di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Sergio Decristofaro / 2 October 2006
Da che basket è basket parlare di playmakers significa tastare il polso di una squadra. Nel caso dei Celtics di quest’anno però, significa anche esplorare profondamente l’immaginario e le speranze dei tifosi e scoprire alcune delle carte su cui dirigenza e staff puntano per una stagione vincente. I motivi sono molteplici: per prima cosa è il ruolo dove si è cambiato di più (evidentemente Ainge è rimasto deluso dagli interpreti del ruolo l’anno scorso) quindi è lecito attendersi i principali progressi in questo ruolo; e secondo perché le dichiarazioni d’intenti dell’allenatore per quest’anno sono di correre, e per giocare in questo modo c’è bisogno di play che incarnino tale filosofia. È ormai da qualche anno che i Celtics cercano certezze in cabina di regia, andiamo a scoprire i giocatori che dovrebbero fornire tali certezze:

Delonte West:
Nato: 26 luglio 1983
Altezza: 6’4’’/ 1,93 m
Peso: 180 lbs/ 81,6 kg
Università: Saint Joseph
Stat. 2005/2006: 11.8 ppg; 4.1 rpg; 4.6 apg
Unico sopravvissuto rispetto alla passata stagione, nella quale peraltro ha offerto un rendimento più che buono gestendo, più o meno da solo, lo spot numero 1. Nonostante i progressi fatti in cabina di regia Delonte rimane più una combo-guard che un play puro, per questo motivo l’arrivo di Rondo e Telfair non deve essere interpretato come una bocciatura per lui, ma come un completamento del roster. Io personalmente sono convinto che West sia più una guardia che un play, e che sollevarlo dagli obblighi di gestione della palla possa esaltarne le doti di attaccante e di tiratore puro, fermo restando che, se necessario, può sobbarcarsi anche molti minuti da play. Rivers sembra volerlo utilizzare dalla panchina come primo cambio in entrambi i ruoli di guardia (sesto uomo di lusso, secondo me ruolo ideale per lui), ma molti sono convinti che, almeno all’inizio, sarà ancora lui il titolare; poi molto dipenderà dalle prestazioni sue e soprattutto degli altri. In definitiva West può essere considerato una sicurezza, senza dubbio il più maturo dei giovani, e uno di quei giocatori del cosiddetto “supporting cast”, indispensabili per costruire la rincorsa all’ane… una buona squadra.

Sebastian “Bassy” Telfair:
Nato: 9 giugno 1985
Altezza: 6’0’’/ 1,83 m
Peso: 160 lbs/ 72,6 kg
Università: Abraham Lincoln HS (Brooklin NY)
Stat. 2005/2006: 9.5 ppg; 1.8 rpg; 3.6 apg
Ennesima stimolante e controversa scommessa di Ainge, che per averlo rinuncia alla scelta più alta mai avuta da quando è al timone dei Celtics. Trattasi dell’ultimo di una lunga serie di playmaker figli di Brooklin e dei celebri playgrounds della grande mela. Cugino di Marbury, è un predestinato se ce n’è uno: era un fenomeno prima di cominciare a giocare a basket sul serio, grazie alla pressione della stampa, a quella patina dorata e all’amore morboso che avvolgono il basket newyorkese (solo per darvi un’idea: Jonathan Hock gli ha dedicato un documentario dal titolo Through the Fire: The Sebastian Telfair Story, e il quotatissimo Ian O’Connor ha scritto una monografia dal titolo The Jump: Sebastian Telfair and the High Stakes Business of High School Ball . Entrambi parlano del suo ultimo anno da Highschooler e del suo salto diretto tra i pro). Si dice che Ainge lo volesse scegliere già nel draft del 2004 ma che sia stato preceduto dai Blazers, dove peraltro Bassy non ha combinato molto in due anni, frenato dagli infortuni (l’anno scorso quando era finalmente diventato titolare) e da una squadra un po’ alla deriva. Come talento non si discute: crossover assassino, grande visione di gioco e capacità di passaggio, soprattutto se altamente spettacolare (l’effetto collaterale è ovviamente l’alto numero di palle perse), tiro da fuori e difesa