E' tutto vero ! ! ! ! ! [1770]

di Leonardo Ancilli

Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.

SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]

Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.

SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]

Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.

SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]

I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.

Celtics Raptors @ Roma 06/10/2007 [853]

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L’estate delle sorprese sembra non aver fine.

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Giocava con Paul Pierce al college.

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Si parte con i Wizard, si chiude con i Nets

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Il mio personale saluto ad Al Jefferson

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Divertente richiamo a Roma in ottobre.

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Il dopo draft in casa Celtics

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Solamente una cena non ufficiale per conoscerci

Scambi NBA estate 2007 » [3083]

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Istruzioni per l'acquisto del biglietti per la gara di Roma del 6 ottobre » [709]

Tutte le istruzioni per l’acquisto.

Campionato playoff 2007 » [537]

2° campionato play-off su ICP

SONDAGGIO : Chi scegliereste alla pick #5 ? » [2625]

Le preferenze al draft dei tifosi biancoverdi.

Ma Jefferson è un C oppure una PF? » [775]

Ai posteri l’ardua sentenza…

MOCK DRAFT 2007 » [471]

Il mock draft ufficiale di playitusa.com

SONDAGGIO: quale gioco per i Celtics? » [682]

Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?

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Boston Celtics mid-season report

di Christian Spazian / 21 February 2006

L’allenatore

In genere quando le cose vanno male, o non benissimo come nel caso dei Celtics di quest’anno, s’incolpa sempre l’allenatore. È un atteggiamento discutibile nella sua semplicità, perché c’è l’illusione di rendere facili cose che probabilmente sono molto più complicate. L’allontanamento in genere porta spesso un immediato ritorno positivo in termini di risultati, ma non sempre i problemi sono risolti e quindi dopo poco tempo si ritorna a navigare in acque torbide.

È questo il caso di coach Doc Rivers? Non è semplice rispondere a questa domanda, come è giusto che sia, ma possiamo individuare degli elementi che possono far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, fermo restando che è giusto ribadire che Rivers è un allenatore prettamente offensivo, confermato da lui stesso, dirigenti e giocatori stessi, quando il commento su Rivers durante gli allenamenti è: “ci fa giocare al 90% sulla parte offensiva ed al 10% su quella difensiva”. Che sia un pregio od un difetto lo vedremo dopo.

Il lato positivo più evidente è che Pierce sta giocando la sua migliore stagione in carriera. Ovviamente non è tutto merito di Rivers, anzi, gran parte del merito va al giocatore, ma non si può negare che Doc è riuscito a migliorarlo dandogli la possibilità di elevare il suo bagaglio offensivo. Fino alla sua partenza, anche Davis stava giocando la sua migliore pallacanestro ed anche Raef non sfigura affatto quando è in forma fisicamente.

Peccato che i lati positivi finiscano qui. Quello che più gli additano i suoi detrattori è la palese mancanza di fiducia nei giovani, un playbook molto povero ed una difesa che rasenta l’assenza.

Iniziamo dalla difesa. Non è vero che Rivers non ama la difesa, è solo che preferisce concentrarsi sull’attacco perché ritiene che solo con un buon attacco si può vincere una partita. Tutto vero, tranne quella parolina di troppo, “solo”, che fa capire come Doc non abbia ben capito che una buona difesa è tanto importante quanto un buon attacco. Vero è che la difesa è buona se il giocatore s’impegna mentalmente ad applicarla, ma se la trascuri in allenamento i giocatori non riescono ad applicarla in campo.

Proseguiamo col playbook. Quello che i media e qualunque persona che sia dotata di buon senso odiano sono le promesse non mantenute; la scorsa estate Rivers ha promesso un ampliamento del playbook per migliorare l’integrazione ed il gioco dei giovani (allora si parlava di Jefferson, ma è ovvio che va esteso a tutti gli under-25 in roster). Risultato: nullo. Non si è visto nessun tipo di schema utile ai giovani.

Finiamo con la mancanza di fiducia a questi poveri giovani (poveri si fa per dire, visto che prendono uno stipendio che un metalmeccanico si può solo sognare). Rivers ha fatto chiaramente capire che è tranquillo quando mette in campo giocatori con anni di esperienza alle spalle, ma purtroppo per lui i Celtics puntano tutte le loro possibilità di vincere il titolo sui giovani, e se non li si fa giocare in modo adeguato cresceranno meno di quello che potrebbero fare. A meno che…

Il general manager

A meno che non sia stato tutto combinato. Spieghiamo meglio.

Ora siamo passati nella sezione dedicata al general manager Danny Ainge perché l’argomento del contendere riguarda il buon Danny, Rivers è solo un esecutore. Ma facciamo un passo indietro.

Ainge è stato così bravo a scegliere al draft che si ritrova in questi anni di sua gestione un pacchetto di giovani con eccellenti prospettive, ma questo ha fatto si che fosse più conveniente scambiare o non rifirmare i veterani che occupavano i ruoli di questi giovani emergenti, tenendo solo chi è virtualmente inscambiabile o chi è veramente un fuoriclasse. In questi anni ogni stagione è buona per scambiare tutti i veterani necessari, anche con strascichi polemici.

