di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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di Leonardo Ancilli / 19 April 2006
Stanotte termina la stagione regolare, con i Celtics ormai fuori dai playoff da qualche settimana, e con la testa dritta al draft e al proprio futuro, dove per prima cosa ci sarà da capire se Rivers sarà ancora il coach oppure come insistentemente gira voce, lascerà per riavvicinarsi alla famiglia. Capitolo coach a parte negli ultimi giorni abbiamo visto una squadra con la scritta “stiamo lavorando per voi” stampata sulle maglie, come nelle migliori ditte di manuntenzione della rete stradale. Abbiamo visto tanti esperimenti, strada ai giovani, Tony Allen provato a più riprese come playmaker, insomma si lavora per il futuro, futuro che forse non è più remoto come 8-9 mesi fa, ma che rimane sempre futuro. E facendo varie considerazioni, mi viene da pormi la domanda : “Cosa saranno questi Celtics nella loro maturità ?”

Prima di entrare nel corpo vero e proprio del pezzo vorrei fare una premessa, ossia mai come quest’anno in Italia abbiamo visto tanta NBA, per i dotati di impianto satellitare le gare erano 4 a settimana, più c’era internet per i più malati come me, alla fine *dopo aver visto un totale di quasi 100 gare in TV, più un terzo delle gare dei nostri amati Celtics grazie a mamma internet, si può veramente tirare un minimo di bilancio sulla gestione non solo dei Celtics, ma allargando il discorso a tutte le altre 29 franchigie, e quindi facendo dei paragoni sul lavoro fatto a Boston.
Come detto il materiale da visionare è stato tanto, le squadre più “hot” si sono viste e riviste, ma comunque almeno uno e due passaggi sono stati garantiti anche alle squadre meno “visibili”. Quello che ho tratto ta questi svariati milioni di fotogrammi passati davanti ai miei occhi è che la situazione gestionale delle 30 franchigie, è molto varia, ci sono squadre che puntano dritte al titolo e quindi con un obbiettivo ben preciso nell’immediato (Miami, Detroit, San Antonio, Dallas e Phoenix), squadre di buon livello che hanno ancora margini di miglioramento (Memphis, Clippers, Cleveland e Washington), squadre che stanno lavorando più o bene per il futuro (Milwuakee, Chicago, Utah, Orlando), ma ci sono una buona metà delle 30 franchigie la cui strategia proprio fatico a capirla, alcune sono prigionere di un presente decoroso ma non hanno ulteriori margini di progresso, come ad esempio i Nets Nuggets e i Kings, ma allo stesso tempo non hanno il coraggio di cambiare sperando che qualcuno o qualcosa per volontà divina gli faccia fare l’ultimo balzo, oppure un lotto di squadre che proprio non si capisce in che direzione stiano andando (tra cui ad esempio Golden State, Seattle, Sixers) perchè magari non vogliono restare prigionere del cap, ma allo stesso tempo si tengono quel buono che anno per non sprofondare del tutto, finendo in quel limbo tra il fare e il non fare i playoff che per alcune squadre dura orma da molti anni. Poi ci sono i grandi misteri come i Knicks, come Atlanta, come Minnesota, situazioni paradossali, a cui non c’è proprio nessuna spiegazione che tenga per giustificare un’operato clamorosamente deficitario. Chiaramente questo è un discorso fatto a livello generale, perchè entrando nelle singole specifiche realtà poi ognuna ha le sue ragioni e i suoi motivi per giustificare almeno in parte la direzione presa.

