di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1124]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Christian Spazian / 22 January 2006
Boston Celtics @ Detroit Pistons 84-94
Minnesota Timberwolves @ Boston Celtics 96-103
New Jersey Nets @ Boston Celtics 96-99
Sarà vera svolta? È quello che sperano tutti. Da due partite i Celtics vincono e convincono.
Troppo poche due partite? Sicuramente, per questo al momento rimane solo una speranza, ma gli elementi per sperarci esistono, e sono ben visibili nei tabellini delle ultime due partite. Qual è il cambiamento quindi? Semplice quanto banale: più minuti per Perkins e Jefferson.
Nessuno nasconde che siano loro due il futuro dei Celtics in post basso, fino all’anno scorso in realtà solo il secondo ne aveva le potenzialità, mentre ora le quotazioni di Kendrick Perkins sono in netto aumento, quando fino a poco tempo fa erano in costante discesa. Sicuramente tutto il lavoro fatto in questi anni in palestra è servito ed ora può dire la sua in campo, cercando di dimostrare che può avere una lunga e florida carriera come un centro NBA. E lo sta facendo, basti vedere i 17 punti contro Minnesota, suo record in carriera.
Diversa è la situazione di Al Jefferson, designato come un futuro dominatore nel ruolo di ala grande fin da poco dopo la sua scelta al draft. Sta inoltre dimostrando che se ha più minuti, può offrire più punti e più rimbalzi, segno che non erano campate in aria le ipotesi di tabellino portato dai 15 minuti che aveva ai 40 o 48 minuti. Poiché per lui le aspettative erano elevate, forse ci si aspettava di più, ma dobbiamo ricordarci che è ancora giovane e spesso ci ha mostrato lampi di classe che vediamo soltanto, e non sempre, nei migliori del ruolo, e sicuramente da nessuno della sua età.
“Penso che mercoledì sia stato l’inizio di qualcosa” azzarda Jefferson “penso che Doc abbia iniziato a credere in noi”. In effetti abbiamo pensato che Rivers avesse qualcosa contro i giovani, come se il diritto a giocare dipendesse dalla carta d’identità, superiore ai 24 anni, e non dall’attitudine, dall’impegno, dalla tecnica, dalla voglia di giocare e di vincere.
I due giocatori sono molto affiatati e “quando (Perkins) segna, è come se io segno, quando segno io, lui si sente come se segnasse” dice Jefferson. La loro sintonia è totale e di questo non ne possiamo che essere felici, compreso Paul Pierce: “sono sicuramente il futuro di questa franchigia, è stato bello vederli là fuori molti minuti”. Paul non si sentiva così felice da molto tempo a questa parte e sicuramente lo è stato quando, meravigliando un po’ tutti, si è sentito strigliare da Perkins all’intervallo della gara contro Minnesota.
Perkins ha detto a Pierce, davanti al resto della squadra, di giocare bene e dare sempre il 100% “sono andato da Pierce perché so quello che è capace di fare, lo guardo ogni giorno, so quando non sta giocando al suo meglio”. Si, Paul è felice quando qualcuno si alza sopra gli altri per incitare lui e la squadra perché è noto che fa fatica ad essere un leader carismatico, cosa diversa da un leader in campo, cosa che Pierce sa fare benissimo, ma se c’è qualcuno che ogni tanto lo striglia, non può che fargli bene. Sente anche che non è necessario che in campo tiri sempre lui la carretta, ora con lui e Davis ci sono anche i due big men e Delonte West.
Infatti proprio West sta giocando divinamente. Noi non avevamo dubbi che potesse prendere le redini della squadra, ma non immaginavamo che potesse raggiungere questi livelli così velocemente. I dubbi estivi sono stati spazzati via, ora tiene molto bene la squadra in mano e ha percentuali eccellenti, infatti dal primo di dicembre è il più caldo tiratore della Lega, con una percentuale stellare del 57,8% ed è undicesimo tra i tiratori da tre con il 42,2%.
