentrico come lui come terzo playmaker per il futuro.

Delonte West e Ryan Gomes erano due ragazzi che in verità di risposte ne dovevano dare ben poche, ma entrambi sono andati oltre a quanto già fatto vedere la passata stagione. Ryan Gomes è migliorato moltissimo nel tiro dalla media e dalla lunga distanza, e si è velocizzato ancora, non avendo così grandi problemi difensivi quando viene schierato in ala piccola. Delonte West dal canto suo ha dimostrato ancora una volta di essere uno di quei giocatori che nei finali scottanti può fare la differenza, mani che non tremano e che non hanno nessuna paura di alzare palloni che scottano. Ancora a suo agio in cabina di regia dove magari non potrà mai essere un play vecchio stampo, ma può comunque rendersi molto utile. Entrambi possono tranquillamente essere considerati tasselli importanti per il futuro la loro duttilità tattica li potrà veder impiegati sia come cambi di lusso uscendo dalla panchina oppure come 4-5° giocatori da quintetto.
Le grandi speranze si chiamano Rajon Rondo e Gerald Green. Recentemente Ainge li ha definiti entrambi come potenziali stelle. Sono i due più giovani a roster e quindi meritano ancora un po’ di tempo per completare il loro processo di crescita, ma i segnali che mandano sono veramente importanti. Rajon Rondo è sostanzialmente ad un tiro decente dall’essere un possibile play di gran valore, giocatore di un energia unica, ha dimostrato di saper gestire la squadra a ritmi vertiginosi, ma di avere anche la pazienza e la saggezza dovuta per affrontare difesa schierate, difensivamente importante ha per ora nel tiro il suo tallone d’Achille anche se con una buona selezione di tiro riesce ad ovviare in parte il problema. Per Gerald Green il discorso è diametralmente opposto, ossia ha un tiro purissimo, doti fisico atletiche da sballo che ne faranno in tempi brevi uno da venti facili a sera, ma latita clamorosamente in tutto il resto. Ma uno con un talento come il suo non può non diventare almeno un buon giocatore in una lega di giocatori offensivamente dominanti.

Kendrick Perkins che almeno anagraficamente è quello più in la con gli anni da pro è ancora da inquadrare, forse il più work in progress di tutti. La sua stagione è stata quasi interamente condizionata dalla fascite plantare e questo potrebbe averlo frenato non poco. E’ un giocatore di forte impatto fisico, che difensivamente più che intimidire semina il terrore per la sua mole e per una reattività più che discreta in relazione al corpo. Assoluto animale da rimbalzo, rimane un giocatore molto ingenuo, che commette falli stupidi a ripetizione costringendo spesso il coach a panchinarlo anzitempo, deve ancora progredire come trattatore di palla perchè i suoi passaggi di apertura troppo spesso si trasformano in palle perse. In attacco non gli viene chiesto molto ma quel suo gancetto forse meriterebbe più fiducia. Di sicuro può essere un buon giocatore da rotazione. Un anno perso per la fascite, ma dalla panchina tornerà sicuramente utile in futuro.
Tony Allen : Partito in folle, ha messo le marce alte da metà dicembre in poi rivelandosi più un fattore offensivo che difensivo (cosa a lui maggiormente richiesta), prendendo in mano le redini emotive della squadra con pierce fermo per infortunio. Giocatore abbastanza indisciplinato tatticamente che tende a penetrare sempre e comunque, che perde troppi palloni, che non ha istinti di passatore, ma che mette in campo un’energia unica. Considerato in molte interviste dell’ultimo periodo da Pierce e Rivers come una delle assenze più importanti, è un giocatore che se inquadrato tatticamente potrebbe rappresentare un tassello importante del puzzle dei Celtics del futuro. Resta un ragazzo umanamente enigmatico. Deve capire che a lui non si chiede di essere uno scorer, ma un difensore di primo livello che poi in attacco fa la sua parte. Comunque positivo.

Al Jefferson : L’ho lasciato per ultimo ma meriterebbe un titolo a nove colonne. Da quando è arrivato a Boston le attese su di lui sono state altissime, Ainge ci ha creduto a subito (Rivers un po’ meno), ma purtroppo una lunga serie di infortuni nei primi due anni lo aveva rallentato in modo enorme, al punto che le speranze su di lui si stavano affievolendo, e che era spesso citato in molte trattative, alcune delle quali sono andate ad un soffio dal chiudersi (con i Sixers per Iverson, con Utah per Boozer), ma alla fine Ainge non se l’è sentita di privarsi del suo prediletto, lo ha spedito in sala operatoria per rimuovere un frammento osseo alla caviglia e a novembre si è ritrovato un giocatore nuovo, complice anche l’enorme lavoro fatto in estate con Clifford Ray per perdere peso e aumentare la sua velocità. Insomma in teoria doveva essere tutto pronto per lui, solo che Rivers continuava immaginarselo come cambio, e poi ci si è messa pure l’appendicite che lo ha fermato per quasi tutto novembre, ma alla fine Jefferson si è rivelato più forte della sfortuna e di chi non credeva in lui e in una sera di metà dicembre contro i Nets, ha fatto il botto, e da li in poi non si è più fermato. Rimane un ventiduenne con margini di crescita importanti, ma già in questa stagione si è tolto molte soddisfazioni. Il nostro giocatore chiave per il futuro con Pierce in attesa di vedere chi arriverà dal draft.
Giudicare la stagione del nostro coach è impresa ardua, la lunga serie di infortuni, da una parte gli ha fornito un corposo alibi, ma dall’altra gli potrebbe aver negato la possibilità di capitalizzare il suo lavoro degli ultimi due anni. Sicuramente i Celtics di inizio stagione fino all’infortunio di Paul Pierce sono stati deludenti. Rivers come spesso gli succede quando ha molti giocatori a disposizione tende a fare rotazioni cervellotiche e spesso troppo conservative, dando il “la” a scelte abbastanza dubbie come quella di non programmare Al Jefferson in quintetto ad inizio stagione preferendogli il pur bravo Ryan Gomes, quella di fidarsi ad occhi chiusi di Sebastian Telfair in cabina di regia senza averlo minimamente testato se non a Las Vegas, rinunciando al più che discreto Delonte West visto nella stagione scorsa, salvo poi panchinare Telfair per tutto il resto della stagione per i suoi limiti difensivi che erano ben noti prima del suo arrivo a Boston. Il tutto poi è stato condito con quel sogno di “gioco veloce” tanto caro sia a Rivers che a Ainge che nella prima parte di stagione ci ha portato ad un record assolutamente deludente nonostante un calendario relativamente facile nel primo mese e mezzo dove sono mancate all’appello 4-5 vittorie che poi per il proseguo della stagione avrebbero potuto cambiare tante cose.
Strada facendo per quel poco di lavoro che è stato possibile fare in mezzo ad una ecatombe di infortunati, le cose sono andate più secondo logica, abbiamo iniziato a difendere meglio, ad attaccare con più pazienza le difese schierate, a giocare quasi sempre con due lunghi di posizione, a cercare con più precisione i giocatori in post, ad avere un range di tiro intermedio migliore di quanto non avessimo a inizio stagione dove o si andava in area sia con i lunghi che con i penetratori, oppure si tirava da tre punti. Resta in fatto che anche in questa stagione abbiamo avuto la sensazione che le squadre di Rivers tendono ad entrare in palla solo nella metà di stagione, e questo per una squadra che comunque mira ad un record intorno al 50% è un problema.

Un capitolo a parte per la valutazione di Rivers lo merita senza dubbio la difesa, lato del gioco dove i Celtics hanno indubbiamente i problemi più marcati. E’ chiaro che pretendere una difesa da “bad boys” da una squadra con l’età media di 24 anni è utopia, ma troppo spesso si sono visto giocatori abbastanza disinteressati alla fase difensiva, un fattore più di voglia che di tecnica come la difesa è. Che la difesa dei Celtics non sia la più evoluta della lega è cosa nota, e sarebbe pure ingiusto pretenderla, ma ci sono state una lunga serie di gare dove sostanzialmente con un approccio difensivo totalmente sbagliato ci siamo giocati in partenza la possibilità di vincere la gara stessa. E’ chiaro che Rivers giustamente ha provato a mettere insieme una difesa abbastanza elementare visto la poca esperienza di molti, e anche questo è un fattore che pesa a fine anno. Insomma un minestrone che non ha proprio funzionato, ma che però ha avuto chiari indici che con poco poteva funzionare molto meglio e mi riferisco alla clamorosa vittoria di San Antonio dove i Celtics in pratica hanno messo insieme una difesa “da gara 7 di finale”, in una partita in cui peraltro c’erano molti assenti, segno evidente che alla fine i mezzi ci sono ed è più un fattore di volontà che di capacità ad essere mancato per tutta la stagione, il che fa aumentare di molto i rimpianti, e non depone certo a favore del coach per quanto ricava dai suoi giocatori nell’arco di una stagione intera.
Dopo aver evidenziato le “presunte” carenze di Rivers, credo sia anche giusto evidenziare la parte di lavoro che sta dando risultati, alcuni giovani sono stati cresciuti veramente al massimo o quasi delle loro potenzialità, mi riferisco sopratutto a West e Gomes, Rondo pare incanalato nella giusta strada, così come Green, l’attacco dei Celtics per quanto migliorabile ha sempre prodotto buone cifre e durante la stagione si sono visti anche coraggiosi tentativi di imporre sistemi di gioco molto compiessi come il triangolo, allontanandosi un bel po’ dal quel penetra e scarica che era stato il credo di tutta la scorsa stagione e della prima parte di questa. Rimangono alcuni dubbi importanti come quello dell’approccio difensivo che purtroppo nell’economia di una sua valutazione hanno un peso molto rilevante.