Credo sia abbastanza emblematico quello che rischia di succedere ai Pacers, ossia una squadra gestita da un uomo come Larry Bird che di basket ne ha visto troppo per rimanere prigioriero di qualche illusione, lasciandosi sfuggire di mano il contatto con la realtà. Indiana è una squadra che in una stagione senza infortuni e problemi di spogliatoio come gli è successo nell’ultimo biennio, può tranquillamente aspirare ad una semifinale di conference in cui peraltro recitare un ruolo di avversari più che ostica. Il problema dei Pacers è che forse non ci sono i margini per fare quel piccolissimo passo che li divide da Pistons e Spurs, e Bird ben conscio di questo fattore sta veramente valutando di smantellare la squadra adesso che gente come Jermaine O’Neal ha molto mercato senza attendere invano un paio di anni svalutando il roster senza conseguire risultati diversi da quelli già ottenuti negli ultimi anni.
Dopo questa lunga serie di valutazioni viene da chiedersi, come stanno lavorando i dirigenti di Boston in relazione al resto dei colleghi ? La mia risposta è che perlomeno a Boston un’idea di base e un progetto preciso da seguire al momento c’è, poi chiaramente con una ricostruzione in corso con tanti giovani in mezzo le variabili che possono sfociare in fallimenti ci sono, però dopo essermi sentito raccontare per molti mesi che a Boston si navigava a vista, lo stesso fatto che Ainge si approssima ad un’estate soft, dove tolto il draft, si procederà solo a qualche ritocco minore inserendo un veterano per aiutare in cabina di regia e poco altro, da l’idea che dopo tre anni il momento delle scelte è finito, e che ora si procede alla fase di crescita del roster e dei singoli giocatori, ma allo stesso tempo ad un’implementazione del lato difensivo vero tassello mancante di una squadra che comunque con tutti i problemi avuti durante la stagione è stata in ballo per i playoff fino a poche gare dalla fine della stagione regolare, mollando forse per propria scelte perfino troppo presto, lasciando dunque qualche “però” in bocca a quella frangia di tifosi esigenti che pretende sempre e comunque di fare i playoff.

Per capire la bontà di buona parte del lavoro fatto fino ad oggi, forse la milgior cosa è per una volta uscire dal guscio di Boston, e verificare come la stampa extra Celtics valuta i singoli giocatori dei Celtics. Ad esempio il nostro Big Man Kendrick Perkins è stato recentemente usato come paragone positivo per ciriticare Eddy Curry, di cui a questo punto si può tranquillamente affermare che il vero problema a prescindere dal suo stato di salute, è un’attitudine veramente approssimativa e troppo soft, per un mondo rude e sempre più sporco come quello dei lunghi NBA. Se ne facciamo un fattore di talento puro (fattore il cui valore sta diventando sempre meno significativo) la sfida tra Perkins e Curry non avrebbe ragione di esistere, poi però c’è il resto, la grinta la voglia di giocare, la paura di non prendere le botte, e così che finisce che la puntigliosa stampa di New York finisce per usare il nostro Perkins per dire a Curry tu stai facendo schifo, quarda quello la a Boston che con 1/3 del tuo talento ma con 10 volte la tua voglia di soffrire cosa sta facendo.
Il discorso fatto sopra è replicabile anche per altri giocatori, ad esempio uno come Delonte West spesso criticato per alcune sua mancanza in fase di impostazione, è stato spesso applaudito altrove, da gente che come il nostro Federico Buffa, dall’alto del suo immenso sapere fa capire che West è uno di quei giocatori che una volta terminato il suo percorso di crescita è a “rischio tripla doppia” in molte gare, e che forse alcuni sui problemi ammesso che non riescano ad essere migliorati nel tempo, potrebbero perfino diventare trascurabile di fronte al resto.