Ecco quindi che non serve un veterano in cabina di regia, di fatto lanciando West. In guardia Green è ancora molto indietro, ecco che quindi arriva Szczerbiak, in grado di portare talento nel ruolo, interscambiabile con Pierce in ala piccola. Arriviamo infine nel settore lunghi.

In questa stagione Ainge si ritrova un Jefferson in rampa di lancio ed un Perkins che accelera nella sua crescita, i quali non trovano abbastanza spazio per fare l’esperienza necessaria per crescere ulteriormente. Ecco quindi che non viene rifirmato Walker. C’è un ultimo scoglio: Blount. Rifirmato quando non si sapeva se e come i giovani lunghi potessero contribuire, ora la crescita notevole di Al e Perk rende di fatto Blount inutile, ma purtroppo ha un contratto non elevato, ma obiettivamente troppo lungo da poter scambiare facilmente sul mercato.

Conoscete tutti la conclusione: Blount scambiato per, tra le altre cose, un giocatore che ha un contratto in scadenza quest’anno che non rientra nei piani dei Celtics, quindi spazio ai giovani. Ma come si è arrivati a questa conclusione? Mago Ainge? Pollo chi lo ha preso? O c’è qualcosa d’altro? Noi crediamo che ci sia qualcosa di poco chiaro nella vicenda. Seguiteci.

Quando Blount sbagliava l’insbagliabile rimaneva tranquillamente in campo, una palla persa in modo ignobile in un finale punto a punto, un rimbalzo preso dall’avversario in testa a lui non erano sufficienti a relegarlo in panchina. Invece per i lunghi giovani era tutta un’altra storia: panchinata al minimo errore, niente prolungamento di minuti neanche in giornata di grazia. Cose assurde che hanno gridato allo scandalo, e noi con loro.

Ora però ci stiamo ricredendo, ipotizzando che dei seri professionisti non compiono errori così evidenti (anche se il passato ci dice che sono già capitate situazioni del genere). L’ipotesi che sta nascendo è che Ainge, con la collaborazione di Rivers, ha deliberatamente messo in risalto le qualità di Blount per farlo “mettere in vetrina” ed invitare le altre franchigie a prenderlo. Visto che alla fine Blount è stato scambiato, l’obiettivo è stato raggiunto.

Non è una pratica scandalosa, lo fanno tutti quando devono o vogliono scambiare qualcuno, anzi, è già capitato che è la stessa squadra interessata a prenderlo che chiede di farlo giocare per vedere se fa al caso suo.

Se quest’ipotesi è vera si spiegherebbero molte cose: Blount in campo anche quando gioca male, quando gioca peggio di Al e Perk, quando non difende, quando perde palloni, quando prende un numero di rimbalzi ridicolo per il suo ruolo.

Questo aspetto positivo della vicenda però si porta il dubbio che molte partite siano state perse proprio per la “vetrina” di Blount, e questo non è positivo.

I giocatori

Analizziamo i giocatori uno per uno commentando la loro stagione e cosa potranno fare nei Celtics nelle successive.

Paul Pierce
Sta producendo la sua migliore stagione in carriera. Leader indiscusso come rendimento fatica a diventarlo in spogliatoio, se uno dei giovani (West?) potrà diventarlo in futuro, lui di certo non si opporrà. L’arrivo di Szczerbiak ha significato una cosa certa: Pierce non si sposta da Boston, succeda quel che succeda. La speranza è che entro 3-4 anni, quando la sua parabola inizierà inevitabilmente a discendere, i Celtics potranno essere una squadra da titolo. Nella sezione “il futuro” proveremo a capirlo.

Delonte West
Un secondo anno subito dietro a Pierce? Eggià, è proprio così. West sta giocando molto bene, un miglioramento incredibile in un solo anno che non si possono riassumere nelle sole cifre. Sta imparando a fare il play, è un lavoro lungo, ma già iniziano a fioccare i primi paragoni con un vecchio Celtics: Billups. Nessuno sa se potrà diventare come lui, ma le orme che ha iniziato a calcare sono proprio le sue. La sua crescita giova e potrà giovare sempre più a tutta la squadra.

Wally Szczerbiak
Inserito solo al terzo posto perchè finora non è riuscito ad integrarsi bene nel meccanismo, se mai ne abbia uno, di coach Rivers. In ogni caso un nuovo arrivo necessita sempre di tempo per integrarsi, quindi non deve suscitare preoccupazioni. I risultati veri del suo arrivo si vedranno soltanto l’anno prossimo, ma già nel finale di questa stagione potremo capire cosa potrà dare Wally ai Celtics.