Delonte West : Più forte di tutto e di tutti, messo in un angolo ad inizio stagione, per inseguire il sogno “Telfair” e prontamente rispolverato in meno di due mesi. Pride ed energia sono la sua ricetta. Si alterna sia in play che in guardia senza particolari problemi. Mano ferma nei finali che scottano dove insieme e Pierce gestisce tutti i palloni cruciali. Migliorato anche in alcune fasi di regia, dove ha trovato la pazienza di trovare l’attimo giusto senza ricorrere anzitempo a forzature. Non avrà un ruolo ben definito ma ha un cuore grande come una montagna e alla fine conta pure di più della mancanza di ruolo. Deve migliorare in difesa. Punto fermo o quasi per il futuro. VOTO 7
Rajon Rondo : Finale in netto crescendo. Dopo una preseason che aveva portato un po’ tutti lontano dalla realtà si è trovato in un Rookie Wall anticipato nei primi due mesi, poi pian piano ha preso fiducia e si è ricavato spazio. Il miglior regista in senso stretto a roster, sa portare la squadra a ritmi vertiginosi e fare le scelte giuste a metà campo, il tutto con una difesa di buon valore. Speranze alle stelle su di lui. VOTO 6,5
Sebastian Telfair : Arrivato a Boston tra cocenti dubbi e speranze esagerate, ha avuto dallo staff tecnico un enorme credito come nessun altro giovane aveva avuto in epoca Ainge. Dopo due mesi il brusco risveglio, difensivamente ancora inadeguato per questa lega, come regista continua a guardare un po’ troppo il canestro invece che i compagni. Passato da play titolare nei primi due mesi a giocatore da garbage time o da tanking chirurgico nel post All Star Game. Una delusione senza mezzi termini. VOTO 4
Allan Ray : Teoricamente doveva essere materiale da lega di sviluppo, in pratica complici i troppi infortuni si è pure ritrovato in mano tiri che potevano essere decisivi. Classico giocatore con il corpo da play e il gioco da guardia, che finisce solo per essere un terminale offensivo. Però sa tirare e non ha paura ad alzare palle pesanti. Difensivamente migliorabile: merita un’ulteriore chance. VOTO 5,5
Tony Allen : Un mese e mezzo da fantasma, poi un mese da eroe emotivo e per chiudere un legamento rotto per schiacciare a gioco fermo, con conseguente stagione finita. Il Tony Allen di gennaio sarebbe roba da palati fini, ma come si spiega quello del primo mese e mezzo che andava in campo svogliato e poco convinto e che ha cambiato registro solo quando ha avuto garantiti spazio e tiri ? Etica da rivedere, rivoglio il difensore da 10 e lode della prima stagione. VOTO 6
Paul Pierce : Più che giudicarlo per quando ha giocato, va rimarcato cosa sono diventati i Celtics senza di lui, ossia poco o nulla, insomma a d oggi i Celtics sono quasi totalmente dipendenti da lui. Nonostante un stagione condizionata da un serio infortunio, ha quasi replicato le incredibili cifre della passata stagione, dimostrandosi ancora una volta uno dei giocatori più decisivi della lega nei finali di gara. Semplicemente “il capitano”. VOTO 8
Wally Szczerbiak : Benino in novembre, da li in poi ha giocato poco e spesso infortunato. Teoricamente sarebbe un giocatore importante nelle nostre rotazione ma i troppi infortuni di questo ragazzo iniziano ad essere un fattore non trascurabile per il suo inquadramento futuro. VOTO 5,5
Gerald Green : Com’è come non è ha chiuso la seconda stagione ad oltre 10 punti di media (per la cronaca meglio di McGrady al suo secondo anno) e questo è il dato positivo. Quello negativo è che in attacco è di una discontinuità irritante, e che è ancora molto indietro nella comprensione del gioco su entrambi i lati del campo. Ma uno con le sue mani in questa lega non può non sfondare. Va solo aspettato senza caricarlo troppo di attese e responsabilità, arriverà. VOTO 6+
Brian Scalabrine : E’ e rimane un giocatore con limiti evidenti che si adegua male a minutaggi bassi e saltuari, però nella seconda parte di stagione ha messo in mostra un orgoglio non atteso, con alcune prestazioni difensive di tutto rispetto (citofonare a Kevin Garnett) anche in momenti decisivi. Purtroppo ad esse vanno aggiunti anche tanti passaggi a vuoto. VOTO 5
Ryan Gomes : ero fermamente convinto che Gomes non avrebbe potuto migliorare ancora dopo la sorprendente prima stagione, e invece l’uomo da Providence stupisce ancora una volta. Molto migliorato nella velocità di piedi, ha aggiunto al suo bagaglio offensivo prima un tiro dalla media di buon livello e sul finire della stagione ha iniziato pure a tirare da tre con percentuali più che discrete. Ormai completamente a suo agio nei due ruoli di ala, si candida ad arma tattica per il futuro dei Celtics. VOTO 6,5
Leon Powe : ha avuto poco spazio ma in quello ha dimostrato che se c’è da fare a spallate sotto le plance lui c’è. Limiti tecnici evidenti, i centimetri sono quelli di una ala piccola, la grinta e la fisicità però sono dalla sua parte. Come Ray anche lui merita una nuova chance nonostante una stagione con bassi e alti. Ai limiti della sufficienza in considerazione del fatto che è stato scelto a fine secondo giro. VOTO 6-
Al Jefferson : Finalmente ! No so dire altro. E’ dalla notte del draft 2004 che speravo di vedere il Jefferson di quest’anno, ma prima gli infortuni e poi un Rivers troppo prudente con lui me lo avevano negato. Trasformato fisicamente rispetto ai due anni precedenti, si è fatto largo a spallate e a suon di doppie doppie facendo rassegnare tutti quelli che non credevano in lui. Ha ancora margini di miglioramento importanti. Prepararsi perchè siamo solo all’inizio. VOTO 8
Kendrick Perkins : Stagione difficilmente valutabile perchè per larghi tratti si è trovato a combattere con una brutta bestia come la fascite plantare prima che con si suoi avversari. Si conferma un giocatore di impatto fisico notevole, ma le sue lacune tecniche rimangono. Difficilmente potrà essere il centro titolare del futuro, ma un ottimo cambio da sano lo è già. VOTO 6-
NON GIUDICABILI : Micheal Olowokandi, Theo Ratliff e Kevin Pinkney.

Il nucleo base della squadra del futuro sarà questo : Rajon Rondo, Delonte West, Paul Pierce, Gerald Green, Ryan Gomes, Kendrick Perkins, Al Jefferson, a cui al 90% possiamo aggiungere Tony Allen (da riverificare dopo il brutto infortunio). Questi a meno di trade con gente forte in entrata sono da ritenere quasi incedibili. Poi c’è un Wally Szczerbiak utile ma spendibile sul mercato a seconda delle esigenze che deriveranno dal tipo di giocatore scelto al draft, mentre Allan Ray, Leon Powe e Brian Scalabrine che come “Deep Bench” vanno benissimo. A loro sicuramente andrà aggiunto il vero obbiettivo di questa stagione ossia il giocatore che arriverà dal draft.
Segnatevi due date, il 22 maggio e il 28 giugno, in questi due giorni si deciderà il destino dei Boston Celtics. Ci presentiamo alla lotteria con il penultimo record dell’NBA che oltre a dare il 20% di possibilità di avere la prima scelta e il 38% di avere una delle prime due, garantirà di sicuro nella peggiore delle ipotesi la quinta scelta, il che in un draft profondo e qualitativamente alto come quello vedrà arrivare a Boston almeno un giocatore potenzialmente forte. I nomi sono ormai arcinoti, Greg Oden e Kevin Durant sono due fenomeni assoluti da prendere con le prime due chiamate, alla 3-4-5 ci sarebbero comunque ottimi giocatori come Brendan Wright, ottimo giocatore di post da UNC con importanti margini di upside visto che è solo un freshman, i due lunghi freschi campioni NCAA con Florida Joakim Noah e Al Horford e Julian Wright ala molto versatile in uscita da Kansas. il giocatore in arrivo ai Celtics a meno di trade con la scelta in uscita sarà uno di questi sei, e chiaramente a seconda di chi sarà scelto ci saranno da fare dei piccoli ritocchi di mercato, servirà in ogni caso un terzo play esperto e non “ingombrante”, un buon lungo con spiccate doti difensive per dare una mano a Jefferson e Perkins nel caso vengano scelti Kevin Durant o Julian Wright, mentre in caso di scelta di un lungo tutto sommato il roster potrebbe essere quasi a posto, anche perchè se venisse confermato Rivers io credo che gli debba essere messa a disposizione una rotazione da 9-10 uomini al massimo. Il tempo del lavoro per il futuro va considerato chiuso con questa stagione, da ora in poi dobbiamo passare alla cassa a riscuotere gli investimenti fatti fino ad oggi.
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Fermarsi al semplice dato delle W porta a un giudizio negativo della stagione, inizata con grandi speranze di PO, però le mie domande sono:
1) abbiamo sviluppato i giovani e ottenuto risposte chiare sul loro valore attuale e futuro? SI
2) gli infortuni per grande parte della stagione soprattutto dei veterani che dovevano essere la guida dei giovani hanno penalizzato il nostro gioco e il numero di W? SI
3) è possibile che la continua rotazione di giocatori dentro e fuori dall’infermeria (e dall’ospedale) con i conseguenti allenamenti fatti male e sotto numero abbia limitato il lavoro dello staff tecnico? SI
4) dopo un inizio stentato (5/13) dovuto anche a un’impianto di squadra da rifare rispetto alle previsioni estive, eravamo in strisci vincente e convincente prima dell’infortunio di Pierce? SI
5) senza il capitano abbiamo vinto solo 4 partite: per un gruppo quasi sempre con un solo veterano sano (Scal) che ha perso quasi sempre per pochi punti, non era pressochè fatale pagare dazio all’esperienza? SI
6) Un anno perso? Forse per i risultati, con il senno di poi e dopo aver masticato amaro per una stagione, il sacrificio spero valga una scelta altissima e l’esperienza del gruppo che potrà ripartire a ottobre molto più forte e completo.
Hai chiarito molto bene quante CERTEZZE abbiamo oggi, con un possibile secondo grande giocatore da affiancare a Pierce, un possibile veterano di grande affidabilità di ritorno da un infortunio non grave (Wally), alcuni giovani oggi più continui e sicuri delle loro capacità e due possibili diamanti ancora grezzi in Rondo e Green.
Il lavoro di un anno è stato tanto e sfortunato, non lo butto via per niente!
i Celtics sono stati assolutamente deludenti, sia a ranghi quasi completi, sia a ranghi ridotti (Leonardo)
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Che la stagione sia stata deludente a ranghi completi contrasta con quanto scrivesti dopo la serie di 5 vittorie consecutive (4 fuori casa) di metà dicembre. Leo, ricordo che commentasti la vittoria interna su Denver come un successo convincente, un possibile “turning point” stagionale. Nella gara seguente, l’infortunio di Pierce. Cosa ti ha fatto cambiare idea da allora? Secondo me ogni giudizio su questo campionato non può prescindere dagli infortuni, sarebbe come dire che domenica scorsa in Turchia Valentino Rossi ha deluso, quando invece a deludere sono state le sue Bridgestone: il risultato è sfavorevole, ma un analista non può fermarsi al “prodotto finale” vittorie/sconfitte…..