Ma il caso più emblematico di quanto spesso al di fuori dello spogliatoio la verità apparisca distorta è quello dell’eroe del momento ossia di Gerald Green. A Siena città di Palio e quindi di cavalli, c’è un detto ossia “per fare un uomo bugiardo ci vuole un cavallo”, estendendo il discorso all’NBA potremo parafrasare il tutto in “per fare di un appassionato di NBA un bugiardo ci vuole un ex liceale”. Per 4-5 mesi Gerald Green, o meglio l’averlo scelto per Ainge allo scorso draft, è stato oggetto delle critiche più feroci e disparate, le parole “bust” o “flop” sono state accostate a Green in ogni modo, senza nemmeno porsi il problema che aveva solo 18 anni e che stava facendo un percorso alternativo e forse pure innovativo per la gestione di un ex liceale. Poi dal nulla agli stessi critici sono bastate 2-3 schiacciate da prima pagina e un paio di prestazioni offensive di buon livello per entrare di diritto nel club del “io lo sapevo” o “io te l’avevo detto”. La verità è che Green in pochi anni sarà uno che avrà nelle mani 20 punti facili facili a sera, ma allo stesso tempo è bene videnziare che il ragazzo di biada da mangiare ne ha tanta, perchè è ancora tutt’oggi molto indietro nella comprensione del gioco.
Il discorso di come la stampa extra Boston abbia valutato i nostri giovani è comunque estendibile anche agli altri, su Ryan Gomes si sono sprecati i commenti nel suo momento di punta, e se paragoniamo il tutto alla stampa degli addetti ai lavori dell’area di Boston ci si rende conto di quanto forse ci siano state troppo aspettative si dall’inizio della stagione su un gruppo acerbo, che però tutto sommato a fine anno ha dato quasi tutte le risposte che si attendevano. Il quasi è chiaramente dovuto alla stagione di Al Jefferson risultata in un modo o nell’altro molto al di sotto delle attese, anche perchè forse gli si era messa addosso troppa pressione prima del via.

A questo punto è chiaro che è il momento di mettere insieme il tutto, iniziare a comporre il puzzle biancoverde, rendendoci conto che le scelte fatte in sede di draft sono state sempre fatte in modo giusto nei modi e nei tempi e che ognuna di queste scelte troverà la sua allocazione precisa nel roster. Come detto sopra la prossima estate, a meno che non ci sia la possibilità di portare a Boston o uno dei primissimi lunghi della lega, oppure un top5 nel ruolo di playmaker, non avremo operazioni di mercato in ingresso, salvo l’affiancare un giocatore esperto a Delonte West in cabina di regia, come dichiarato a mezzo stampa sia da Pierce che da Ainge nelle settimane passate. Il capitolo più importante sarà al draft dove io credo che Ainge finirà per scegliere il miglior lungo disponibile al momento della scelta, eccezion fatta per Adam Morrison giocatore per cui non ha mai nascosto il suo interesse.
Delonte West nonostante le tante, troppe critiche sarà ancora il titolare della cabina di regia, la sua scelta in cui Ainge ha creduto sin da subito si è rivelata azzeccatissima, Tony Allen ha vissuto una stagione travagliata dentro e fuori dal campo, ma la sua energia nell’ultimo mese ci ha fatto innamorare di nuovo di un giocatore che difensivamente è una tigre, Gerald Green dal prossimo hanno dovrà sgomitare in un reparti dove c’è comunque molta concorrenza (Allen, Pierce e Szczerbiak), Ryan Gomes probabilmente dopo le ottime prestazioni sarà destinato ad alternarsi con Al Jefferson nello spot di ala grande ben sapendo che l’ipotetica crescita di Jefferson prima o poi lo relegherà al ruolo di cambio. Perkins sembra destinato allo spot di centro titolare, arriverà una scelta dal draft probabilmente ad integrare un reparto lunghi giovane e futuribile. poi ci sono i veterani come Pierce, Szczerbiak che saranno le colonne portanti della squadra, ci sarà LaFrentz il cui apporto sarà magari più limitato ma non per questo di minor qualità. Per il prossimo anno spero da vecchio tradizionalista della palla a spicchi, spero in una rotazione di 9-10 uomini al massimo ben precisa, ben ordianata, ruoli ben definiti sin da prima del traning camp, un quintetto base chiaro in testa su cui non si rimetta mai le mani strada facendo.
Tornando alla domanda del titolo “Cosa vogliamo diventare da grandi ?”, la mia risposta è che da grandi vogliamo ritornare al top, ma dal prossimo anno dobbiamo diventare una squadra nel senso più tecnico della parola.