Raef LaFrentz
Nonostante i suoi problemi fisici lo attanaglino da alcuni mesi, Raef continua a giocare ed a contribuire come può. Recentemente sembra aver risolto i suoi problemi ed i risultati si ricominciano a vedere. Molto utile a portare fuori dall’area i lunghi avversari, può punire dalla lunga distanza e liberare l’area per i due giovani Jefferson e Perkins. La sua intelligenza cestistica è alta, purtroppo il suo fisico non riesce a far giustificare il suo faraonico contratto. In caso di costruzione di una squadra da titolo entro 3-4 anni la sua presenza in roster difficilmente sarà di primo piano, più probabilmente non sarà presente in roster.

Kendrick Perkins
Perkins migliore di Jefferson? Eh si, ma solo come rendimento stagionale. Più d’un osservatore lo ha indiziato come bufala nelle Summer Leagues, un’altra occasione persa per stare zitti. Non è adatto per quelle manifestazioni, a lui servono palcoscenici più seri per dare il meglio di sé, infatti in stagione regolare ha dimostrato fin da ora di poter giocare centro senza sfigurare contro nessuno. La strada per vincere gli scontri diretti è lunga, ma il ragazzo ha dimostrato di saper lavorare duro, e lo farà.

Al Jefferson
Nonostante abbia mostrato lampi di classe sopraffina, non è riuscito a dimostrare appieno il suo valore, un po’ per colpa sua, un po’ per altre colpe (leggi Rivers), fatto sta che è dietro al compagno di sportellate Perkins. Una cosa è certa: come prospettive a medio termine può diventare un dominatore, gli serve solo un allenatore che creda in lui.

Ryan Gomes
Esploso nelle ultime tre gare prima della pausa per l’All-Star Weekend grazie alle assenze contemporanee di Jefferson e Perkins, è il classico tweener che è troppo lento per giocare ala piccola e troppo basso per giocare ala grande. Lui sembra prediligere quest’ultimo ruolo e probabilmente lì si giocherà le sue chance di rimanere nell’NBA, anche se questi assaggi sono molto gustosi. Gli aspettano mesi di duro lavoro, probabilmente non sarà mai un titolare fisso di una squadra da titolo, ma anche i comprimari sono utili e lui potrà benissimo svolgere questo ruolo.

Tony Allen
L’infortunio estivo, ancora poco chiaro nella sua esatta dinamica, continua a non dargli tregua e non vediamo come si possa risolvere a breve. È facile che si trascinerà questo problema per tutta la stagione e solo dopo un’attenta estate dedicata a curarsi ed a rimettersi in senso dal punto di vista fisico potrà tornare ad essere quella fantastica guardia in grado di poter giocare in quintetto fin dal suo primo anno, guai giudiziari permettendo.

Orien Greene
Ainge gli ha visto del potenziale, quindi vale la pena di scoprire le carte e vedere quanto può contribuire. Ottimo atletismo, altissimo per il ruolo (1,93 o 6-4 è raro trovarlo), ma non è chiaro cosa potrà diventare. Una sola cosa è certa: è carente in molti aspetti del gioco, quindi dovrà lavorare tantissimo.

Brian Scalabrine
Il suo arrivo estivo non ha fatto fare salti di gioia e la stagione giocata fino ad adesso ha solo confermato queste perplessità, se non aumentate. Qualche giocata positiva in momenti critici durante le varie partite stagionali ha evitato di etichettarlo come “bufala”, ma da lui ci si aspetterebbe di più. Un allenatore che non crede in lui acuisce questo rendimento deludente.

Dan Dickau
Molto sfortunato per l’infortunio che lo terrà fermo per tutta la stagione, ma la sua assenza non procura enormi problemi, visto che non ha inciso molto nelle poche settimane di militanza. Vero è che un play come lui necessita di conoscere bene l’ambiente e tutti i giocatori, quindi non è detto che sarebbe potuto venire fuori alla distanza. Se rimarrà nei Celtics potremo verificarlo l’anno prossimo, una seconda opportunità a nostro avviso non gli va negata.

Gerald Green
Lavoro, lavoro, lavoro, pesi, tecnica, tiro e poi lavoro, lavoro e lavoro. Ecco il programma del ragazzo per i prossimi mesi. La sua assegnazione alla NBDL non dev’essere identificata come bocciatura, ma la necessità di non lasciarlo inattivo durante il suo lavoro. È stato definito “il nuovo McGrady”, “il nuovo Penny”, ed il bello è che non c’è motivo per pentirsene, perché l’enorme potenziale è sotto gli occhi di tutti, purtroppo si sapeva che fosse indietro nell’apprendimento del gioco a livello NBA, ma sinceramente non si pensava come fosse così indietro. Vale sicuramente la pena aspettarlo.

Dwayne Jones
Arrivato con la trade con Minnesota, ha dimostrato di poter essere un dominatore delle plance della NBDL, ma l’NBA è tutta un’altra cosa. È giovane, alto e volenteroso, non c’è motivo di non dargli una possibilità, ma anche per lui il lavoro deve occupare tutti i suoi pensieri.