sono rivedibili ma neanche pessimi… Ma al di là degli “skills”, e del comportamento fuori dal campo (nel febbraio 2005 fu trovata una pistola carica nel suo bagaglio proprio all’aeroporto di Boston!) che potrebbero comunque costituire un problema, il dubbi principali riguardano la sua personalità in campo: la capacità di reggere la pressione, di essere un leader sul parquet, di dare il meglio quando conta. A Portland, per esempio, gli fu preferito Blake sul finire della passata stagione perché, nonostante Bassy avesse cifre leggermente migliori, statisticamente la squadra vinceva di più con Blake titolare… Come ogni giocatore anarchico, Telfair fatica ad entrare in simbiosi con la squadra, a gestire il ritmo e a capire i “momenti” della partita; risultando a tratti autarchico e avulso dal contesto. Secondo me il modo migliore di gestirlo sarebbe farlo partire titolare e farlo giocare molto, anche qualora all’inizio non dovesse rendere nel modo sperato. Questo per responsabilizzarlo ma anche perché lui è un ragazzo particolare, con una storia particolare, e forse ha bisogno di essere messo al centro della scena per sentirsi coinvolto. Anche se Rivers finora coi giovani si è dimostrato più propenso a usare il bastone che la carota (vedi le troppe sostituzioni punitive di Jefferson), io mi auguro di cuore che riesca a motivare questo ragazzo perché i destini biancoverdi in questa stagione, che vi piaccia o meno, passano da lui.

Rajon Rondo:
Nato: 22 febbraio 1986
Altezza: 6’1’’/ 1,85 m
Peso: 171 lbs/ 77 kg
Università: Kentucky
Stat. 2005/2006: 8.1 ppg; 2.9 rpg; 3.5 apg (università di Kentucky)
Oggetto misterioso. Arrivato ai Celtics un po’ per caso; si dice che piacesse a Rivers perché gli ricordava se stesso da giocatore, Ainge non l’ha voluto prendere alla #7, poi il ragazzo ha cominciato a scivolare e siccome Phoenix più che vendere le scelte le regalava, Ainge ha deciso di farselo scegliere e spedire dall’Arizona. Su di lui si dice tutto e il contrario di tutto: Che tre anni fa fosse più quotato di Chris Paul, che ad Oak Hill fosse considerato il miglior giocatore di una squadra nella quale giocava anche Josh Smith, che nell’NBA non durerà più di due anni (ma ne ha tre di contratto garantito!?), che da fuori non la mette neanche in una vasca da bagno, Che sia stato danneggiato dal sistema di gioco di Kentucky e che giocando in un altro programma sarebbe andato nei primi cinque, che sia troppo piccolo, che sia il vero steal of the draft 2006. Di sicuro c’è che si tratta di un “active player” , ovvero un giocatore che fa molte cose in campo: difende come un ossesso, ruba palloni, si butta dentro in penetrazione, è un ottimo rimbalzista per il ruolo. Passa bene il pallone, trova molti assist soprattutto da scarichi su giochi di pick and roll (questa è in assoluto la sua migliore qualità, e non è poco visto come si gioca ultimamente in America), il resto è ingiudicabile. Secondo me ha tutte le carte in regola per diventare un ottimo giocatore, il nostro Devin Harris per forzare un paragone. Difficile stabilire quanto spazio potrà avere quest’anno, teoricamente poco, ma molti credono che possa esplodere anche perché il feeling con Rivers e le attitudini difensive potrebbero portargli minuti e fiducia in più. Tutto questo, se si evitano stupidi dualismi con Telfair, dovrebbe garantire ai Celtics un roseo futuro nel ruolo.
In conclusione una curiosità: nel 2004 sia Telfair che Rondo si erano promessi a Louisville e a Pitino, ma poi l’uno fu attratto dai pro e l’altro, frustrato dal fatto di essere una seconda scelta rispetto a Bassy, finì con l’accettare la borsa di studio degli arcirivali di Kentucky lasciando Pitino con un palmo di naso… Morale della favola: ecco due hanno dato una fregatura a Pitino, non male come biglietto da visita a Boston!!