La sua eccellente stagione lo può portare ad essere chiamato alla gara tra rookie e sophomores dell’All-Star Game, infatti in un recente studio sono state paragonate le guardie sophomores (secondo anno), e West è primo nella percentuale dal campo e nei rimbalzi, secondo nella percentuale da tre punti e terzo negli assist e nei punti. Inoltre è secondo tra tutte le guardie NBA nelle stoppate.
In tutto questo chi ne ha fatto le spese? Sicuramente Mark Blount, che è sempre più al centro di voci che lo vedono partente in uno scambio che sembra imminente. Al suo posto Ainge vorrebbe un contratto in scadenza e liberarsi di quello di Blount, ora lui non serve più alla squadra. Un altro candidato a lasciare Boston è Marcus Banks, per il quale i Celtics non hanno esercitato l’opzione del quarto anno e quindi se non lascerà Boston entro la trading deadline del 23 febbraio verrà perso per nulla. Il mercato si sta infiammando.
Ancora problemi per il ginocchio appena infortunato di Tony Allen. Prima di un allenamento ha lamentato dolori al ginocchio destro, ma per fortuna non sono stati sufficienti per fargli saltare una partita. I fatti purtroppo dicono che il giocatore non è ancora al 100% e difficilmente lo sarà entro breve tempo.
Qualche problemino anche per Delonte West: durante la gara contro Minnesota tentava un’entrata verso l’ottavo minuto del primo quarto. Nella caduta ha colpito la lente di un cameraman lì vicino con l’occhio sinistro, causandogli un taglio allo zigomo. Abbandonato il campo, è stato medicato dallo staff medico ed è rientrato a 4:28 dalla fine del secondo quarto. Niente di grave quindi.
Contro Minnesota sono state solo 4 le palle perse: è un risultato così basso che nella storia dei Celtics in regular season soltanto due volte si è stati così bassi: il 18 febbraio 2003 ad Oakland contro Golden State ed il 2 aprile 1993 contro Phoenix.
Novità nell’azionariato della franchigia dei Boston Celtics: Joe Lacob, socio senior del fondo d’investimento Kleiner Perkins Caufield & Byers ed amico di lunga data di Irv Grousbeck, padre del presidente dei Celtics Wycliffe, è entrato nell’azionariato della franchigia bostoniana ed ha ricevuto un posto nel consiglio d’amministrazione.
Un aggiornamento sul procedimento giudiziario contro Tony Allen: i giorni 18 e 19 gennaio si è svolto un’audizione per esaminare il caso. Il giocatore ha dato mandato a presenziare all’audizione per suo conto il suo avvocato Michael Zalavsky, che ha presentato una mozione formale per archiviare l’accaduto. Al momento non ci sono ulteriori novità, vi terremo sempre informati sugli sviluppi futuri.
Inauguriamo questa settimana una nuova sezione che parlerà di tutti i risvolti di Gerald Green nella lega di sviluppo dell’NBA, la D-League nei Fayatteville Patriots: risultati, sensazioni, commenti, nella speranza che questa sezione abbia vita breve, perché vuol dire che Green è stato richiamato nel roster dei Celtics.
Finora Green ha giocato 3 partite e non è stato esaltante: in 20,3 minuti di gioco ha collezionato 10,3 punti, 4,7 rimbalzi ed 1 solo assist. La percentuale dal campo è stata bassa, solo il 39%, e perde ben 2,7 palloni. Tutto male quindi? Nient’affatto.
“Guardandolo, puoi vedere quanto potenziale abbia” ha detto il general manager Danny Ainge, che ha presenziato alla sua prima prestazione “allo stesso tempo è giovane, è inesperto e ha bisogno d’esperienza. Penso che gli farà bene (stare qua)”.
“Ho visto molto bene Green” ha detto l’allenatore dei Patriots “è molto atletico e molto energico, e ha però molto da imparare”.
Ora la parola al giocatore: “penso che posso giocare meglio di come ho fatto ora, ma non ho giocato una gara in tre mesi, è per questo che sono felice d’essere qui e scendere in campo”.