Michael Olowokandi
É in roster solo perchè il suo contratto è in scadenza e non c’è nessuna possibilità di rivederlo in biancoverde l’anno prossimo… per fortuna.

Il futuro

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Possiamo dividere questa risposta in tre parti: questa stagione, medio termine (due-tre stagioni) e lungo termine (oltre le tre stagioni).

Questa stagione
Se si vuole trovare come esempio una stagione dove va tutto male, forse la presente potrebbe fare al caso nostro. Tra innumerevoli finali persi punto a punto, infortuni, scambi, giovani non ancora pronti e veterani da mettere in vetrina, i Celtics non sono mai riusciti a giocare tranquillamente, e si vede nella mancanza di una striscia vincente di tre partite.

Molti azzardano che si potrebbe lasciar andare la stagione, considerarla persa per concentrarsi sulla prossima e magari poter usufruire di palline favorevoli in sede di draft, ma la voglia di lottare sempre a comunque tipica dei Celtics cozza pesantemente con questo pensiero.

In linea generale non è auspicabile avere stagione perdenti perché è da evitare come la peste l’aurea di fatalismo alla sconfitta tipica di franchigie che non vinceranno mai nulla. Vero è anche che una stagione andata male non ha proibito ad altre franchigie di poter fare la voce grossa negli anni successivi, aiutati dalla dea bendata in sede di draft (chi ha detto San Antonio?), quindi non è da vedere come fallimento completo la mancata partecipazione ai play-off, perché il talento nei Celtics c’è eccome, bisogna solo saperlo coltivare al meglio.

È altresì vero che una partecipazione ai play-off non farebbe che bene ai giovani che si stanno affacciando al mondo NBA con molti minuti sulle spalle. Questa partecipazione a nostro avviso dipende da due situazioni: quanto s’integreranno Szczerbiak e Pierce e quanto potranno migliorare i giovani lunghi. Più si risponde positivamente alle due domande, più le possibilità di partecipare ai play-off salirà.

Non nascondiamo che vediamo disegnata dal sarto la maglia col Lepreuchan addosso ad Andrea Bargnani e non facciamo difficoltà ad ammettere che la componente campanilistica sta influenzando pesantemente il nostro giudizio, ma se è vero (e non lo è) che Andrea sarà chiamato mal che vada al quinto pick (ma non dicevano così anche di Gerald Green?) vuol dire che un suo approdo in biancoverde deve passare per una brutta stagione, cosa che farebbe nascere l’eterna diatriba simile al famoso “è nato prima l’uovo o la gallina?”; nel nostro caso: speriamo di perdere molto per avere un buon pick al draft o speriamo di vincere molto così partecipiamo ai play-off?

Lasciamo questa diatriba e vediamo perché Andrea potrebbe essere un buon Celtic. Il primo vero italiano con reali speranze di giocare seriamente nell’NBA sarà una pubblicità immensa nello stivale per quella franchigia che lo sceglierà (sport inferiore permettendo), ma se andiamo a vedere caratteristiche più pratiche, noi vediamo in Andrea un clone di LaFrentz: ottimo nel tiro da tre, buon gioco dentro-fuori, capacità di portare il suo uomo (necessariamente un lungo) in giro per il campo, facilità ad affondare a canestro se è il caso. Mancano i movimenti da pivot ed è una mancanza che potrà pesare, ma ha tutto il tempo di impararseli.

Per il resto, questo sarà un draft molto povero e quindi un pick di medio livello non serve praticamente a nulla, ma i Celtics pensino a giocare bene, per il draft c’è tempo.

A medio termine (due-tre stagioni)
Se è relativamente facile dire cosa aspettarsi per questa stagione, farlo per le stagioni successive inizia ad essere complicato, non solo perché le previsioni a medio termine comportano sempre un certo livello di incertezza, ma soprattutto perché non si sa cosa voglia la dirigenza e cosa il mercato, la fortuna e la bravura porteranno ai Celtics.

In questo momento sappiamo che Ainge vuole portare i Celtics al titolo e lo farà certamente con Pierce. Ovviamente questo porta a pensare che se non succederà entro 3-4 anni difficilmente potrà avvenire ancora con Pierce come punta di diamante per ovvi problemi legati all’età. Nei 2-3 anni in considerazione in questa sottosezione possiamo pensare che Ainge cerchi di far crescere il più velocemente possibile i giovani in roster e nel contempo affianchi a Pierce più talento possibile utile subito.

In questo contesto è facile vedere lo scambio Szczerbiak-Davis come una naturale conseguenza di questo piano: liberare spazio (Blount, Banks, Reed) ai giovani per farli crescere meglio ed aumentare se possibile il talento di giocatori pronti subito. Che poi questo talento sia utile alla causa è tutto da dimostrare, anche se logica dice che un tiratore affidabile come Szczerbiak ed in grado di fare anche altre cose (rimbalzi, recuperi ecc.) sia perfetto per un eccellente penetratore come Pierce. Tutto questo però sarà sospeso come giudizio fino almeno all’anno prossimo, dove si potranno conoscere meglio e poter dare il massimo.