Direi che quello che mi ha fatto cambiare idea èè semplicemente il fatto che poi si è rivelata un episodio isolato, speravo che fosse stata trovata un minimo di struttura di squadra, a prescindere dagli interpreti, e invece in seguito siamo tornati ad un gioco molto “free”. Chiaramente gli infortuni hanno avuto un peso clamoroso, ma secondo me il non aver assimilato la struttutura in pieno poi si è visto in seguito quando non avevamo un minimo di identità e le gare le giocavamo con approcci tecnici molto diversi l’una dall’altra.
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Gli infortuni sono stati un problema ma non facciamo l’errore di nasconderci tutto dietro, è vero forse noi al completo eravamo da 40W, ma anche i Nets con Kristic e Jefferson tutto l’anno allora erano quasi da 50 W, così come i Raptors senza gli infortuni di Bargnani Bosh e Garbajosa sarebbero scollinati sopra le 50, per non dire cosa poteva accadere ad una Houston con TMac e Yao sempre in campo. Quindimil discorso su dove potevamo essere al completo è molto teorico, anche perchè anche noi abbiamo vinto gare come quella di Houston con molte assenze per gli avversari.
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Noi e i Bucks siamo stati quelli più penalizzati per quanto riguarda i migliori, però io fino all’All Star Game salvo qualche rara occasione ho visto una squadra senza identità. Meglio nel finale quando scelte più logiche hanno portato a dei celtics enttamente migliori.
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A posteri è chiaro che aver perso due mesi con Telfair e il gioco veloce è stato un errore, però dirlo adesso sembra solo da opportunisti, anche perchè magari Rondo non era così pronto (anche se i segnali c’erano) e Gomes non aveva quel tiro sicuro della seconda metà di stagione.
“Parlando dei giovani possiamo tranquillamente affermare che da tutti tranne che da Sebastian Telfair sono arrivate risposte convincenti e positive”.
Tante volte mi trovo d’accordo con te, ma questa volta proprio no.
Perkins ha fallito completamente, peggio di Telfair.
Non è migliorato una virgola, e non lo dimostrano solo le statistiche.
In generale, la stagione dei nostri amati Celtics non è deludente, ma completamente fallimentare.
Ok gli infortuni, ma non possono rappresentare una scusa.
E non sono nemmeno d’accordo con chi sostiene che basta Oden a questa squadra.
Va rivista in molti ruoli, non solo nel n°5.
Sarò troppo critico…..però è anche vero che sono stato l’unico a inizio stagione a pronosticare meno di 30 vittorie.
E non capisco come molti di voi possano sostenere che basta Oden per avere almeno 45 vittorie l’anno prossimo. (mi sembra di risentire le parole della passata estate, quando tutti dicevate che i play off erano garantiti per 10 anni con la maturazione, che poi non è avvenuta, dei nostri giovani)
Io continuo a pensare che ai Celtics manchi qualcosa in più di un roster sano e di un giocatore dal draft per essere competitivi.
Anzitutto io per competitivi intendo 40+ W, primo passo verso qualcosa di più grande. Se devo analizzare i fatti mi viene da pensare che:
1)Verissimo che Doc ha le sue colpe per come difendiamo (sapete che non sono un amante del Doc) però anche il personale a dispozione non è adeguato, a parte alcune mosche bianche i nostri non sono giocatori propensi alla difesa, magari si possono sacrificare e speriamo che migliorino ma se devo cercare di guardare obiettivamente la squadra (e già so di non essere capace di farlo perchè sono un tifoso) credo che manchi un difensore sugli esterni (uno che marchi i Kobe e gli Wade) e un’ala dall’atletismo dilagante e poi… guardare punto 2
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2)Io credo che la situazione dei nostri lunghi sia carente. Jefferson a parte, non ci siamo proprio numericamente. Con Ratliff è andata come è andata (anche se chi faceva i conti della rotazione con lui a inizio stagione sbagliava e di grosso perchè che non fosse più in grado di incidere con continuità lo si sapeva, gli infortuni a volte non cadono dal cielo); Perkins a me non è mai piaciuto, secondo me sopravvalutato come difensore: bravo in situazioni statiche, futuribile nella difesa 1vs 1, ma non ha mobilità laterale, e ci mette troppo per capire cosa succede (forse è per questo che troppi falli?) e in aiuto arriva sempre con un secondo di ritardo. Morale della favola: con Oden tutto questo passa in secondo piano, con qualsiasi altro giocatore si aprono prospettive interessantissime da altre parti ma si apre anche una voragine a centro area.
3)Il Doc è un’altra delle cose che mi fa pensare che ci voglia + di un roster sano e una chiamata alta al draft per essere competitivi, ma credo di averne parlato anche troppo. Che siate d’accordo con me o no, già sapete.
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Poi è chiaro che ci sono i giovani con tanto potenziale, ma io credo che abbiamo bisogno di una torrida estate di mercato per aggiustare una serie di cose, non è che questa squadra non possa arrivare lontano, ma gli mancano 2-3 pezzi (però si parla di pezzi importanti non di giocatori di contorno) per riempire i “buchi”.
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Poi c’è il discorso sull’allenatore…
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Direi che quello che mi ha fatto cambiare idea è semplicemente il fatto che poi si è rivelata un episodio isolato (Leonardo)
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Per avere una chiave di lettura corretta, invece, credo che avresti dovuto “spezzare” la stagione in 4 parti: la prima va dal 1 novembre al 20 dicembre: la chiamerei “Falsa Partenza”, molte gare in casa, troppe sconfitte con Pierce che fa le pentole ed i coperchi, ma il record dice 4 vinte e 13 perse finchè di colpo Jefferson comincia a dare una mano, 5 vittorie in fila, si comincia a vedere qualcosa. Il 20 dicembre, sconfitta con i Warriors, Pierce si infortuna. Inizia la seconda fase, “Incubo Verde”: infortunio a Pierce, e poi a ruota Szczerbiak, Allen, e chi più ne ha più ne metta. Stroncata la “rinascita”, si cerca di restare a galla con risultati poco convincenti: dal 22 dicembre al 7 febbraio la classifica dice 2-22, compresa la striscia record. Poi, torna “La Verità”, 1 vinta e 6 perse finchè non riprende un po’ di fiato, ma a questo segue un parziale di 9-7 che secondo me è quello dei Celtics “veri”, con i giovani finalmente a dare una mano ad un capitano peraltro soprappeso e dolorante al gomito. Infine, dal 30 marzo al 18 aprile, “Saldi Fine Stagione”: Pierce si ferma e poi si ferma pure Jefferson, non si sa mai, evitiamo di perdere qualche pallina da lotteria, meglio vincere solo 2 delle ultime 11.
Da quest’analisi, si evince un fatto: con Pierce i Celtics sono 20-27, che non è granchè ma considerando il numero 34 di questi tempi, grassottello, pieno di acciacchi e malanni, è un dato che fa riflettere.
E non si possono paragonare le assenze di Jefferson e Krstic per i Nets o quelle di Bosh e Garbajosa ai Raptors con quella di “The Truth”: New Jersey e Toronto hanno in squadra altri veterani (Kidd, Carter, Ford, Parker, Peterson) che hanno tenuto la baracca in piedi come i Celtics, privi anche di Ratliff, Szczerbiak ed Allen non potevano fare.
Stagione deludente? Da tifoso sì, da analista sono troppi i fattori che hanno congiurato contro i Celtics. E quindi da analista, secondo me, dire che la stagione è deludente era come andare a Phuket un mese dopo lo tsunami e criticare la mancanza di comfort. Che poi lo tsunami abbia salvato Rivers o lo abbia danneggiato, lo scopriremo la prossima stagione.
Sul fatto (sottolineato da Sergio) che alla squadra manchi ancora qualcosa, beh, questo lo dice da tempo anche Ainge, ed effettivamente senza Olowokandi e con un Ratliff con un grosso punto interrogativo credo che le scelte a questo punto per il front office siano “guidate”: lungo al draft, e lungo free-agent con la MLE. Questo non significa che io dia ancora per KO Perkins (che però ha fornito prestazioni troppo altalenanti anche quando la fascite non lo torturava), ma significa che c’è comunque bisogno di “sostanza” vicino a Jefferson, quanto meno di un lungo rimbalzista e stoppatore che allo stesso tempo sappia stare fuori dai piedi in attacco. Perkins, con le sue capacità di passatore sarebbe perfetto per il ruolo di “spalla” di Jefferson, che dal canto suo deve imparare a muovere i piedi più velocemente in difesa per non costringere Kendrick ai troppi falli in aiuto. Quando Perkins ha potuto aiutare in situazioni in cui il difensore “conteneva” l’avversario diretto (come con Randolph ed O’Neal), ha sempre messo in crisi gli attacchi avversari.
anche secondo me le 45 vittorie sono un miraggio, quest’anno è da cestinare totalmente (parlo di risultati) aspettiamo il prossimo come punto di svolta, se ci sarà un nuovo fallimento via doc e ainge contemporaneamente.
Per quanto riguarda il roster secondo me Telfair è da cestinare, Wally da scambiare (il problema è che nn se lo prende nessuno), Perk vale 10 minuti.
Poi se non dovesse arrivare Oden ma un esterno, Allen potrebbe essere un giusto allegato al pacchetto Wally. Il problema del play esperto e del lungo affidabile non è solo nostro, molte squadre mescolano le carte in questo senso bisogna essere fortunati purtroppo vedi Ratliff. La division credo si farà più tosta il prossimo anno se Andrea conferma le aspettative e phila riesce a serrare i ranghi. Diciamo che fino ad ora Ainge ha coltivato… il prossimo anno o raccoglie oppure cambia campo.
Su Ray io non avrei puntato un soldo bucato. Gli do 6 perchè è andato un po’ oltre le mie aspettative. Allen merita almeno 6,5 per come ha trascinato la squadra ” nel momento del bisogno ”. Gomes merita 7 per il costante impegno, la voglia di migliorarsi e i progressi evidenziati. Rondo merita 7 perchè per essere un rookie ha dimostrato grande personalità, è migliorato al tiro ( il suo punto debole ) offrendo prestazioni convincenti nel finale di stagione e se Doc avesse avuto fiducia in lui sin dall’inizio della stagione sono convinto che si sarebbe conteso la ” palma ” di miglior giovane con Big Al.
Geraldino ha disputato una stagione deludente ( gara delle schiacciate a parte ) senza dimostrare alcun progresso significativo rispetto al I anno. L’incremento nella media punti per partita è dovuto solo all’aumento dei minuti giocati. Le sue statistiche non sono migliorate, la sua difesa è stata scadente come pure l’impegno profuso (ed è questo che mi irrita di più ). Per me, il più deludente in rapporto alle sue potenzialità: solo Bassy ha fatto peggio ( ma non ho mai creduto che quest’ultimo fosse un fenomeno! ) . Merita 5 ( e aggiungo pure sulla fiducia perchè sarebbe stato di meno ). I 7 gli 8, i 9 li avrà quando se li meriterà: per ora, non mi lascio imbonire dalle speranze che riponiamo in Lui !