Sapete che tutti i dubbi su chi giocherà, quanti minuti giocherà, se West farà il sesto uomo o il play titolare, se Rondo giocherà o rimarrà al palo sono tutti interrogativi che ci faremo anche alla fine dell’82ma gara? Me lo sento, come ci faremo le domande su chi sarà la coppia sotto canestro, se Jefferson può esplodere giocando 15min, perchè Perkins una volta gioca 30min e una gioca 10min….. Ormai io sinceramente sono rassegnato, adesso sento che Rivers vuole giocare in velocità e quindi vedrete che Jefferson giocherà poco…
Poi se gioca Telfair faremo spettacolo (...) ma perderemo vagonate di palloni. Temo che SE andremo ai play offs sarà solo perchè le altre squadre avranno problemi gravi. Io vedo i Celtics di Rivers con una vittoria, poi due sconfitte, una vittoria e due sconfitte…. E soprattutto SEMPRE una valanga di punti subiti.
Delle 20/25 partite dei celts che ho visto lo scorso anno il difetto + evidente di west secondo me era che pompava troppo la palla rinunciando spesso a delle transizioni secondarie che a volte portano a dei canestri semplici in sovrannumero;penso che bassy abbia + visione di west e possa sicuramente spingere di + la palla; rondo non lo conosco x nulla; una cosetta di telfair: l’estate che fu scelto ero nella grande mela e passeggiando x manhattan mi imbattei in una folla all’interno di una gioielleria; pensavo fosse una rapina!! all’interno una ventina di ragazzi vestiti tutti da rapper che provavano orologi d’oro immensi ed un ragazzino che alla fine di tutto tira fuori dai pantaloni in jeans di 10 taglie + grossi di lui un rotolo di biglietti verdi immenso con cui paga tutti gli orologi acquistati dal gruppo; ovviamente era Telfair che regalava alla sua cricca quei 15-16 rolex….
Per Marco
Il punto è sempre lo stesso: prendere Telfair e Rondo vuol dire avere tanto talento in squadra (molto di più rispetto ai FA come Atkins o Armstrong) ma vuol dire anche scommettere ancora e diminuire ancora le certezze su ruoli e rotazione. In questo senso spetterà a Rivers stabilire gerarchie e rotazioni affidabili, e se questo sarà (come sarà) uno dei passaggi fondamentali della stagione posso capire i tuoi dubbi. Preò come talento e capacità Telfair e ROndo (insieme a West) ci garnatiscono tutto quello che serve; soprattutto Rondo, se giocherà, garantisce un’ottima difesa sulle guardie avversarie, cosa che al momento solo Allen (più fuori che dentro questa squadra) può garantire. Puntare sul potenziale dei giovani può essere rischioso ma a volte può essere una scelta vincente.
Vi segnalo che al momento il sondaggio su www.celticsblog.com vede il 43% sicuri di una stagione tra le 40 e le 44W, mentre il 29% ha votato per W tra le 45 e le 49.
Siamo noi troppo pessimisti o loro sono tifosi più accecati dall’amore di noi?
Condivido, purtroppo, quello che dice MARCO.
Il nostro problema anche per questa stagione non saranno i giovani ma sarà Rivers.
Sinceramente spero che abbia già le idee chiare su chi deve partire in quintetto sulle rotazioni e sui minuti complessivi che i giocatori dovranno avere.
Poi se i Telfair, Rondo ecc…saranno più meritevoli di altri allora ci dovrà pensare su ma da subito dobbiamo cominciare a vincere e non a fare 1W-2L come sempre.
La squadra è ottima + dello scorso anno su questo credo non ci piova e sono anche convinto che è da PlayOff e oltre ma tutto dipenderà da RIVERS.
Non è una critica (come ho fatto per tutta la scorsa stagione) ma un dato di fatto che è dal coach che deve partire il nostro progetto vincente.