Una domanda per tutti quanti.
Ma se Carlisle viene lasciato libero voi cosa vorreste che Ainge facesse?
Non ho mai letto da nessuna parte che Ainge vuole cambiare Rivers, per il quale ha sempre speso elogi, evidenziando le difficoltà nelle quali ha dovuto lavorare.
Il prossimo sarà un anno nel quale si potrà chiedere a Rivers di vedere qualche risultato in termini di classifica o PO e questo Ainge lo ha detto chiaramente.
Non posso pensare che si riparta da capo con un nuovo coach.
Bel post, mi voglio soffermare sulla tua idea che sceglieremo il primo lungo disponibile al Draft ….....se fosse l’Italico Bargnani ??
Gli altri mi sembrano poco raggiungibili alla 6 chiamata, sempre che stanotte perdiamo contro Miami che sta facendo only rotazione di scarsi giocatori ….......
X Alberto : E’ notizia dell’ultima settimana che Carlisle rinnoverà con i Pacers, però a differenza di quello che tutti pensavano ad Indiana ci sarà un bella ricostruzione, sicuramente via Tinsley, Stephen Jackson, Jasikevicius e possibilissimo che Jermaine venga usato per cercare di prendere qualcuno molto in alto al draft, non è un mistero che Bird straveda per Bargnani.
Quindi con Carlisle out, io non vedo tra i coach liberi uno che ci faccia fare un netto salto di qualità rispetto a Rivers, concordo però allo stesso tempo con Michele quando dice che il prossimo anno no dovremo neppure pensare ad una semplice qualificazione ai playoff, ma andare oltre, soprattutto se Pierce è quello di quest’anno, dunque a mio modo di vedere dentro di nuovo Rivers, ma io con lui sarò molto esigente. Le prime dichiarazioni in merito mi piacciono, ha dichiarato che non ci saranno esperimenti, si partirà con un quintetto base ben chiaro e a meno di cose enormi sarà quello per la stagione, il tutto avendo una rotazione di 9-10 uomini al massimo.
Capitolo draft : non è detto si scelga alla sei, teoricamente si vengono sorteggiate tre squadre con un record migliore si può scivolare fino alla nove, ma allo stesso tempo si può andare anche nelle prime 3. Ad oggi di sicuro non si sceglie alla 4 e alla 5, per il resto bisogna spettare le palline da ping pong del 23 maggio.
Ribadisco la mia idea ossia scelgliere in miglior lungo disponibile al momento della scelta (con l’eccezione di Morrison, comunque non prima di Bargnani e Thomas), sia in alto che alla sei, non ci sarà Noah che pare non si dichiari, io davanti al mago ci metto solo Tyrus Thomas. Il mago per inciso non dare così per scontato che non arrivi alla sei, perchè al draft ci sono squadre che potrebbero scegliere anche qualche guardia prima di lui, Brandon Roy e Rodney Carney sono due grandissimi giocatori, pronti da subito buonissimi in attacco ma soprattutto tosto difensivamente, e secondo me squadre come Toronto, Houston e Charlotte (per citarne alcune) dubito che se scelgono prima di noi vanno a correre rischi su Bargnani quando a loro un innesto di un esterno pronto e completo come i due sopracitati farebbe addirittura più comodo.
Leonardo dove le hai viste le partite di Boston su internet?
Marco iscriviti alla mailing list di Italian Celtics Pride ed avrai tutte le istruzioni per vedere le gare.
Splendido articolo.
Per Alberto: Carlisle è uno dei migliori allenatori e quindi va preso se libero, anche se il suo modo di allenare è diverso da quello che Ainge vuole.
Per l’articolo: speravamo che andasse meglio quest’anno, non è andata bene ma ci sono tutte le possibilità di poter fare bene l’anno prossimo. Un 5° posto ad est non è per nulla impossibile.