Per il resto concordo largamente con Leo.
Prima di tutto, Grazie per questo Report …..................
Malgrado la tanta delusione per la stagione appena conclusasi, sono felice di aver visto giocare Rondo e West (davvero bravi) ............ora sogno Oden (come un pò tutti voi) e un nuovo Coach , vero e con le palle, perchè credo che cmq i “nostri” giovini siano già forti …...............
E non capisco come molti di voi possano sostenere che basta Oden per avere almeno 45 vittorie l’anno prossimo. (mi sembra di risentire le parole della passata estate, quando tutti dicevate che i play off erano garantiti per 10 anni con la maturazione, che poi non è avvenuta, dei nostri giovani) (Lele)
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Secondo me i giovani sono maturati molto come singoli, ma sono ancora molto slegati tra loro come giocatori di squadra. Qui si attendono progressi importanti per il futuro, l’NBA è piena di gente che segna 15 punti inutli alla causa, ai nostri giovani va impedito questo.
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Con Oden (senza infortuni) confermo la mia preview di 45 W.
se ci sarà un nuovo fallimento via doc e ainge contemporaneamente (Valerio)
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Grousbeck giusto ieri ha dichiarato all’Herald: “Doc’s coaching is consistently of a very high effort. He’s out there coaching on every play. I think he also represents our organization very well. He has done a great job of being out there on our behalf” e passando ad Ainge ha aggiunto “I’m really pleased with Danny. He’s drafted well. He admits that he made some trades that worked and some that did not. But I put Danny’s draft record at the top of the league.”
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Forse se cominci a scrivergli adesso, tempo qualche mese magari lo convinci, al Wycliffe… ;)
Annata disastrosa e la peggiore dal quando seguo i Celtics ossia il lontano 1980.
Dite che di positivo c’è stata la valutazione definitiva sui giovani e qui non mi trovate d’accordo perchè:
1) Jefferson è andato alla stragrande ma non per merito di Rivers che, come sottolineato da Leonardo, fin dal training camp non ha mai goduto della fiducia di Rivers che lo ha dovuto inserire in quintetto forzatamente (infortuni degli altri) e da li è esploso. Ma prima?
2) Perkins maluccio e qui mi fermo perchè ha la scusa della fascite plantare.
Ma poi se era sano Rivers lo avrebbe fatto giocare più di 18/20 minuti a gara? Ho i miei dubbi.
3) Con tutti gli infortuni agli esterni, Green ha giocato poco e, comprensibilmente, a rendimenti altalenanti. Non mi sento di dire che la sua è stata un’annata positiva.
4) Powe mai utilizzato se non in garbage time o season.
Considerato che è stata quasi tutta garbage season non è stato utilizzato quanto poteva.
Ingiudicabile.
5) Rondo. Secondo me ha avuto la “fortuna” di giocare di più grazie allo sciagurato Telfair che si è autoeliminato, agli infortuni di West e alla garbage season.
Senza questi fattori dubito che Rivers si sarebbe accorto di lui nonostante avesse avuto ottime indicazioni in preseason.
Ma poi gli preferì Bassy…............Bah!
6) Ingiudicabile Ray.
Morale della favola?
Se non ci fossero stati gli infortunati di lusso (Pierce-Wally-Ratliff-Scal-West) non avremmo mai visto l’esplosione di Jefferson e la buona stagione di Rondo mentre per gli altri ragazzi saremo allo zero assoluto e la nostra stagione si sarebbe conclusa con i PO all’ottavo posto e si sarebbe detto: grandi celtics e grande Rivers.
La verità è sotto gli occhi di tutti poi c’è quella che fa comodo ad alcuni ma ricordiamoci che se Rivers è in panca e non arriva Oden la vedo abbastanza mediocre anche l’anno prossimo.
Io sono come mi succede sempre più spesso in accordo con LEGEND… la stagione era iniziata male (1-6), ma era la prima vera stagione dove è stata data fiducia ai giovani fin dall’inizio… e anche quell’1-6 era frutto di partite tutte molto combattute ed erroneamente a quello che si è sempre detto, il calendario non era semplice… a parte NO (che al tempo era al completo) tutte le altre sono andate ai PO… la stagione stava svoltando con TA in quintetto e Wally dalla panchina e con l’esplosione di AJ… poi l’infortunio di PP ci ha tagliato le gambe… non dimentichiamo anche che eravamo senza Wally… a parte AJ i numeri 1 e 2 del roster… ci stiamo fasciando la testa per le sconfitte, ma dobbiamo guardare oltre… su AJ: io non darei la colpa a Rivers, quando AJ ha cominciato a giocare così, non è più uscito… nei primi 2 anni era impresentabile sia fisicamente che difensivamente… e come si può farne una colpa a RIVERS… Il doc non è il mio prediletto, ma in questo forum sembra che tutto possa essere addossato a lui… io sono arciconvinto che senza infortuni saremmo arrivati molto vicini a giocarci la conference con Toronto… è vero, il record con PP è 20-27, ma contando le partite che ci ha messo un po’ a rientrare in forma (mai al max comunque) dall’infortunio e un po’ di TANK qua e là il gioco è fatto… Rivers ha i suoi difetti, ma da qui ad addossargli tutto, no… pensiamo una cosa: e se l’esplosione precoce, checché se ne dica, di BIG AL fosse un merito di RIVERS e non una colpa??? questo ha 21 anni e noi siamo qui a menarcela che non fosse così l’anno scorso… io credo che 20 anni senza vittorie abbiamo offuscato un po’ le nostre capacità di giudizio… io la penso così... l’anno prox ci divertiamo… ciao ciao…
scusa legend non sarà un illuminato ma io leggo solo ovvietà nelle parole del presidente, le potrebbe dire anche l’amministratore del mio palazzo che nn ha mai visto una squadra di basket.
Il problema è chesiamo ad un punto nevralgico dove sono a rischio la credibilità della presidenza, di ainge e di doc… ora sono logicamente compatti perchè stanno giocando il tutto per tutto. Ricorda che il cavallo in corsa nn si cambia sopratutto se lo ha scelto il fantino (sta frase fa schifo ma rende l’idea credo), secondo poi cosa pretendi che dice il presidente : “Allora ragazzi questa squadra non è competitiva dobbiamo sperare sempre nel draft perchè non siamo una piazza appetibile, non c’è aria di vittoria e noi una star la dovremmo pagare il doppio tipo il caso joe jonson, Ainge è un grande sceglie benissimo solo che ha volte può aver sbagliato a fare una trade magari (ne ha fatte un paio veidamo quale), speriamo bene che se nn peschiamo oden faremo ridere per un altro anno, poi logicamente PP vorrà giustamente essere ceduto per vincere un titolo e noi piangeremo per altre 10 annate sperando di pescare un nuovo jordan”.
X Legend
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Ovviamente la stagione la possiamo vivisezionare in diversi modi ma poi cosa facciamo una media matematica ? La tua suddivisione in quattro segmenti direi non fa una grinza, se ci mettiamo a dare i voti andiamo con un 4,5 per la falsa partenza, un 4 per il periodo buio, un 6,5 per la rinascita con il ritorno di Pierce, e un NG per i Saldi di fine stagione. Media 5, siamo li, stagione deludente, con mille attenuanti, ma a me 20 buone gare non sembrano sufficienti, anche perchè sono le solite 20 gare ben giocate che c’erano nel finale della stagione rpecedente, e che poi invece sono state dimenticate dallo staff tecnico
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Dal mio punto di vista vado più a sensazione troppo brutti quelli fino alla striscia delle 5W di dicembre, li ci siamo giocati la stagione, perchè se magari PP si fa male con 4-5W in più nel record (roba tipo 13-10), può pure darsi che si stringano i denti e si provi a tirare avanti magari confidando in un suo rientro più veloce di Pierce (tutto da dimostrare poi che si arrivasse ai PO, e che prendere una scopa dai pistons torni più utili di scegliere dove sceglieremo).
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La striscia delle 5W non era casuale, in pratica si andava sempre o quasi con due lunghi e cose tipo Wally e Green da quattro erano già state cestinati. E qui sorge la domanda, perchè lanciarsi verso concetti di gioco estremi, che ovunque tranne che a Phoenix hanno avuto clamorosi problemi di applicazione, con un roster giovanissimo ? Non era meglio partire con un basket più elementare e nagari poi inserire questi concetti strada facendo ? Bella domanda è ? Mi sa che li ci siamo giocati la stagione perchè per noi una buona partenza con tutte le gare casalinghe di quel periodo sarebbe stata cruciale.
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Male, molto male nel periodo buio di gennaio dove ho visto troppa gente fare cassa per contro proprio come Allen Green, che onestamente si mettevano in proprio ogni volta gli passava la palla tra le mani, dandoti poco o nulla in difesa, e nel periodo buio la squadra è andata a sud proprio in difesa spesso e volentieri nei primi due quarti di gara, riducendo poi lo strappo quando gli altri mollavano. Poi un discreto periodo con il ritorno di Pierce ma la squadra aveva dei concetti di basket ormai diametralmente opposti a quelli della falsa partenza, la squadra aveva trovato un minimo di equilibrio difensivo, esponendosi molto meno al contropiede subendo meno i giocatori in punta.
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Quindi mi pongo un’altra domanda ossia perchè le nostre idee di basket sono così variabili ?
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All’inizio della stagione speravo si ripartisse da quello di buono che aveva lasciato la precedente e invece Rivers è andato bel lontano su territori totalmente inesplorati, speriamo che la prossima stagione riparta dal buon basket visto con il ritorno di Pierce e non si resetti tutto di nuovo andando alla ricerca di chissà cosa.