A lungo termine (oltre le tre stagioni)
Se il medio termine è difficile, si può immaginare come il lungo termine inizi a rasentare l’ipotesi fantasiosa, o quasi. Nel cercare di formulare previsioni a lungo termine il più possibile verosimili, la prima risposta da dare è: Pierce sarà ancora in biancoverde? Si perché il giocatore ha ancora due anni garantiti ed un terzo con opzione a sua scelta, ma riteniamo che non voglia privarsi di più di 16 milioni di dollari andando a giocare altrove. Fin da ora Ainge sta cercando, a nostro avviso giustamente, di fargli firmare un’estensione di contratto che lo porterà virtualmente a fargli concludere la carriera a Boston, il problema è vedere se Pierce vuole firmarlo.

È possibile che il giocatore voglia prima vedere se la squadra sia in grado di lottare per il titolo, ma non lo riteniamo un mercenario che vuole andare dove si vince il titolo abbandonando a cuor leggero la squadra dove ha militato per tutta la sua carriera. Lui vuole vincere e vuole farlo a Boston, questa è una cosa certa, dichiarato da lui stesso in più occasioni. Inoltre lui merita di avere una squadra che lo possa portare a lottare per il titolo, però questo è un altro paio di maniche.

Riteniamo impossibile che questa sia la squadra che leggeremo fra tre anni nel roster perché sicuramente Ainge cercherà di migliorarla, se poi ce la farà lo giudicheremo strada facendo. Non possiamo che ipotizzare che i giovani siano migliorati, con i lunghi che fanno la voce grossa in area, West regolarmente in cabina di regia, Allen sistemato ed un buon cambio, Green che si è già fatto esperienza ed inizia ad avere minuti importanti, ma sono tutte cose poco certe perchè se arriva il Bosh di turno saltano tutti i programmi e si può ambire a partecipare alla finale NBA a medio termine.

Una cosa è certa: con Ainge non ci annoieremo.

1004 giorni fa / Leonardo Ancilli ha scritto:
Capitolo Rivers : Io ho tanti dubbi, ma dopo tre mesi e passa di gara ne ho uno a cui proprio non riesco a trovare una soluzione : come mai Rivers vuole giocare gare veloci sempre vicine ai 180 possessi quando non ha un lungo che sia uno adatto a farlo. Di fatto questa sua concezione tecnica, cozza clamorosamente con i due lunghi giovani da valorizzare, infatti nel suo basket Perkins e Jefferson in campo insieme non puoi permetterteli. Inoltre è arrivato anche Szczerbiak che sarebbe adattissimo per un gioco da metà campo, quindi mi auspico un netto cambio di direzione in merito.

Capitolo giovani : la vetrina data a Blount giustifica in parte il loro scarso utilizzo, ma non nascondiamoci dietro un dito Rivers preferisce un veterano collaudato ad un giovane talentuoso, non a caso LaFrentz è stato fatto giocare infortunato un mese e mezzo invece di dare spazio ai giovani. peccato perchè poi quando Rivers è stato costretto a puntare sui giovani dalle circostanze come con West le risposte sono state molto soddisfacienti.

Capitolo Ainge : io credo nel suo progetto, però a questo punto deve arrivare la mossa che ci fa fare un primo salto di qualità, non si può certo rimandare ad oltranza una mossa che attendevamo già dalla deadline del 2005.
1004 giorni fa / Michele ha scritto:
Mamma mia, che articolone, così completo che è difficile da commentare organicamente.
Provo ad andare per ordine.

Allenatore – utilizzo dei giovani: abbiamo capito che il giochino Blount era un male necessario, ma anche coincidente con il ritardo di forma fisica di inizio campionato di Jefferson per l’infortunio; in ogni caso, per entrambi, era necessario un periodo per capire la loro consistenza tecnica, fisica e mentale, forse ci ha messo un pochino troppo, per questo gli darei un 5.
difesa: ci lavorano poco, pare, e viene privilegiato l’attaco; i frutti si sono visti attorno a dicembre, quando eravamo il migliore attacco e la peggiore difesa della lega. ora si ricomincia da capo e vorrei sapere se le percentuali sono cambiate, voto 5.
playbook: falso problema che dipende dalle capacità dei tuoi giocatori; che senso ha usare venti giochi se ne eseguono bene tre? oppure se funzionano bene tre, perchè ne servono venti? il nostro problema non è stato segnare molto, al massimo eseguire bene nei momenti caldi, ma con i giovani e Blount in campo quanto è colpa di Rivers? voto 5,5.
A favore di Rivers aggiungerei anche i clamorosi progressi di West e il rendimento pre infortunio di Perkins.