Per me la situazione in cabina di regia sarà il vero barometro per la stagione dei Celtics che sta per iniziare. Lo scorso come detto da Michele avevamo avevamo tanta quantità e poca qualità, quest’anno abbiamo meno quantità ma più qualità e chiaramente l’obbiettivo è avere 48 minuti di regia all’altezza, cosa che la passata stagione non abbiamo mai avuto perchè Wst non ha mai avuto cambi decenti all’altezza. West è un play adattato (sia chiaro è un merito e non una colpa), per me ha fatto il possibile, e tutto sommato i veri problemi sono sorti con lui in panchina con i vari Greene Banks e Dickau che onestamente mandavano sempre la squadra fuori ritmo. Quello che dice Daniele è vero, ma secondo me il vero problema di West è il chiudere troppo presto il palleggio quando viene messo sotto pressione, cosa che un play di valore deve evitare fino a che è possibile. Telfair per ora mi pare ostaggio di quello che gli succede fuori dal campo, cose di cui a me importa il giusto, lo voglio valutare solo sul campo, e sul campo quando a Portland era in quintetto scriveva 10,5pt + 5,4as in poco più di 24 minuti, cifre che non mi sembrano malaccio per uno di 20 anni, ottimo quando c’è da correre, ottimo in penetrazione sia per tirare sia per scaricare, però non l’ho visto abbastanza per giudicarlo davanti alla difesa schierata (cosa di cui abbiamo un immenso bisogno), tiro da tre che va e viene (ma a Las Vegas per quello che conta ha tirato bene), sia chiaro ha tutto per sfondare, ma i se e i però ci sono, non facciamo finta di nulla. Rondo è già un oggetto di culto (cosa che non si sa mai se è un vantaggio o uno svantaggio), difensore supremo (ma l’attento Legend mi faceva notare che spesso nel tentativo di rubare palla veniva saltato dall’avversario), ottimo penetratore, ma deboluccio al tiro (però a Las Vegas ha impressionato tutti per la selezione al tiro che gli ha fruttato percentuali altissime), insomma se ne parla un gran bene ma allora viene da chiedersi perchè è scivolato alla 21, in un periodo storico dove tutti hanno bisogno come il pane di un play buono. Non so chi sarà il play titolare (sembra Telfair), ma credo che i finali scoattanti pr ora saranno tutti di West.
Alberto e Marco, trovo singolare il vostro pessimismo su Rivers, che non faccio fatica a definire eccessivo. Non sono un grande estimatore dell’uomo da Chicago, ma gli riconosco un ottimo lavoro di “tessitura” dello spogliatoio, oltre che una capacità di tenere unita la squadra anche nelle sconfitte decisamente superiore alla media. Detto questo, ha mostrato problemi nel gestire i finali di partita, e nel “vendere” alla squadra il condetto di difesa di squadra, ma ha dalla sua l’attenuante di una delle squadre più giovani dell’NBA e soprattutto il fatto che nel giro di due anni ha praticamente visto rinnovati i tredici quindicesimi del roster, con le eccezioni di Paul Pierce e Kendrick Perkins. Rivers forse è quello che soffre di più nel progetto di Ainge, perchè non ha (ancora) le armi per vincere, e si trova sotto il microscopio mentre cerca di insegnare basket e vita ad una truppa di ragazzini. Non dimentichiamolo, questo, ragazzi, quando la mettiamo giù dura a Rivers: gli altri hanno orchi come Rasheed, come Wallace dove noi abbiamo degli imberbi che fino a tre/quattro anni fa l’NBA la vedevano solo in TV o nella Playstation.
Ma allora i Chicago Bulls lo scorso anno cosa erano? una banda di vecchi? E a Skiles gli va fatto un monumento visto che in 2 anni li ha portati ai PO e oltre? Siamo realisti, Rivers non ha dato un gioco, non ha grinta ne polso.
Alberto, nessuno sostiene che Rivers sia il miglior coach al mondo, io e Legend siamo solo convinti che non tutti i problemi della squadra siano per causa sua.
Quanto ai Bulls, premesso che il loro record di 41/41 è stato peggiore del 47/35 dell’anno prima (stesso coach e i loro boys con un anno di esperienza in più), i loro giovani sono stati scelti con numeri altissimi, Gordon con il 3, Hinrich e Deng con il 7, e dopo qualche anno di NCAA: qualcosa significherà.
Vedremo, ormai ci teniamo Rivers per almeno qualche mese, con minori scuse e con maggiore pressione.
Michele,
a me non va giù il fatto che a dicembre potremmo essere al punto dello scorso anno e allora Ainge cosa farà? Manderà via Rivers e, non trovando un coach futuribile per la squadra la traghetterà lui stesso fino alla prossima stagione? E poi? perso un altro anno e via con un altro coach e non sapremo se farà per noi.