Annata disastrosa e la peggiore dal quando seguo i Celtics ossia il lontano 1980. (Alberto)
Alberto, non posso credere che tu ti sia dimenticato dei Celtics tankistici di M.L. Carr del 1996, o di quelli del 19-31 di Pitino nella stagione dello “Strike” (per la cronaca, a roster avevano Anderson, Mercer, Walker, Pierce, Popeye Jones, McCarty, Battie, Potapenko). Almeno questi sono in ricostruzione, giovani ed infortunati…
Sul discorso Jefferson: fino a che non ha meritato, non ha giocato. Che c’è di strano? E Telfair, discorso contrario: ha avuto la sua opportunità, e se l’è bruciata. A volte non capisco: se i giovani giocano poco, è colpa del coach, se invece giocano tanto “è stato costretto”. In panchina però c’era anche Powe e Gomes, ad esempio…
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Sul discorso Grousbeck, Valerio, è vero che ha detto cose un po’ scontate, ma il mio “quote” voleva solo significare che quello che decidiamo io e te conta come il due di bastoni quando briscola è coppe. Vuoi sapere cosa vorrei io per i Celtics? Via Rivers e prendi Carlisle, però glielo dici prima che non deve far baruffa con tutti i giocatori, al massimo due/tre. Poi via Chris Wallace (mi piange il cuore, è un Mountaineer come il mio amico Mike McClellan, ma spero che Memphis ce lo “porti via”, anche se non ci credo molto..), e prendi uno scout internazionale Europeo e riempi il roster con uno/due vecchietti alla Basile/Marconato/Papadoupoulos, altroché Olowokandi e Scalabrine. Come? Fa molto Toronto Raptors? Eggià! Il guaio è che lo dico da almeno 5 anni nelle newsletter celtiche che un paio di europei costerebbe poco e renderebbe molto, ma se non lo avesse fatto Gherardini tutti avrebbero sorriso come quando dicevo che a Boston i free-agent non venivano anche per il clima. Poi, quando l’hanno detto Gary Payton e Paul Pierce, andava bene.
Ma noi possiamo parlare da tifosi e fare il diavolo a quattro quanto vogliamo, tanto l’unica opinione che conta è quella di chi ci mette “l’argent”, e se lui vede di buon occhio Ciccio di Nonna Papera, quello sarà il prossimo allenatore dei Celtics anche se io e te non siamo d’accordo.
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X Leonardo: post acuto, merita una risposta “seria” che arriverà dopo la pausa caffè.... ;)
x legend
ovvio che decide lui, ovvio che io e te nn contiamo nulla :) ovvio che sia io che te che lui possiamo dire quello che ci pare!
Il problema “toronto” l’avevo tirato fuori anche io qualche tempo fà su un altro articlo, secondo me stanno facendo un gran lavoro, alla fine hanno dato fiducia che in america nn sanno neanche chi sono vedi Garbajosa ad esempio che non è neanche un ragazzino, Parker l’americano europeo.. ho avuto la fortuna di vederlo (aimè per poco tempo) qui a Roma ed è uno snobbatissimo signor giocatore.. la cosa che mi colpisce quando vedo nba ed eurolega è una sorta di confusione mentale, mi spiego.. secondo me ci sono giocatori che stanno qui e farebbero meglio in NBA (come Andra, Parker, Garbaosa, Scola, Splitter ecc..) e altri che farebbero ridere anche qui e non riesci a capire come cavolo fanno a stare in NBA (dei nostri mi viene in mente Scal), il mercato è cambiato l’europa non è più una frontiera ma è parte integrante del mondo NBA… anche in Italia dove giocano sempre meno italiani escono fuori talenti da NBA… speriamo che venga fatto un capillare scouting anche in europa.
Approfitto della pausa caffè di Legend …......
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La squadra a ottobre era stata pensata con West, Allen, Pierce, Jefferson e Ratliff, ma già all’inizio del training camp non era più percorribile per le condizioni fisiche di West e Ratliff; Rondo non era pronto, quindi dentro Telfair e Perkins, e non è certo la stessa cosa.
Poi Jefferson con l’appendicite (a proposito, come mai il suo recupero è stato molto più veloce di quello di Bargnani?) ha costretto a un’altra variazione all’inizio dell’anno e, alla fine, quello che poteva essere un buon inizio con il calendario favorevole è andato a farsi benedire.
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Mettiamoci in testa che questa è una lega nella quale l’esperienza ha un suo peso elevatissimo e noi, in assenza di Pierce e Wally, abbiamo pagato pegno: poi lo stesso Rivers ha un paio di volte dichiarato che subito dopo l’infortunio di PP un paio tra i ragazzotti discutevano solo di come dividersi minuti e tiri del capitano e in quell’occasione la loro immaturità è venuta a galla e credo si trattasse di Green e Allen.
Su Geraldo gira la battuta “che potrebbe essere sceso da un UFO tre anni fa”, per significare quanto fosse fuori dal mondo, quindi la sua immaturità era, e forse è ancora, palese.
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Nonostante tutto la squadra si è sbattuta per un paio di mesi, pur conscia che ogni partita sarebbe stata una probabile sconfitta, ma senza perdersi d’animo e migliorando in molte piccole cose (palle perse, rimbalzi, esecuzioni offensive), pur con i limiti tecnici, fisici e di personale a disposizione.
Le idee variabili: corretto, ma legato in parte alle contingenze, in parte a tentativi di provare alcune combinazioni nuove, vorrei aggiungere che quanto a idee variabili, allora, il giustamente tanto celebrato Avery Johnson ha perso la prima in casa con i Warriors giocando per 30 minuti senza un centro titolare dopo che per un anno intero ha affiancato Nowitsky con Dampier o Diop, alla faccia della variabilità.
La tua suddivisione in quattro segmenti direi non fa una grinza (Leonardo)
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Però non volevo fare medie matematiche, volevo solo cercare di dare un senso a quanto ho visto, basandomi su dei dati di fatto. Cioè, dove tu dai un 4,5 alla prima “parte” di stagione, io non do un voto, ma considero che la squadra, dopo problemi di amalgama iniziali, stava cominciando a “jellare”, a compattarsi, ed è lì che dovremmo partire. Se i Celtics a dicembre erano buoni e stavano migliorando, avrebbero continuato a farlo come hanno fatto i Raptors, o anche gli stessi Celtics 2005. Ma l’infortunio a Pierce, l’unico veramente insostitubile nel nostro roster (anche se Jefferson sta rimontando velocemente) ha “azzerato” tutto, anzi ha rischiato di “bruciare” i giovani, un po’ come se io o te ci trovassimo su un ring ad affrontare il Tyson dei giorni migliori. E a quel punto, come si fa a dare un 4 ai ragazzini, a dare loro la colpa del 2-22 quando non solo gli è mancato “Big Daddy”, ma anche Allen? Proprio non potevano fare di più, anzi, bravi ad andare in campo, lottare sempre (nel 2-22, solo due sconfitte per 15 punti, e nessuna per 16 o più) e non abbassare mai la testa. Ma non era più questione di voti, non possiamo sapere se potessero dare di più o no, io li ho visti dare il massimo e tanto mi basta. Voto personale alla stagione? N.G., non giudicabile.
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Dal mio punto di vista vado più a sensazione troppo brutti quelli fino alla striscia delle 5W di dicembre (Leonardo)
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Esatto. Fino a dicembre, Wally non aiutava, e Al non aiutava o aveva l’appendice in fiamme. Cosa era cambiato, nelle 5 W? Che Pierce aveva finalmente aiuto, “pala dentro, pala fuori”, diceva Peterson 20 anni fa quando Bird bruciava le retine e Parish/McHale giocavano spalle a canestro. Hai presente la sorpresa di Pacers e Trail Blazers quando gli infliggemmo 30+ punti in due serate? Non potevano più raddoppiare Pierce e lasciare Big Al uno contro uno sulle tacche…..
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E qui sorge la domanda, perchè lanciarsi verso concetti di gioco estremi, che ovunque tranne che a Phoenix hanno avuto clamorosi problemi di applicazione (Leonardo)
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Perché Geraldo e Gomes avrebbero dovuto fare il Marion, cioè il “4” atletico, ma Gomes era in crisi mistica e Green beccami gallina se prendeva un rimbalzo. Ed allora, dentro di nuovo K-Perk, anche se non piace a tutti.
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Non era meglio partire con un basket più elementare e nagari poi inserire questi concetti strada facendo ? (Leonardo)
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Hm. Ma se guardi gli starting five di novembre, noterai che raramente siamo partiti in small ball, e tra l’altro a volte è stato proprio lo small ball a farci vincere alcune partite (ricordo distintamente una con New York). Per me non era il modulo, erano gli uomini che – oltre ai citati Gomes e Green, aggiungi pure West sparacchiatore ed i lunghi non ancora incisivi – non aiutavano Pierce. E Telfair, allora, come ricorda Movy era l’unico a mettere punti a tabellone ed il migliore dei tre play nel rapporto assist/palle perse.
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Male, molto male nel periodo buio di gennaio dove ho visto troppa gente fare cassa per contro proprio come Allen Green, che onestamente si mettevano in proprio ogni volta gli passava la palla tra le mani (Leonardo)
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Sono d’accordo con te, solo che in queste scelte sbagliate non vedo dolo alla Vince Carter, ma solo inesperienza mista a voglia di vincere. Nell’NBA sanno bene la differenza che passa tra metterne 30 in una vittoria ed in un “losing effort”: se perdi puoi anche farne 50, ma hai perso. Chi ha detto “Kobe”?
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…dandoti poco o nulla in difesa, e nel periodo buio la squadra è andata a sud proprio in difesa spesso e volentieri nei primi due quarti di gara, riducendo poi lo strappo quando gli altri mollavano. (Leonardo)
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Di nuovo d’accordo, ma anche lì vedevo dei pollaccioni che ci rimanevano male quando prendevano canestro o perdevano. Ho visto almeno 10 foto di mani sulla testa o nei capelli dei vari Jefferson, Telfair, West, Perkins e Green, nella “striscia”: un poco si vergognavano. E se alla fine rimontavano per perdere di 5, benissimo: nei playoffs, se perdi di 30, cerchi di perdere di 10 per dimostrare all’avversario che oggi si diverte, ma domani non sarà così. Che è quello che vogliamo tutti noi tifosi, non è vero? Poi, dài, tante le abbiamo perse negli ultimi minuti….
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Poi un discreto periodo con il ritorno di Pierce ma la squadra aveva dei concetti di basket ormai diametralmente opposti a quelli della falsa partenza, la squadra aveva trovato un minimo di equilibrio difensivo, esponendosi molto meno al contropiede subendo meno i giocatori in punta. (Leonardo)
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Che era esattamente la situazione di metà dicembre, prima dell’infortunio. Eppure Pierce era l’ombra di quello invernale: i 38 punti ai Nuggets, il dominio su quella partita con lui e Jefferson a metterne 66 in due, me lo sognavo dai tempi di Bird e McHale.