Il GM – Forse abbiamo sopravvalutato Jefferson a inizio anno e paghiamo questo, altrimenti consideriamo che due tra i giovani che ha scelto sono in quintetto e ci soddisfano.
Veal e Dickau non sono andati bene, ma non erano attesi come i salvatori della patria.
E’ riuscito a dare via Blount (qualcuno dubitava fosse possibile) senza indebolire il nucleo della squadra.
Voto: 6,5

Giocatori – sopra o pari alle attese: Pierce, West, Perkins, La Frentz, Gomes, Greene
sotto le attese: Jefferson, Allen, Dickau, Veal
giudizio sospeso: Szczerbiak, Green

Futuro – abbiamo la palla di vetro? ovviamente no, possiamo sperare nei progressi del gruppo attuale e in qualche innesto mirato. La possibilità di vincere un titolo dipende anche dagli altri, se, ipotizzo, Lebron James dall’anno prossimo si trasferisce in una squadra tipo Dallas, hai voglia sperare….......
1004 giorni fa / cristiano ha scritto:
Buongiorno,
sono ‘’fuori’’ dal mondo NBA da qualche anno (leggere : da quando abito in Svizzera, con poca possibilita’ di vedere partite NBA,ne’ di leggere ASB), dunque anche se penso
di avere piu’esperienza cestistica di voi (41 anni…30 passati a giocare ad infimi livelli…ma almeno,rispetto a voi ho visto i grandi celtics anni 80…:-)
...nn vado a ‘’sparare’’ sentenze !
A mio avviso il nucleo di questi Celtics e’ attualmente modesto; un discreto attacco e’surclassato da una pessima difesa e soprattutto (parere mio…nn linciatemi),
la ns ‘’stella’’ gioca nel ruolo attualmente (ma da sempre…)
meno importante del basket moderno. Se sei un 2-3 o
ti chiami Jordan (e forse Le Bron…ma staremo a vedere)..oppure nn riesci ad elevare di tanto il livello della tua squadra (vedi Kobe).
...sicuramente mi sbaglio, ma cambierei PP al volo fin quando ha un certo valore di mercato. Per prendere chi ?
Non lo so, onestamente, ma PP nn puo’ e nn riesce a farci fare il salto di qualita’...dunque…
1004 giorni fa / cristiano ha scritto:
...dimenticavo…e qui..lancio la pietra e nascondo la mano, come si dice dalle mie parti…:
Secondo voi, alla fin fine…PP e’ davvero una stella, oppure i suoi numeri sono dovuti alla scarsezza di chi gli sta intorno (...un po’ alla Walker per intenderci…).
Noto di PP 3-4 cose che fanno pensare, ossia (e mi scuso se mi sbaglio) :
1 ) le sue migliori partite sono dei loosing-efforts
2 ) tira con l’ 80% dalla lunetta…ma il 20% che sbaglia sono spesso liberi tirati negli ultimi 60 secondi
3 ) quale e’ il suo rapporto fra ‘’tiri vincenti at the buzzer’’
e ‘’tiri sbagliati at the buzzer’’ ?
4 ) salvo non frequentissime eccezioni, se segna non rimbalza, se rimbalza non da assists…

vabbe’...avete capito…PP non mi piace :-)
Cristiano
1004 giorni fa / Nomar ha scritto:
..nel frattempo però siamo bellamente in fondo alla conference (..contate le squadre che abbiamo dietro..si fa presto), una rotazione consolidata non si vede, il nostro miglior giocatore è scontento ed è sulla bocca di ogni GM del pianeta. Ricordo che da queste parti in estate si favoleggiava di playoff in carrozza…è il lavoro di Ainge che valutato, a oggi, molto negativamente. I Celtics sono un cantiere perennemente aperto e, soprattutto, a oggi, con un talento complessivo a disposizione….imbarazzante. Poi Rivers ha la sua parte, ma in queste condizioni nessuno può lavorare bene.
E nn apro il capitolo FA, per carità di patria… mi sembra che Ainge sia giudicato con troppa indulgenza e nn me lo spiego….
1004 giorni fa / Christian ha scritto:
Per Nomar: a me sembra che si voglia l’uovo oggi, senza pensare che bisogna puntare alla gallina domani.

Per Cristiano: anche Jordan all’inizio della sua carriera aveva ottimi numeri, ma una squadra che lo supportava. Ainge sta cercando di creargliela. Che mi dici delle ipotesi sul futuro dell’articolo?
1004 giorni fa / Leonardo Ancilli ha scritto:
Cristiano un unico appunto : hai visto cosa ha fatto pierce nei finali di tempo con Cleveland ?