Ainge, quando Rivers disse che voleva stare con la famiglia in Florida e non sapeva se continuare avrebbe dovuto prendere la palla al balzo e sondare altri coach liberi (ce ne erano tanti e meglio del Doc) anzichè continuare a fidarsi di uno che non sapeva cosa voleva.
Non ha le idee chiare nella vita figurarsi in campo!!!
Spero che Rivers mi smentisca sarei contentissimo di essere preso in giro da voi se soltanto diventassimo un a squadra vincente da subito.
Alberto, leggiti l’articolo su Globe relativo a Rivers e alla sua famiglia, dal quale capisco che non ha proprio intenzione di lasciare per tornare in Florida e la società lo ha supportato e lo continuerà a supportare.
Poi che lui sia o non sia il coach adatto sono punti di vista rispettabili, ma a oggi la società è con Rivers come ogni società è con il suo coach all’inizio del training camp.
Ci sono quelli come te che magari guferanno nei primi due mesi di stagione per liberarsene e questa è un’altra scelta rispettabile, ma io credo che nessun coach garantisca in partenza il risultato (vedi Larry Brown), ma è la qualità dei giocatori che fa la differenza.
Michele mi sembra di essere stato chiaro sul fatto che spero di sbagliarmi nel mio giudizio su Rivers aggiungendo che sarei ben disposto a farmelo rinfacciare da tutti voi perchè significherebbe che i Celtics vincono e sono diventati una squadra.
Le gufate le lascio agli altri (magari come te che mi accusano) perchè io amo i Celtics e voglio soltanto il loro bene.
Poi Globe o non Globe quello che Rivers aveva detto a fine stagione era vero e Ainge,visto il fallimento satagionale,avrebbe dovuto porvi rimedio.
Dimenticavo, la squadra è fantastica e da ottimi risultati immediati…..
Io personalmente sono più vicino alla posizione di Alberto che a quella della fiducia. Lasciando stare la vita familiare del Doc, che tralaltro gli crea problemi personali non indifferenti (mi chiedo solo, come mai alle famiglie di tutti gli altri coach, assistent coach, giocatori e 200 milioni di persone che lavorano lontano da casa non succede), cmq se devo pensare all’anello debole della catena dei celtics di quest’anno, devo pensare a lui. è amato dai giocatori, su questo non ci piove, ma allo stesso tempo non riesce a gestirli in campo, creando una vera rotazione. Sorvoliamo sulla difesa (primo compito di un coach, ancora prima dell’attacco). a tutti quelli che mi dicono che la squadra è giovane e che è difficile far crescere un gruppo di ragazzi rispondo che è vero, ma in questo senso l’anno scorso è stato un anno perso, e che Rivers, invece di far crescere i giovani, è coresponsabile dei mancati progressi di alcuni (Jefferson e Perkins su tutti ma anche Gomes che abbiamo scoperto per caso). Nessuno gli chiedeva di vincere il titolo ma solo di far crescere i giovani, e lui ha già fallito. Ora, di giustificazioni ce ne sono tante, e alcune sono vere e importanti (gli infortuni p.e.), però è vero che nella vita e nel basket si giudicano i risultati e lui ha già fallito proprio in ciò che è più importante per noi adesso, ovvero lo sviluppo dei giovani.
Giusto giudicare i risultati, però è anche giusto ricordare l’adagio di Bob Cousy: “Bravo allenatore non è solo quello che vince, ma quello che ottiene il massimo con i mezzi a disposizione”. Se hai Shaq e perdi la Finale, puoi aver fallito perchè il tuo obiettivo con O’Neal in squadra è dichiaratamente sempre il titolo, ma se hai una squadra giovanissima, l’obiettivo è inferiore e non può essere riassunto nel calcolo delle vittorie e delle sconfitte. Specie se poi la tua squadra è stata martoriata dagli infortuni.
Io su Rivers sono moderatamente scettico, perchè non ho problemi ad ammettere quello che dice Legend, ossia sul suo lavoro di istruttore di comportamenti, e sul suo lavoro di tessitura, però la scorsa stagione ho visto cose che non mi sono piaciute più di tanto, e non mi sarebbero piaciute di fronte a 45 vittorie.
