di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Il dopo draft in casa Celtics
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Riccardo Rasi / 30 April 2006
Il 27enne playmaker ex-Gonzaga ha potuto chiedere ben poco a questa stagione. Dopo una pre-season non certo esaltante ed un inizio di campionato che faceva storcere il naso, lasciando molti dubbi sul suo valore, alla 19esima partita della stagione si è procurato una rottura del tendine di Achille, che lo costringerà a stare out almeno fino alla Summer League. Scagionato da ogni possibile commento negativo che sia definitivo, proviamo ad analizzare la sua “breve” stagione.
Arrivato dopo uno splendido anno passato per sole 4 partite a Dallas e poi per ben 67 match a New Horleans, si è imposto come playmaker dal tiro velenosissimo (soprattutto dalla distanza) e da una discreta visione di gioco, che lo faceva ritenere un playmaker con “reminescenze classiche”. Con una media di 31.0 minuti a partita ha messo su ottime cifre: 13.2 punti a partita, 5.2 assist a partita, 1.13 recuperi a partita, 2.15 turnover a partita e ha tenuto percentuali del 40,5% dal campo e del 83,6% dalla “linea della carità”. Grazie a questi numeri si presentava, nonostante la sua difesa da rivedere, come uno tra i migliori playmaker free-agent nell’offseason 2005. Danny Ainge non ci ha pensato su molto e con un contratto triennale da 2.25 milioni di dollari a stagione lo ho portato in casa bianco-verde.

Dopo una preseason media, la stagione è iniziata per lui ai margini della rotazione. La sua difesa (della quale ha risentito anche l’assenza di Allen, che poteva aiutare molto anche lui) ha influito molto sul motivo del basso minutaggio. E’ però importante sottolineare che, anche in attacco, non mostrava le stesse prestazioni dell’anno precedente, in particolare non riusciva ad elevare il gioco della squadra con giocate da playmaker “puro”. Ha trovato un ruolo come arma tattica per i tiri liberi, ovvero nei momenti caldi quando il punteggio andava fissato dalla “charity stripe”, è stato fatto entrare solo per tirarli e bisogna dire che qui non ha deluso, chiudendo nelle 19 partite disputate con un perfetto 18/18.
Le sue cifre hanno risentito ovviamente molto dello scarsissimo minutaggio e non sono nemmeno lontanamente equiparabili con quelle della stagione precendente; uniche notazioni da fare sono: 50% da 3, 100% dai tiri liberi, 2.1 assist a partita e 0.95 palle perse a partita in 12.3 minuti a partita. Ci sono stati due soli picchi nei match da lui giocati nella partita contro Atlanta del 23 novembre (in cui ha chiuso con 14 punti e 4/5 da 3) e nella partita contro i Bobcats del 5 novembre (in cui ha chiuso con 7 assist in 22 minuti). In definitiva la stagione non è certo stata brillante, soprattutto considerando le aspettative, però ogni possibile giudizio e commento fondato deve attendere l’anno prossimo, nella speranza che torni a giocare per tutta la stagione e che ci faccia cambiare questo “pregiudizio da prima impressione”.
Vado controcorrente: Dan non conosceva il “sistema” dei Celtics, ma da quello che ho visto, se ci fosse stato avrebbe guadagnato spazio specie quando Greene ha incocciato la “rookie wall” e West ha subito qualche infortunietto. Se dal punto di vista fisico ritornerà quello di prima, vedremo un altro Dickau: sicuramente più a suo ago e soprattutto molto motivato.
Non è piaciuto ai tifosi, ma anche io ripeto che merita un’altra chance, a meno di inserirlo in uno scambio e che arrivi un’altro play con le sue caratteristiche.
Altrimenti abbiamo poco da perdere e come cambio di West insieme a Greene io lo proverei.
Le valutazioni fatte su Dickau sono il classico processo alle intenzioni che ormai è tanto di voga.
Sia chiaro nei pochi spazi avuto ha deluso, ma guardate un po come lo ha gestito Rivers, DNP dentro fuori, quasi sempre dietro Greene anche quando il rookie in fase di impostazione lasciva dubbi.
Alla fine però se qualcuno avesse la memoria un po più lunga vedrebbe che l’unica volta che aveva avuto spazio e possibilità di creare, ossia nella gara ad Atlanta del 23 novembre (mancava West), il ragazzo aveva sciolinato una bella prova, andando per ben due volte a riprendere la fuga degli Hawks (rileggersi il RECAP nella sezione archivo), poi fece la pirlata di farsi fischiare un tecnico a 10 minuti dalla fine per proteste e Rivers non lo rimise più, ma da li in poi i Celtics non azzeccarono quasi nulla.
Non sarà un fenomeno, ma merita una nuova possibilità, in fin dei conti visto si reclama da più parti un play puro, lui ha quelle stimmate. Come terzo playmaker ci sta tutto.
Sì, però, Leo, che palle! “Guardate come lo ha gestito Rivers”? Se giocava poco West ti saresti lamentato, come per Perkins e Jefferson ad inizio stagione. Per me il posto te lo fevi guadagnare: maggior competizione c’è per un posto, migliore è il livello in quel ruolo.
Fabio mi sembra di essere stato chiaro cicendo “Sia chiaro nei pochi spazi avuto ha deluso”, e il fatto di come era stato gestito non era una critica verso il coach ma il voler far capire che giudicare un giocatore usato sempre a sprazzi con pochi minuti continuativi in campo è una cosa molto difficile e che può far arrivare a conclusioni sbagliate.
La sua situazione sembra molto simile a quella di LaFrentz alla sua prima stagione da biancoverde: poche partite giocate così-così, poi infortunio e tutti noi ad ipotizzare come avrebbe potuto giocare meglio nella successiva stagione, ed invece ha giocato molto meglio.
E se la storia si ripetesse?