E’ vero qualche tiro sbagliato di troppo nei finali, ma spesso Rivers ce lo ha portato con 42-44 minuti sul groppone, sperare di averlo anche lucido è chiedere troppo. Se proprio devo muovergli una critica mi preoccupo più di qualche persa dolorosa di troppo. Andare a fare una percentuale sugli winning shot non mi sembra un buon metodo di valutazione Jordan a Washington li sbagliò quasi tutti, LeBron credo che ne abbia segnati pochissimi, Hamilton per farti un esempio solo uno a UConn e uno a Detroit (quello contro di noi).
1004 giorni fa / cristiano ha scritto:
oggi nessuna voglia di lavorare…allora torno giovane e mi rimetto il cappellino bianco-verde :-)

1) x Leonardo : hai ragione, il ‘’tiro decisivo’’ nn e’
sintomatico di gran campione,ne’ quello sbagliato di gran bufala (pero’ Jordan a Washington aveva 41 annni…),dunque ritiro l’appunto a PP :-) (pero’ ricorda che MJ ha..iniziato segnando il winner in NCAA a 19 anni…ed ha finito mettendo il winner nella seconda finale con Utah…)
2 ) x Christian : hai perfettamente ragione ! Jordan per 2 anni ha avuto ‘’solo’’ grandi numeri, poi gli si e’ data la spalla giusta (Pippen) e sono arrivati i 3+3 titoli. Pero’,a prescindere dal valore intrinseco dei 2 giocatori (obiettivamente…Jordan lo vedo superiore a PP…),va detto
che la coppia Jordan-Pippen si e’ composta quando MJ aveva 24 o 25 anni, ci sono voluti 2-3 anni di amalgama..poi sono arrivati i titoli. PP ha gia’ 29 anni,ha l’eta’ perfetta per esere inserito in un team vincente…ma ha ancora l’eta’ per essere il fulcro di un team futuribile ?
Vedete, io divido in 3 categorie la simbiosi ‘’campione/squadra’’, ossia :
1) campioni inseriti in squadre che vincono titoli : vedi
Larry-Boston anni 80, Magic-Lakers stessi anni, Jordan,
Olaj-Houston,Robinson-SA ecc ! Ecco, chi ce li ha…se li tiene e ringrazia il buon Dio (ovvio…)
2) campioni in squadre da titolo…senza mai vincerlo: vedi Stockton-Malone-Utah, Ewing-NY, Payton-Seattle,Drexler-Portland ed altri. Ecco, loro nn hanno mai vinto, pero’ hanno portato le loro squadre ad 1-2-3 finali e sempre a bilanci stagionali importanti. Allora si rischia nel tenerli,si spera che…sia l’anno buono e comunque, per mala che vada si fa un bilancio 52-30, finale di Conference ed in fondo poi…e’ solo una squadra a vincere l’anello
3) gli altri…: ossia gli Iverson, in passato i Barkley e…decine di altri…fra i quali PP ! Io, facessi il manager, dopo aver visto che il PP di turno mi fa 4-5 campionati di alto livello…senza far decollare la squadra (e Boston e’decollata una sola volta, ma direi solo per un’infinita serie di circostanze favorevoli)...allora tento la trade.

...deve essere per questo che Ainge fa il GM ed io no…:-)
Cristiano
1004 giorni fa / Legend ha scritto:
X Cristiano:

Non preoccuparti, qui non è che siamo tutti “tifosi-ragazzini”: io ne compio 42 in marzo, e lo stesso Michele, che fischietta più sopra, è pure più “datato”.
Se ti piace discorrere di Celtics, hai un po’ di tempo libero e ti piace metterti quel cappellino (vome piace a noi), vieni su
http://it.groups.yahoo.com/group/Italian-Celtics-Pride/

lì discutiamo amabilmente o meno di Celtics d’oggi e di ieri, di leader e primedonne, di scelte ed errori, di tutto quello che può far diventare Boston una squadra da titolo e noi dei tifosi felici…...