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Quindi mi pongo un’altra domanda ossia perchè le nostre idee di basket sono così variabili ? (Leonardo)
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Beh, è una domanda alla quale ognuno può dare la propria risposta. Io prima di modificare una mia idea “di base” sul basket devo constatare che essa non è più valida o è sorpassata, ed allo stesso tempo al variare delle situazioni il mio giudizio su quanto vedo cambia proprio in funzione di esse. Ovvero: a “pieno organico” avevo pronosticato 38 vittorie per i Celtics che ero sicuro avrebbero scontato i tanti, troppi giovani a roster. Però l’avrei considerata una stagione deludente solo se non avessi visto nemmeno un segnale positivo dai giovani, se tutti quanti si fossero “accasciati” come ha fatto Telfair, perché era chiaro che, pur puntando ai playoffs, questa era comunque una stagione di transizione: nessuno mi può dire che questi Celtics, sani, erano da titolo. Nel mio giudizio però do molto peso agli infortuni e soprattutto a come hanno “spezzato il filo” di una stagione non iniziata bene, ma che stava prendendo la giusta piega anche grazie al coaching staff. Poi, ripeto, chi criticava Tomjanovich per il suo gioco “uno sulle tacche, gli altri tutti sull’arco”, è lo stesso che oggi magnifica il gioco a metà campo dei Suns….vabbè…
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All’inizio della stagione speravo si ripartisse da quello di buono che aveva lasciato la precedente e invece Rivers è andato bel lontano su territori totalmente inesplorati (Leonardo)
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A mio avviso nessuna stagione parte automaticamente da quella precedente. Sì, certi meccanismi possono restare, un “imprinting” sul modulo di gioco, sull’idea di base, ma alla fine quando varia il roster tutti i meccanismi interpersonali vanno tessuti nuovamente, ed i ruoli all’interno della squadra si devono ridefinire fino a trovare un equilibrio che, più veterani hai, prima arriva. Con i giovani è così, e man mano che maturano i ruoli si modificano ulteriormente fino a che è chiaro chi fa cosa: prova a pensare al Big Al di novembre, ed a quello odierno: a come gioca, a come ha una maggior “swagger”, prepotenza agonistica, ed a come tutti – compagni ed avversari – hanno dovuto adattarsi ad essa. E moltiplica il discorso per Rondo, Green, Gomes, West, Ray, Powe e Perkins…..
E adesso mi scuso per la lunghezza e ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi, ma sia in pubblico che in privato, discutere di Celtics con Leo è un passatempo secondo solo ad un bel DVD dei playoffs 1986….
xLegend: Non mi sono dimenticato dei Celtics di ML Carr, ma erano una squadra molto inferiore a quella di Rivers è per questo che la ritengo la peggiore della mia storia Celtica.
xLegend: E adesso mi scuso per la lunghezza e ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi, ma sia in pubblico che in privato, discutere di Celtics con Leo è un passatempo secondo solo ad un bel DVD dei playoffs 1986….
Ma dove lo potrei trovare un DVD dei Playoff dell’86?
Alberto, credo di essere il collezionista di partite Celtics più “fornito” d’Italia, con oltre 100 partite (senza contare quelle delle ultime due stagioni) dei “Verdi, dal 1976 ai giorni nostri (e tutti gli all Star Game dal 1979 ad oggi, molte finali NBA, regular season, eccetera). Dove puoi trovarli? O li compri alla Pontel (pontel.com), ma non li hanno tutti, o provi in America, oppure ti fai amico chi li ha. Ma se è antipatico come me, è dura…. ;)
Ma se farti amico significa snaturare il mio modo di pensare allora è dura anche per me.
Il “poema di Legend” merita risposte più dettagliate che darò in seguito, voglio solo soffermarmi ancora una volta sul fatto che per fare quello che fanno Suns (e aggiungiamo Warriors dopo la bella W di gara1) non basta avvicinarsi ai 100 possessi a gara, ma bensì di questi 100 possessi bisogna prenderne una buona metà di “buoni tiri” ed è li che noi manchiamo clamorosamente, perchè a noi manca la cosa più in voga ad oggi nellNBA per replicare quel contesto tecnico, ossia la versatilità, ci vogliono giocatori duttili in grado di intercambiarsi sempre, in grado di coprire come minimo due ruoli in attacco e almeno tre in difesa.
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Vado un attimo OT per speigarmi meglio. Ho visto stanotte la gara tra Dallas e Golden State più volte citata da Michele dove il signor Avery Jonhson adattandosi ai Warriors ha fatto una bella frittata come si suol dire. E’ stata una gara strana, molto fisica dove gli esterni dei Warriors (Davis e QRich) hanno letteralmente fatto a fettine a livello fisico i pariruolo di Dallas Terry e Harris, più piccoli e meno fisici di loro, Nelson per di più ha azzaccato un Pietrus che in difesa ha fatto cose egregie su Nowitzki.
I Warriors ad un certo punto erano in campo col Barone, QRich, Stephen Jackson, Monta Ellis e Pietrus, questi se togliamo Ellis sono quasi tutti intercambiabili, grandi atleti, tutti molto verticali e molto fisici in difesa. E’ chiaro che quando Avery ha accettato il loro basket ha perso la partita, perchè fisicamente non c’era storia anche in una gara dove entrambe hanno tirato male, e dove peraltro Dallas a mio modo di vedere ha messo in mostra preoccupanti segnali di scarsa tenuta mentale il che da da pensare e molto dopo le finali regalate a Miami la passata estate.
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E’ chiaro che con il materiale umano dei Celtics attuali, un quintetto molto fisico e quasi totalmente intercambiabile come quello dei Warriors non lo puoi fare perchè ti manca il materiale umano, abbiamo giocatori abbastanza monodimensionali e poco versatili ecco perchè mettendo Green o Wally da quattro hai solo rimediato figure da cioccolatai, perchè loro non hanno ne la fisicità ne la versatilità per creare in quel contesto un vantaggio sui due lati del campo. Quando invece a quella causa è stato reclutato Gomes le cose sono andate molto meglio.
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Per quanto io sia un tradizionalista del basket credo che il basket del futuro sarà quello (e infatti Durant sarebbe una manna dal cielo secondo solo a Oden), magari ci vorranno ancora un paio di anni, ma l’indirizzo e quello solo che è un sistema di basket tatticamente difficilissimo da applicare e che richiede interpreti adeguati, in questa ottica ad esempio in in caso di sfiga pazzesca il 22 maggio ossia scelta 5, se non si riesce a cederla con vantaggi evidenti, invoco uno come Julian Wright, che è un Gomes più alto, molto più forte in difesa, e che la passa in modo divino. Non è un giocatore che ti cambia la storia, ma uno che in considerazione della direzione che sta prendendo il basket ti tornerebbe molto utile per la sua versatilità.
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Ho visto pure Denver San Antonio e qui siamo all’assurdo Denver senza difendere niente ha espugnato San Antonio anche se per me Popovich ha fatto scelte inspiegabili come il tenere a lungo Ginobili in panchina e far giocare Finley che attacca peggio di Ginobili e non difende nulla. Però il fatto che una squadra controversa come Denver che pensa solo ad attaccare vada a vincere a San Antonio nei playoff senza nemmeno accennare un minimo di difesa è un segnale che i tempi e il basket stanno cambiando.
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Credo che entrambe le serie andranno dove devono andare, ma non sarà così facile come sembrava un mese fa.
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Tornando ai Celtics credo come detto altre volte che dobbiamo giocare un basket più normale o meglio più applicabile al materiale umano che abbiamo a roster.
Ma se farti amico significa snaturare il mio modo di pensare allora è dura anche per me. (Alberto)
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Infatti era proprio quello che dicevo, era dura per te, non per me che in fondo rimango lo stesso, con i miei pregi, difetti e DVD. Poi, sai, se mi conoscessi un po’ meglio sapresti che ho la sensibilità di andarmene piuttosto che correre il rischio di cambiare le tue idee, come alcuni qui possono testimoniare.
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per fare quello che fanno Suns non basta avvicinarsi ai 100 possessi a gara, ma… di questi 100 possessi bisogna prenderne una buona metà di “buoni tiri” ed è li che noi manchiamo clamorosamente (Leonardo)
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Con tutto il rispetto per Rajon e Delonte, con Steve Nash in cabina di regia diventiamo versatili anche io, te e Michele….
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un quintetto molto fisico e quasi totalmente intercambiabile come quello dei Warriors (Leo)
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Accidenti, Leo, li hai già citati due volte, non vanno ai playoffs da 15 anni, ce la fanno all’ultima partita della regular, e per una partita vinta ai playoffs sembrano diventati i Celtics della Dinastia. Aspettiamo almeno che vincano una serie per esaltarli. Per me, squadra atleticamente esagerata, ma poco intelligente cestisticamente: se non ci fosse Don Nelson sarebbero di nuovo in lotteria. E poi non li puoi paragonare ai Celtics in ricostruzione: sono fatti per vincere subito. Cosa che, anche se mi sono simpatici, sembra lontana anni luce.
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A me sembra che il basket vada dove va da 50 anni: sempre più atletismo, sempre meno tecnica individuale se si eccettuano i 10/20 fenomeni che hanno uno e l’altra. Forse il Jordan di domani sarà 2 metri e 10, ma senza gioco di squadra non vincevi nel 1960, e non vincerai nel 2020. Sul basket “più normale”, ti ricordo che nella “striscia” perdente abbiamo avuto spessissimo in campo un quintetto tradizionale. Ma se giocano quelli del minibasket, Small Ball o Triangle, Providence o Flex pagherai sempre lo scotto del noviziato.
Accidenti, Leo, li hai già citati due volte, non vanno ai playoffs da 15 anni, ce la fanno all’ultima partita della regular, e per una partita vinta ai playoffs sembrano diventati i Celtics della Dinastia. Aspettiamo almeno che vincano una serie per esaltarli. Per me, squadra atleticamente esagerata, ma poco intelligente cestisticamente: se non ci fosse Don Nelson sarebbero di nuovo in lotteria. (Legend)
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Ma no io non voglio esaltarli, anche perchè la squadra ha dei limiti palesi e secondo me ha pure pochissimi margini di progresso, dico solo che per praticare quel tipo di basket in modo da trarne dei corposi vantaggi hai bisogno di quel tipo di giocatori, atletici, versatili, veloci, in grado di adattarsi a situazioni tattiche ed avversari molto diversi da loro.
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A Boston non abbiamo materiale umano per farlo tutto qui, o meglio per farlo con soluzione di continuità.
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Per il resto pur riconoscendo l’ottima prova dei Warriors faticheranno a strapparne un’altra a Dallas, anche se ripeto a Dallas deve essere suonato più di un campanello di allarme per come la squadra una volta sotto sia andata letteralmente allo sbando senza ritrovare un minimo di lucidità.
Legend, anch’io rimango sempre lo stesso e non ho alcuna difficoltà nel confrontarmi con chiunque te compreso.