I giovani devono dare risultati prima o poi, non è che si può posporre in eterno, e se la scorsa stagione tra trade, gente da svendere, e infortuni, qualche attenuante c’era, quest’anno per Rivers credo che i margini di errore siano molto ridotti, e che se a fine dicembre non si è visto tanto per iniziare un netto cambio di atteggiamento in difesa, la sua posizione vada presa in esame. Ma questo è quello che penso io, che sono un tifoso un po scocciato di perdere più del dovuto, invece credo che Rivers presso Ainge e la proprietà goda di molto più credito di quanto non ne goda tra o tifosi, al punto che per me gli potrebbero pur concedere un’altra stagione da lotteria senza esonero. Spero vivamente che abbiano ragione Ainge e Wyc, per il bene dei Celtics, perchè io tifo per loro e se Rivers sarà il coach del 17° anello o comunuqe della rinascità io tifero per lui senza preconcetti.
Secondo me per i giovani potrebbe essere buono Larry Brown in quanto capace di tenere tutti in riga, cosa che si può fare molto bene con giovani che vogliono esplodere. Non lo giudico per l’anno a NY in quanto nemmeno Riley e altri grandi hanno avuto risultati nella grande mela. Se poi aggiungiamo che a NY c’è Thomas, novello Attila, allora non mi va nemmeno di dire che Brown ha fallito. Non doveva andare, tutto qui.
Comunque se Rivers è in panchina gli auguro di rimanerci fino a fine stagione altrimenti avremo gettato un altro anno, invece spero dia spazio che meritano i nostri giovani per poi scremare e puntare su quelli che realmente potranno essere Celtics in futuro. Celtics possibilmente pronti per un titolo.
Se adotterà la strategia dello scorso anno ci troveremo con una squadra solida come il pane bollito e piena di interrogativi che ci fanno scrivere d’estate.
In riferimento al mio post precedente, intendevo dire quello che leo, con maggior precisione, ha esposto. Ciò che mi fa essere scettico su Rivers (il suo comportamento con i giovani e il fatto che non curi più di tanto alcuni aspetti del gioco) resta al di là dei risultati, e quando ho scritto che si viene giudicati dai risultati non intendevo il record W/L in senso stretto, ma il conseguimento degli obiettivi prestabiliti a inizio stagione (che erano e che sono lo sviluppo dei giovani e il raggiungimento dello status di “squadra”). è lì che Rivers ha fallito, e avrebbe fallito anche se il record fosse stato migliore.
Secondo me per i giovani potrebbe essere buono Larry Brown in quanto capace di tenere tutti in riga,... (Marco)
.
Guarda non voglio discutere il valore di Brown nel complesso di sicuro uno dei primi tre allenatori al mondo, ma con i giovani è stato un totale disastro nell’ultimo decennio. A Phila ha segato nellordine Tim Thomas, Larry Hughes e Speedy Claxton, ai Pistons su milicic manco s’è preoccupato di vedere se era buono o meno, a NY Nate Robinson non l’ha mai fatto giocare e ci ha provato pure con frye quando questo si faceva largo a spallate, e sono sicor che me ne sono dimenticato qualcuno.
Quindi se si prende Brown per il suo valore complessivo bene, ma non prendiamolo per fargli fare i tutor ai giovani perchè è la persona più sbagliata.
Sergio mio, però chi ha fatto diventare West un giocatore che può meritare il quintetto o la rotazione in molte squadre NBA? E’ vero che non aveva alternative a lasciarlo in campo, però qualcosa gli avrà insegnato, oppure no?
Idem per Gomes e Perkins, li ha messi in campo perchè non aveva alternative e va bene, però sui loro risultati un poco di merito dello staff tecnico ci potrà essere?
Ora non dico che sia il migliore coach al modo per i giovani, ma chi lo è a scatola chiusa?
Noi siamo stati spesso disgustati per minutaggi ridicoli dati a Perk e Jefferson e magari avevamo ragione, anche se lui è nello spogliatoio e in allenamento e noi no, però credo che l’unico a non essere progredito nell’ultimo anno sia stato Jefferson.