Non sono d’accordo con Christian, prendere un coach che la vede diversamente dal GM non mi sembra un buon inizio.
In più Carlisle dovrebbe impostare il suo lavoro da zero in un momento in cui, invece, dobbiamo provare a concludere almeno in parte il lavoro di Rivers e Ainge.
Rivers ha l’ultimo anno a disposizione per dimostrare il valore del suo lavoro, se non vediamo qualche frutto concreto tra un anno, allora arrivederci.
Premesso che ogni discorso fatto su Carlisle è altamente superfluo visto che comunque rimarrà ad Indiana.
Secondo me il discorso fatto nel post sopra da Michele è vero fino ad un certo punto, ossia il grande coach deve essere grande soprattutto nell’adeguarsi al materiale umano a disposizione (come fece ad esempio Riley quando passò dallo Show Time dei Lakers, all'ostruzionismo puro dei Knicks anni '90), quindi non sono d’accordo sul fatto che si doveva ripartire da zero, o comunque andare contro alle idee del GM.
La settimana scorsa leggevo che lo stesso Carlisle ha amesso che negli ultimi tempi ha avuto due offerte onerose economicamente, ma ha detto subito ai mandanti che prima di una eventuale ipotetica rottura con Ainge non avrebbe preso in considerazione niente e nessuno. Queste offerte venivano una quasi sicuramente da Phila, e secondo me una veniva proprio da Boston (ma questa è solo una mia sensazione null’altro).
In quanto al prossimo anno ribadisco che Rivers è alla prova del fuoco e si deve veramente vedere più di uno step avanti, idee chiare da subito, rotazioni ben definite, il tempo degli esperimenti finisce con la passeggaiata da stasera contro Miami.
Complimenti a Leo per la profondità del pezzo.
Io scambierei per arrivare ad un buon playmaker con qualche anno di esperienza…
complimenti per il pezzo come al solito molto bello, questa è stata una season veramente strana… dopo mille peripezie siamo arrivati alla fine con due ottime sorprese (gomes e green) con una mezza delusione (jefferson) e due ottime conferme (tony e delonte) ed uno che dovrà confermare il tutto (kendrik)...quindi il bilancio secondo me è positivo. Il problema ora è tutto nel draft, se secondo me scegliamo bene e mandiamo via qualche contratto pesante abbiamo le basi per un ottimo futuro e neanche troppo remoto. Ainge lo terrei doc no…ma questa è un opinione personale.
E’ un anno e mezzo che seguo questo sito e migliora sempre di più...e quando i giovani crescono si litiga di meno ehehehe
saluti a tutti
ops dimenticavo
PP TUTTA LA VITA
e quando i giovani crescono si litiga di meno ehehehe (Valerio)
Ma no, Valerio, la discussione è il sale del tifo… ognuno ha diritto di pensarla come vuole, io sono solo contrario al farci influenzare da chi non è poi così “ferrato” in cose di Celtics. Ti faccio una domanda: come mai i Celtics sono più criticati in Italia che negli Stati Uniti? Meditate, gente, meditate…..
eheh volevo solo ricordare simpaticamente certi momenti passati leggendo sul sito, sono cose che capitano forse è anche questo il bello di condividere idee e contrasti su italian celtics pride
saluti
Faccio mia la dichiarazione di Ainge: l’anno prossimo i PO devono arrivare con tranquillità, cioè nessuna corsa al settimo/ottavo posto, ma puntiamo a essere la quarta/quinta forza a Est, anche valutando le avversarie, i loro progressi o peggioramenti.
I giovani: è probabile che ci siano progressi in linea con quelli di quest’anno, qualcuno migliore e altri inferiori, ma è la maturità complessiva che conterà, anche perchè crdo che l’idea di Ainge sia tenere i giovani utili alla causa e scambiare quelli che servono meno (vedi Banks e Reed), quindi qualche sorpresa potrebbe esserci, tenuto conto che il roster è molto fornito.