Poi l’amicizia è un’altra cosa e se anche tu mi conoscessi meglio capiresti tante cose di me che di fronte ad un PC non puoi neppure immaginare.
Comunque grazie per le informazioni sul sito Pontel.
Vedrò di aggiungere qualche altro DVD alla mia modesta videoteca di Basket non solo dei Celtics.
Leo, non vorrei essere ripetitivo, ma io credo che Johnson abbia grosse colpe nella socnfitta dei Mavs: diamine, il miglior record della lega, gioco in casa, posso schiacciare fisicamente GS rallentando la partita e cosa faccio? Prova ad adattarmi al loro gioco snaturandomi? Faccio lo stesso errore di Popovich che un anno fa schierò Finley da 4? Vabbè che passo per il difensore di Rivers, ma credo che a Dallas siano un poco perplessi.
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Quanto ai Warriors, Nelson si è liberato dei due bianchi tecnici ma che rallentavano il gioco, utilizzando le doti fisiche di Davis e Richardson che, per sua fortuna, sono in buona salute insieme e vengono completati dagli altri specialisti del gruppo.
Certo, ha dovuto scendere a patti con il Barone, il quale domina psicologicamente gli altri compagni, ma li trascina in alto.
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Concordo con Legend sull’utilizzo tattico dei quintetti piccoli a inizio anno, però in quel periodo mi ricordo che eravamo anche senza centri di ruolo per vari motivi, quindi qualcuno in campo doveva pur andare.
E’ poi chiaro che con Nash a passare la palla e dettare i ritmi due/tre canestri li mettono tutti (tranne il povero Banks, chissà perchè non si lamenta dello scarso utilizzo, forse i soldi del contratto? D’Antoni non chiarirà mai perchè lo ha fatto ricco), mentre se la palla la porta West la situazione cambia, ma noi abbiamo Jefferson, quindi magari West non va tanto male.
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Non sono così certo che il gioco cambi così radicalmente, perchè è vero che ci sono tanti atleti sui due metri, ma invece mancano centri e, soprattutto playmakers degni di questo nome.
Però Miami vince con due lunghi e una guardia come Wade, SA vince con Duncan e un piccoletto come Parker, prima ancora Detroit addirittura con i Wallace.
Quest’anno mi piacerebbe vincessero i Suns, ma solo per il tifo per D’Antoni e il suo coraggio (magari in parte obbligato) per il cambiamento, però mi impressionano i Cavs, anche se giocano pure loro con due lunghi un poco statici.
Andiamo sul tecnico (e sul lunghetto come post, ci ho messo mezz’ora per leggerli).
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Andando random:
Io di Small Ball ai Celtics ne ho vista pochina, che sia un bene o un male, non mi sembra che giochiamo così. C’è sempre uno Scal o al massimo un Gomes in campo in sieme a Jefferson o Perkins, noi non abbiamo mai giocato “Piccolo” se non per pura necessità.
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Il problema odierno con squadre come Denver e Golden State (e Phoenix) è che non è così facile “rallentarle”; loro giocano a non farti schierare in difesa e contro difesa schierata solo isolamenti dei vari Iverson, Melo, Barone ecc. I lunghi te li cacciano dal campo perchè dopo 5 minuti di transizioni difensive affannose, li devi togliere. Il che spiega le scelte di Johnson e Popovich. Questo io lo dico da un pò, ormai è difficile giocare con 2 lunghi stanziali (non impossibile infatti Detroit lo fa) ed è più semplice e più immediato alzare il ritmo. Sul breve periodo hai risultati (Warriors ai PO dopo un solo anno di Nelson), sul lungo periodo devi avere qualcosa in più e credo che solo Phoenix ce l’abbia tra queste squadre.
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Non sono d’accordo nel suddividere la stagione in brevi segmenti, ed esaminarla così, perchè può evidenziare i tuoi stati di forma ecc. ma può essere forviante per la natura stessa della RS. In una stagione intasata di i9mpegni come quella NBA ci sono troppe variabili su partita singola come forma, infortuni, giorni di riposo, trasferte, motivazioni ecc. è solo sul lungo periodo che si vedono le cose. Se è vero che noi abbiamo perso 18 partite soprattutto perchè non c’erano Pierce e altri (perchè è vero), è anche vero abbiamo vinto contro Houston senza Mc Grady e Yao, battuto i Bucks senza nessun titolare, vinto con Charlotte “scarica” perchè avevano battuto gli SWpurs la sera prima, per poi perderci dopo aver vinto 3 partite alla morte (eravamo 1-6, dovevamo riscattarci poi 3 W e poi fisiologicamente rilassati), abbiamo perso apposta 3-4 delle prime 18 della serie, abbiamo vinto partite a fine stagione di cui non fregava niente a nessuno ecc. Insomma, secondo me non si può prendere una serie di 5 partite vinte (o anche di 18 perse) e dire: quelli siamo noi. bisogna guardare nell’insieme, al di là di momenti di forma e infortuni. E soprattutto bisogna guardare a cosa fanno i nostri quando vanno in campo: io quest’anno (grazie soprattutto a NBAPassLeague che ti permette di guardarti la differita e ti evita la nottata) di partite dei Celtics ne ho viste un bel pò e quello che ho visto non mi è piaciuto. Certo ho visto anche la partita con Saqn Antonio, ma in Generale, non mi smebra che giochiamo un basket di buon livello, pur avendo molti giocatori di buon livello; secondo me il discorso tecnico su quello che facciamo vedere in campo è quello più importante, e siccome l’ho già fatto, me lo risparmio adesso, cmq è lì che bisogna guardare per capire lo stato di salute di un progetto che si deve sviluppare.
Io di Small Ball ai Celtics ne ho vista pochina, che sia un bene o un male, non mi sembra che giochiamo così. (Sergio)
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Infatti, nemmeno io ho visto questa esagerazione di “Small Ball” che ha attirato le ire di Leo nemmeno fosse il Piano Principale.
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....noi non abbiamo mai giocato “Piccolo” se non per pura necessità. (Sergio)
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Su questo non sono d’accordo, Sergio, a volte lo abbiamo fatto per scelta, come in una partita contro gli Hornets d’inizio stagione, a volte per necessità di infortuni o falli (gara contro New York regalataci da Isiah che gioca piccolo pure lui e tiene Curry in panca).
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Se è vero che noi abbiamo perso 18 partite soprattutto perchè non c’erano Pierce e altri (perchè è vero), è anche vero abbiamo vinto contro Houston senza Mc Grady e Yao, battuto i Bucks senza nessun titolare (Sergio)
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Ma infatti nessuno discute sul perchè delle vittorie, solo il dato concreto che, casualmente o no, con Pierce i Celtics hanno un record di 20-27, senza di lui sono 4-31. La differenza è leggermente marcata, troppo per non rendersi conto che con Pierce i Celtics sono tutta un’altra squadra, mentre, ad esempio, Toronto senza Bosh era 6-6 perchè poteva contare sui vari Ford, Parker, Peterson e Garbajosa. Nessuno prende una serie di 5 vittorie e dice “quelli siamo noi”, ma è chiaro che quelli fossero i Celtics più “reali”, decisamente più “reali” di quelli senza Pierce. Tant’è vero che non ho creato altre “zone” all’interno della regular season, una relativa all’appendicite di Jefferson, una alle caviglie di Wally eccetera. I Celtics dipendono da Pierce, e la sua importanza è ben superiore a quella di McGrady a Houston o Marion a Phoenix o Bosh a Toronto proprio perchè intorno a lui ci sono dei giovani ancora incapaci (quasi tutti) di spingere la squadra da soli.
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..secondo me il discorso tecnico su quello che facciamo vedere in campo è quello più importante (Sergio)
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Sono d’accordo con te, ma allo stesso tempo non sono ancora convinto che la colpa sia tutta dell’allenatore. Può essere, eh, per carità, ma al momento non ritengo di avere prove sufficienti per incolpare lui, visto che in campo con una squadra di 22 anni di media accadono cose che vanno al di là delle possibilità di ogni coach. Un po’ come fare l’allenatore di minibasket: non spieghi come si fa a vincere la partita, solo come si fa a stare in campo, e non lavori sulla squadra, ma sui singoli.
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...ormai è difficile giocare con 2 lunghi stanziali ed è più semplice e più immediato alzare il ritmo. Sul breve periodo hai risultati sul lungo periodo devi avere qualcosa in più (Sergio)
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Spunto interessante. Io però non vedo vere e proprie “tendenze” allo small ball, che viene usato come è sempre stato usato, come arma tattica o in caso di necessità (falli, infortuni). Credo che, dopo tutto, sia sempre un discorso relativo al materiale umano che hai a disposizione: con Yao non puoi giocare “piccolo”, mentre la versatilità dei Marion e Diaw ti permette di farlo a Phoenix. Però senza “3” ribalzisti e senza “4” che riescano a marcare uno Shaq, lo small ball te lo sogni, sia a breve termine che a lungo termine.
Io però non vedo vere e proprie “tendenze” allo small ball, che viene usato come è sempre stato usato, come arma tattica o in caso di necessità (Legend)
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Alcune squadre ne fanno un credo cestistico (Golden State, Phoenix), altre pur avendo dei lunghi, giocano a ritmo elevato (Denver). Il discorso secondo me si esaurisce nel ritmo; ormai ci sono squadre che tirano velocemente e ti lasciano “tiri buoni” nei primi 10 secondi dell’azione. Il fine è che loro si fidano del fatto che se ne fanno 110+ vincono e quindi non gli interessa il singolo possesso difensivo o i canestri facili che ti concedono, se questo serve a tirarti dentro la partita che loro vogliono. Loro corrono, tu sai di avere sempre la possibilità di segnare (perchè loro non difendono) quindi attacchi, quindi vieni tirato dentro il vortice.
Per affrontarli con l’esecuzione a metà campo devi avere una grande disciplina interna, grande transizione difensiva e lunghi mobili. Il discorso è che Pistons e San Antonio ce l’hanno (e infatti gli Spurs batteranno i Nuggets), le altreguardano e dicono: “invece di faticare 3 anni cercando di costruire un sistema, e forse non riuscirci, corriamo alla morte pure noi…”.
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Scusate l’OT. Per il resto, Legend, se mi dici che l’analisi in 4 parti della stagione serviva a dimostrare che siamo Pierce -dipendenti, allora sono d’accordo con te, anche se la cosa mi sembra piuttosto evidente sia ora che a gennaio scorso, sia all’inizio della stagione.