Il commento è ovvio e lampante: ottime potenzialità, etica lavorativa ai massimi livelli, attitudine eccezionale, ma deve ancora imparare molto ed il lavoro in palestra gli ha un po’ fatto perdere l’abitudine al gioco. Bisogna ricordarsi che ha addosso ben 9 chili di muscoli, frutto del lavoro in palestra di questi mesi, e guardandolo com’è ancora magro, ci accorgiamo che gli servivano tutti.
Ora Ainge gli ha affiancato un assistente allenatore per cercare di farglieli mantenere e poiché nella D-League ci sono molti più allenamenti che nell’NBA, avrà la possibilità di lavorare bene sulle sue mancanze. I Celtics sperano che il suo minutaggio raggiunga almeno i 30 minuti per gara, vedremo se l’allenatore dei Patriots sarà d’accordo.
Ci aspettiamo notevoli miglioramenti nelle prossime partite.
Solo la partita contro New Jersey è stata così buona da essere utile per considerare Davis tra i candidati al premio settimanale, quindi non sarà incluso nemmeno tra i candidati, nonostante la spinta decisiva che ha avuto contro i Nets, però questo è un premio che deve valutare tutte le prove settimanali nel suo complesso, e la prestazione contro i Pistons, 0 punti e 0 su 8 dal campo, è stata troppo deludente anche per includerlo nella rosa. I candidati di questa settimana pertanto sono West, Pierce e Perkins. Per Kendrick sarà per un’altra volta, la sua candidatura è obiettivamente la più debole. Tra West e Pierce la lotta si fa più dura, ma se andiamo nel dettaglio West contro Minnesota ha fornito una prestazione leggermente inferiore a Pierce e lo stesso Paul ha fornito un’ottima doppia doppia contro i Nets. Se l’errore di Pierce nel finale contro i Nets di fare fallo e lasciare che Kidd segnasse il tiro da tre punti avesse causato la sconfitta di Boston, forse il giudizio sarebbe stato diverso, ma è arrivata la vittoria, quindi il suo errore è ridimensionato, pertanto Paul Pierce riceve il riconoscimento settimanale.
Classifica:
8 Paul Pierce
3 Ricky Davis
1 Delonte West
Riprendono le settimane piene, con ben 4 incontri nella prossima ottava:
sabato a New Jersey
lunedì in casa contro New Orleans
mercoledì in casa contro Washington
venerdì in casa contro Sacramento
Dopo aver vinto contro i Nets, ci si ripresenta a lottare contro di loro il giorno dopo. Ovvio che avranno il dente avvelenato, dato soprattutto dal fatto che sostanzialmente sono sempre stati sotto a Boston, ci si aspetta quindi una reazione d’orgoglio da parte loro. Tra l’altro sono anche in un periodo non felice, quindi se desiderano trovare motivi per giocare bene, ne hanno a volontà.
Le altre tre partite non sono difficili, non ci sono squadre schiacciasassi per le quali una vittoria è pura follia, sappiamo però che i Celtics in questo periodo non sono il massimo dell’affidabilità, quindi se la logica delle cose direbbe che potrebbero esserci almeno due vittorie, non sarebbe male un bilancio settimanale in pareggio, se invece i Celtics chiudessero in positivo, allora ci sarebbe la conferma che la stagione è girata nel modo da noi auspicato.
Non si può dire che la classifica sorride ai Celtics, un record del 41% di vittorie non è quello che ci si aspetta da questa squadra, ma noi sappiamo che possono dare molto di più e se avremo conferme della svolta allora non dovremo attendere molto per vedere i Celtics sopra il 50%. Per il momento le distanze tra le prime due (New Jersey e Phila) e le ultime due (Toronto e New York) sono superiori alle due lunghezze, quindi sono altamente improbabili dei sorpassi al momento della redazione del prossimo report settimanale, forse degli avvicinamenti. Se son rose…