Vedremo, rinvio il giudizio finale a tra qualche mese.
x Leo Ancilli:
Un grande allenatore come Brown ha raggiunto la finale NBA con una gestione perfetta di Allen Iverson al tempo pazzo furioso. Valuto tutti i nomi che mi hai elencato giocatori validi ma nulla più e comunque non certo gente che ha dimostrato molto dopo Brown. Non si può commentare la situazione di NY in quanto vera e propria bolgia dantesca. Penso infine che dipenda dalla dirigenza: dovrebbero chiedere a Brown un certo tipo di lavoro sui giovani e lui da grande coach qual’è sono certo che eseguirebbe. E poi col roster a disposizione potrebbe far giocare solo giovani in quanto altro non abbiamo.
X Marco
.
Io non contesto minimamente Larry Brown come Coach in sesnso assoluto, sarebbe un’eresia, ma lui ha sempre preferito gente navigata, e a memoria mia non mi ricordo un giovane esploso sotto la sua gestione (forse l’unico è proprio Channing Frye) , anche andando nelle sue esperienze precedenti ai Sixers ossia Indiana e i Clippers. Poi che possa essere un uomo che se vuole può insegnare basket praticamente a chiunque nessuno lo discute (a vinto pure un titolo NCAA), ma allo stesso tempo mi pare un tipo che si stufa dopo un anno o due della situazione che lo circonda, e te ce lo vedi a Boston ad aspettare he Green e Jefferson possano portarlo al titolo, diciamo 4-5 anni nella migliore delle ipotesi ? Io francamente no.
Corregetemi se sbaglio ma Brown non ha un contratto esorbitante ancora in essere con NY (grande coerenza di Thomas che sputtana anche i soldi che non contano per il salary cap!), al quale dovrebbe rinunciare se andasse ad allenare da qualche altra parte? e noi pensiamo di potergli dare cifre simili per convincerlo ad accettare? Siamo impazziti?
Io naturalmente parlavo di ipotesi alla luce che chi ha vinto i titoli negli ultimi anni è sempre stata una compagine guidata da un allenatore di gran fama. Avery Johnson mi aveva dato una buonissima impressione ma poi nelle finali a mio avviso ha sbagliato tutto contro una squadra battibilissima e soprattutto sopra 2-0 e quasi 3-0.
E il nostro “odiato” Riley ha portato a casa un altro titolo…
I migliori allenatori oggi dovrebero essere i vecchi Brown, Mastezen Jackson, Popovich, Riley che si sono spartiti i titoli negli ultimi anni più Mike D’Antoni che sta facendo faville col suo gioco spumeggiante. Ce ne sono altri di bravi, certo, ma purtroppo non hanno dalla loro parte ancora nulla per essere relamente credibili.
Scusate ragazzi ma il discorso è semplice:
Se Ainge voleva cacciare Rivers avrebbe potuto contattare, oltre ad altri coach in giro, anche Brown spiegandogli che se avesse voluto la panca dei Celtics avrebbe avuto materiale giovane da istruire oltre ai veterani già presenti creando da questo mix una squadra vera in grado, con il tempo, di puntare al titolo.
Purtroppo non lo ha fatto perchè ha cieca fiducia in Rivers che ci piaccia o no.(a me non piace)
Speriamo bene.
Cercavamo disperatamente di migliorare la posizione pur tenuta egregiamente da West un anno fa e le alternative erano un rookie dal draft, uno scambio sul mercato o un FA.
Cosa ha fatto Ainge? Non fidandosi del tutto dei play nel draft, ha deciso di rischiare a scambiare la scelta 7 per Telfair, ritenendolo migliore di tutti quelli disponibili.
Avrà ragione? Lo vedremo, del resto non c’era Chris Paul disponibile alla 7 e i due anni di esperienza di Bassy comunque permettono di non iniziare il lavoro da zero.
In più rimane la polizza West con un anno di esperienza nel ruolo e c’è anche Rondo, del tutto da testare a questo livello con i suoi difetti, ma che potrebbe (speriamo) sorprenderci con i suoi pregi.
Sul mercato non c’era molto (Atkins, Armstrong) e di qualità media o medio/bassa, quindi forse la scommessa potrebbe pagare.
Rispetto a un anno fa siamo certamente migliori sulla carta, perchè, vi ricordo, che il training camp partiva con West, Dickau, Greene, Bynum e Banks infortunato e l’anno si chiudeva con i soli West e Greene, giudicate voi…......