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Alcune squadre ne fanno un credo cestistico (Golden State, Phoenix) (Sergio)
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Perchè non hanno Yao o Shaq, e quindi è una necessità più che un “credo”. Se Phoenix prendesse Oden, non credo che continuerebbe a giocare così. Alla fine, se vuoi vincere, il marzacchione grande e grosso vicino al canestro devi averlo: Shaq, Duncan, Wallace….gli unici ad aver vinto un titolo negli ultimi 15 anni senza centro dominante sono stati i Bulls di Jordan, ma lì il discorso è diverso.
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Le squadre come Phoenix le batti attaccando il tabellone offensivo e poi facendo il contrario di quello che fanno loro. Rallenti il gioco (cosa riuscita bene anche per tre quarti di gara 1 ai Lakers con Phoenix), cerchi di ritardare l’apertura del contropiede e la transizione offensiva, attacchi il palleggiatore eccetera. Se la metti sul “tonnellaggio”, alla fine Phoenix e Golden State patiscono.
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Non ti dico “solo” che siamo Pierce dipendenti, Sergio. Adesso posso dirti anche QUANTO dipendiamo da lui: 20-27 con, 4-31 senza.
Secondo me non è necessità ma una scelta, cmq per il resto siamo d’accordo. è solo che non è facile.
Scusate il doppio post ma Carlisle è stato cacciato dai Pacers..
Notizia stupenda che Danny Ainge deve cogliere al volo e se non lo farà o tenterà di farlo che vada al diavolo lui e il suo pargolo Rivers.
Se uno lo vuole adesso in circolazione ce ne sono tanti di coach migliori del Doc.
Non ci dimentichiamo che Rick è un Celtic!
Per le discussioni su Carlisle abbiamo aperto una news apposita , spostiamo li la discussione.
Sul fatto (sottolineato da Sergio) che alla squadra manchi ancora qualcosa, beh, questo lo dice da tempo anche Ainge, ed effettivamente senza Olowokandi e con un Ratliff con un grosso punto interrogativo credo che le scelte a questo punto per il front office siano “guidate”: lungo al draft, e lungo free-agent con la MLE. Questo non significa che io dia ancora per KO Perkins (che però ha fornito prestazioni troppo altalenanti anche quando la fascite non lo torturava), ma significa che c’è comunque bisogno di “sostanza” vicino a Jefferson, quanto meno di un lungo rimbalzista e stoppatore che allo stesso tempo sappia stare fuori dai piedi in attacco. (Legend)
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In linea di massima sono d’accordo ossia lungo dal draft e lungo FA con la MLE, ma a questo punto aggiungo anche un terzo play. Sui lunghi molto dipende su cosa scegli al draft, se prendi Oden non hai bisogno di un lungo stanziale ma forse più di un atleta veloce e difensore, uno ottimo sarebbe Nocioni (promesso sposo degli Spurs a quanto pare), esperto, ha tiro, difende alla morte, grande QI, ma temo che la MLE di Boston non basti (magari poi la prende agli Spurs), altrimenti ci serve un giocatore alla Marior o alla Josh Howard, in modo che quando Jefferson e Oden non sono in campo insieme provi a correr un attimo di più, vado matto per Josh Smith (che non sembra convinto di firmare le’stensione con Atlanta), mentre non mi convince molto Gerald Wallace (Free Agents).
Se invece dal draft arrivano lunghi extra Oden (Brendan Wright, Horford, Hibbert o Noah) o un esterno o finto tale (come Durant o Julian Wright) abbiamo bisogno di un veterano solido, leggevo ieri che a Denver vorrebbero disfarsi di Camby per motivi salariali, perchè con l’esplosione di Nenè (???) e con il fatto che Kenyon Martin non lo prende nessuno, Camby è l’unico modo per abbassare un cap che va alle stelle. A me sembra una bufala, ma se fosse verà Camby sarebbe perfetto per noi, anche se Denver non scredo si accontenterà del solo contratto di Ratliff, di scelte future e di qualche giovane tra quelli non blindati a Boston.
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Per quanto riguarda il play bisogna capire alcune cose, ossia se West giocherà da guardia o solo da play, cosa può esserci alla 32 oppure se Ainge tenterà di prendere una prima scelta nella seconda metà del primo giro, magari andando a cercare qualche buon play come Law, oppure come “il mio protetto” Critterton. Se si va di play esperto dal mercato io punterei i miei due cent sul veteranissimo Darrell Armstrong, non mi dispiace Steve Blake di Denver.
Camby?? ma magari un sogno per me, il + grande stoppatore in aiuto in circolazione!
scusate ma Josh Smith (mi fà impazzire) è FA?
Josh Smith non è FA ma lo sarà il prossimo anno, però ultimamente ha avuto problemi con lo staff degli Hawks per qualche suo atteggiamento rivedibile. Atlanta dal canto suo lo potrebbe rinnovare in estate per non perderlo il prossimo anno (solita situazione di Jefferson West e Allen da noi), ma nei ruoli 2-3 è molto ingolfata con Marvin Williams in ralpa di lancio, con Joe Johnson e con Josh Childress, quindi secondo non è escluso che se non trovano un accordo sul rinnovo, finisca sul mercato.
in modo che quando Jefferson e Oden non sono in campo insieme (Leo)
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Ecco, se magari a livello di scaramanzia evitassimo di dire queste cose…... abbiamo meno del 20% di probabilità di arrivarci, meno di 1 su 5….
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anche se Denver non scredo si accontenterà del solo contratto di Ratliff (Leo)
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Se non gli basta Theo e magari vicino Ratliff, che si tengano Camby. Ad 8 milioni per le prossime tre stagioni, sono loro ad avere bisogno di scaricare salari, e sono stanco di lunghi ad 8/10 milioni l’anno che vengono a boston per farsi operare nei migliori ospedali. Ricorda che più passano gli anni (e Camby ne ha già 33) più è probabile che cominci ad infortunarsi, a quei livelli.
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Per quanto riguarda il play bisogna capire alcune cose, ossia se West giocherà da guardia o solo da play, cosa può esserci alla 32 (Leo)
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Per me invece è chiaro che o prendi un play famoso, oppure Ainge partirà da Rondo e West, e gli metterà dietro un veterano al minimo o giù di lì. Il discorso per me è in questi termini: prima scelta, un lungo; free-agent, altro lungo ma se c’è un play ottimo la MLE la do a lui ed in seconda scelta vado ancora lungo. Questo, ovviamente, se non ci sono scambi di mercato, in quel caso la geometria del roster cambia completamente a seconda di chi parte e di chi arriva. Il discorso di Camby potrebbe starci se Denver si prendesse anche Telfair, visto che hanno Blake ed Anthony Johnson in scadenza ed Iverson ha scollinato oltre i 32, ma siamo ovviamente nel regno delle ipotesi.
Se non gli basta Theo e magari vicino Ratliff, che si tengano Camby. Ad 8 milioni per le prossime tre stagioni, sono loro ad avere bisogno di scaricare salari, e sono stanco di lunghi ad 8/10 milioni l’anno che vengono a boston per farsi operare nei migliori ospedali. Ricorda che più passano gli anni (e Camby ne ha già 33) più è probabile che cominci ad infortunarsi, a quei livelli. (Legend)
Pienamente d’accordo.
Ogni anno Camby salta diverse partite per infortuni alle sue caviglie di cristallo e considerato che in squadra c’è già chi ha questo soprannome eviterei Marcus camby.
Perfettamente in linea con voi: Camby ha 33 anni compiuti e ha perso una media di 16 partite in ognuna delle ultime quattro stagioni, possiamo rischiare tanto su un giocatore così?
Dovrebbero prendersi Theo e Wally per lasciarci spazio sufficiente per firmare i giovani (e forse non basterebbe neanche) e varrebbe la pena solo scegliendo un esterno molto pronto al draft e se vogliamo puntare molto in alto già l’anno prossimo.
Ecco, se magari a livello di scaramanzia evitassimo di dire queste cose…... abbiamo meno del 20% di probabilità di arrivarci, meno di 1 su 5…. (Legend)
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Io alle scaramanzie ci credo poco, intanto ci si mette pure l’agente di Oden con questa dichiarazione riportata da un insider di ESPN :
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“Conley Sr. added that the dream scenario would be for Oden to land in Boston where the Bill Russell comparisons are ongoing. The Celtics have the second best chance at the No. 1 picks behind Memphis, which has the most Ping-Pong in the lottery based on their league-worst record.”
Con la scelta n°1 risolviamo 2 problemi: il pivot scelgiendo Oden e si facilata per il play.
Mi spiego: possiamo spendere la MLE, cedere scelte future, sacrificare un giovane e Ratliff o Wally per prendere un play di valore.
Vi faccio una domanda: con un pacchetto che comprende Wally (o Ratliff), Allen o Green, scelte future…possiamo arrivare a un play di valore?
Intendo un veterano come Bibby o un giocane come Deron o Cris.
Lele…nn sono lo specialista del Salary-cap…e ti rispondera’ qualcun altro. Pero’...perche’ gli Hornets (esempio), dovrebbero dar via quello che potenzialmente e’ il miglior No 1 della Lega,per accollarsi i giocatori che citi, dei quali 2 sono ‘’vecchi’’ e malconci, uno…nn e’ nessuno (diciamocelo francamente : chi conosce Allen…fuori da Boston ?), ed uno che per il momento ha dimostrato solo di saper schiacciare
e tirare (1 partita su4) ? Idem per Deron. Forse Bibby (che a me non piace, perche’ almeno lui nn e’ piu’ un ragazzino
Lele, Bibby percepisce un salario di 12,5 milioni all’anno che diventeranno 13,5 nella prossima stagione. Quindi la risposta è sì, con Ratliff (11 bistecche e mezza) ed Allen (a bistecca) lo pareggiamo. Il problema però non lo porrei in questi termini, ma mi domanderei (come sicuramente sta facendo Ainge) se sia meglio andare a caccia di un “over 30” iperpagato o rifirmare i nostri giovani (Jefferson in primis), e quindi mantenere contenuti i costi.
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Io alle scaramanzie ci credo poco (Leo)
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Benissimo, se sceglieremo Thabeet sapremo con chi prendercela: i signori Conley ed Ancilli….
Io alle scaramanzie ci credo poco (Leo)
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Benissimo, se sceglieremo Thabeet sapremo con chi prendercela: i signori Conley ed Ancilli…. (Legend)
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Almeno mettici una faccina, messa così sembra una minaccia :-(
Lo sai che sulla prima scelta di quest’anno non scherzo… ;)
“veterani in tribuna al primo starnuto”
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”(Telfair) si è virtualmente visto appoggiare la spada sulla spalla da Ainge e Rivers per l’incoronazione a play titolare”
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Mica male queste frasi. ;)