P.S. su Pierce: non è un leader, ok, ma non lo erano neanche Parish o McHale. Per me ha le stimmate della stella, ma ha bisogno di qualcuno che lo “inneschi”, che lo “liberi” dalla responsabilità di essere il “Messia Biancoverde”. Non Walker, che allo stesso tempo era un leader in campo ed un cattivo esempio fuori, ma un giocatore che possa spingerlo a fare di più e meglio. Pippen senza MJ, sarebbe stato solo un altro Cliff Robinson, un altro Latrell Sprewell…..
1003 giorni fa / Max Giordan ha scritto:
Stupendo mid season report: magari non condivido qualche parte, ma generalmente sono daccordo con Chris, e comunque chissenefrega se su certi punti siamo di opinioni diverse, bellissimo articolo, completissimo e scorrevole!!!
1003 giorni fa / Nomar ha scritto:
Il re è nudo !!! Partiamo dal record (21-32, buono per il 10 posto nella nn clamorosa Eastern di oggi)...Poi valutate, ripeto, il talento complessivo attuale del roster e ditemi se siamo messi bene. Ma soprattutto, Ainge ha smontato una squadra, ha messo il suo marchio sul roster(..e fin qui, passi, tra l’altro le sue prime mosse nn erano pessime) ma una direzione a oggi nn c’è. Una squadra che giocava entro i suoi limiti e che soprattutto era più della somma delle parti, con due leader riconosciuti e (cosa nn da poco, davvero) compatibili, una chiara identità difensiva…questo c’era e oggi cosa abbiamo? ...Ultimo esempio : nn mi convincono le motivazioni per cui è arrivato Wally..all’interno del progetto-ricostruzione no perchè ha 29 anni, gioca nello stesso ruolo di PP quindi nn ha nemmeno senso ‘tattico’(..e nn parlatemi di spacing per favore…)..ma in sostanza, trovo pazzesco che ci si dlunghi su ‘Pierce vincente si/no’ – quando siamo in partita, se ci siamo, grazie a lui – e altri dettagliuzzi (..assolutamente lunare la diatriba sul ruolo nn decisivo nella NBA di oggi : ma Bryant, McGrady, James etc in che ruolo giocano???) e ci sia molta, troppa indulgenza a giudicare Ainge.
1002 giorni fa / cristiano ha scritto:
Nomar, scusa…nn per fare polemica
(ci mancherebbe…siamo tutti sulla stessa sponda :-)...
ma di cosa parli nella seconda parte del tuo ultimo post ????
1 ) Wally nello stesso ruolo di PP ? guarda che l’avere
la stessa altezza nn vuol dire giocare nello stesso ruolo…
Wally e’ un tiratore puro (che PP nn e’, e che i ns Celtics nn avevano), dunque,secondo me, e’ un potenziale ottimo acquisto,proprio perche’ (in teoria…) impedisce alle difese avversarie di chiudersi troppo
2 )...assolutamente lunare la diatriba…! Bah, forse sara’ lunare, ma vorrei farti notare che Mc Grady sia a Toronto, che a Orlando che a Houston…gran bilanci stagionali nn ne ha fatti; che LeBron per il momento nn ha giocato neppure una partita di play-offs, idem Kobe da quando se
ne e’ andato Shaq.
Dunque la mia idea sara’ lunare…ma tu ne confermi l’esattezza, grazie :-)
cristiano
1002 giorni fa / Nomar ha scritto:
Mah, resto della mia opinione; che i giocatori menzionati sono di gran lunga i migliori in quanto a talento nella NBA di oggi e quindi nn credo si possa definire il loro ruolo come poco rilevante; mettere insieme il McGrady di Toronto e il Bryant di quest’anno lo trovo difficiletto qualsivoglia paragone si intenda fare; e tirare meglio da fuori nn significa che Wally nn sia un ala piccola naturale come PP; per farli giocare insieme c’è anche un prezzo – a livello tattico – da pagare, mentre avevamo altre esigenze da coprire con eventuali scambi a livello di roster.
In generale, nn si può davvero a mio avviso essere soddisfatti del bilancio di metà stagione – anzi.. – e soprattutto nn mi spiego perchè, davanti a questa situazione, si preferisca discutere alcuni giocatori (...l’immenso ‘pol pirs’ come dice mio figlio, poi…argh !!! )piuttosto che cominciare a mettere in discussione più severamente Ainge e le sue decisioni (..o meglio, la sua ‘filosofia’..).
1002 giorni fa / cristiano ha scritto:
Nomar…beato te che hai un figlio che dice ‘’pol pirce’...:
io sono un vecchio gatto 41enne e di nuovo scapolo(bianco-verde pero’ :-) )
Nn so se hai letto il mio primo post su questo Sito : purtroppo vedo pochissimo basket NBA qui da Ginevra,
dunque parlo un po’...alla cieca,sulla base solo di una comunque 30nnale esperienza di basket. Dunque sicuramente hai ragione sulla difficile convivenza di 2 ali piccole anche se di caratteristiche diverse ed ancor piu’sicuramente hai ragione ‘’scaricando’’ piu’ colpe du Ainge che sui giocatori (pero’ ho visto un paio di partite dei Nostri e la loro difesa mi ha fatto pena…dunque al limite ‘’colpa’’ anche di chi e come li schiera.)
Sull’ultimo (anzi il primo) punto…mantengo la mia idea, ma ti ripeto che anche nel tuo ultimo post (che condivido)...mi dai ragione : i 3 che citi sono sicuramente fra i migliori e piu’talentuosi giocatori in NBA attualmente…pero’ nessuno di loro e’riuscito,ne’ riesce a portare ad alti livelli la sua squadra. In breve : O’Neal da solo ha portato Orlando in Finale, Olaj da solo o quasi ha vinto 2 titoli NBA, M.Malone da solo ha portato una squadra di schiappe in finale; mentre un’ala-piccola per talentuosa e forte che sia, nn riesce ad elevare eventuali scarsi compagni al punto di portarli a certi risultati (e Mc Grady nn ci riesce neppure con Yao…e questo mi fa pensare..). In fondo, nn si gioca per mettere a referto 30p+15r.+10a. ma per vincere un titolo. Ovviamente tutto quanto sopra nn vale per MJ…ma lui era MJ :-)
buona serata a tutti…alle 20.15 e’ ora di uscire d’ufficio…

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