di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1167]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
Il calendario della preseason » [1275]
Doppio scontro con Nets e Knicks
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L’estate delle sorprese sembra non aver fine.
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Giocava con Paul Pierce al college.
Pubblicato il calendario 2007-08 » [1249]
Si parte con i Wizard, si chiude con i Nets
Due firme dopo Garnett » [1054]
Firmati House e Manuel
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Il mio personale saluto ad Al Jefferson
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Divertente richiamo a Roma in ottobre.
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Il dopo draft in casa Celtics
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Solamente una cena non ufficiale per conoscerci
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Il mock draft ufficiale di playitusa.com
SONDAGGIO: quale gioco per i Celtics? » [1967]
Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Movy Apicella / 11 November 2005
Si, Green Power sarebbe stato un titolo semplice e calzante. Green come la linea verde intrapresa dai Celtics nell’era Ainge , Green come la speranza che questi giovani un giorno non troppo lontano abbiano un ruolo determinante in una squadra vincente, Green come il ragazzo che insieme a Big Al Jefferson più incarna questo spirito.
Ma Green è anche il colore del trifoglio, il colore della tradizione, il colore che da sempre unisce e divide, che alimenta esaltazione e critiche, Amore e Odio nella sua più alta accezione sportiva. Se è vero che le contraddizioni e le colpe sono il piatto forte delle discussioni su questa storica franchigia che pare in convalescenza perenne, c’è un valore intrinseco, che non potrà mai abbandonarla: il Pride, l’Orgoglio.

Anche in questi tempi bui in un modo o nell’altro i Celtics il loro segno son riusciti sempre a graffiarlo (vedi l’imperioso quarto quarto della finale di conference 2002 contro i Nets), e chi si trova a portare questo marchio di fabbrica, si trova a confrontarsi con la leggenda stessa, un campione dal rendimento assoluto come Pierce festeggia solo l’undicesimo posto nella classifica all Time della gente del trifoglio superando il commentatore a bordocampo Tommy Heinson. Calzare questo raffinato verde orgoglio è qualcosa che va conquistato by the example in campo, perchè quello che i Pearl Jam dicevano dell’amore vale anche per l’Orgoglio, può portarti in entrambe le direzioni, esaltarti o schiacciarti.

All’Holiday Inn Express in Waterbury erano presenti 40 persone tra amici e parenti, chissà quanti sarann riusciti a trattenersi, chissa se, da quando a chiamare i nomi dei prescelti era passato Russ Granik(solo le prime scelte son degne del commissioner), Ryan dovette sopportare un brusio o una vera e propria insurrezione, chissà quanti in quel momento si saranno lanciati in considerazioni sull’importanza di lavorare 4 anni al college, sull’avere la testa a posto e conseguire una laurea, sul fatto che non possano un paio di workout cancellare una vetrina quadriennale come quella di Providence, chissà quanti luoghi comuni sull’esotismo dei giocatori extra americani e la moda di scegliere ragazzini dell’High School…
Si, chissà quanto, per quanto tempo e che intensità ha dovuto cercare di sostenere prima di abbandonare la sala, quando si era giunti intorno alla 40esima scelta. Chissà se il tentativo di consolare sua madre che lo aveva seguito avrebbe avuto un gran successo, se il tutto non fosse stato interrotto dal telefonino pronto a comunicare l’unica notizia che avrebbe potuto cancellare ogni delusione. Per Gomes uomo del Connecticut, universitario a Providence, allenato da Reggie O’Brien coach esperto ed esaltatore di tutto ciò che è sport professionistico nel Massachussets, essere scelto dai Celtics, sentire Danny Ainge esaltare le sue doti e parlare della fortuna di averlo ancora disponibile e di come meritasse indubbiamente la prima scelta, volle dire rinascere. Le parole di Ainge non furono così semplicemente di circostanza data la rapidità con cui poi fu firmato.
Ryan però non dimentica e già nel camp estivo e nella sua foga agonistica si poteva leggere la voglia di sfidare il mondo che lo aveva tradito e relegato a seconda scelta. In preseason le conferme di un giocatore solido e che fa della conoscenza del gioco il suo punto di forza per superare i suoi chiari limiti fisici, così da poter essere considerato una power 3 e non un semplice, ennesimo tweener. idolo del pubblico tutto sembrava in discesa, difatti arrivava anche l’onore di poter redarre (non fate i maligni) il diario dei rookie, con cadenza più o meno mensile, niente di meno che sul sito ufficiale dei Boston Celtics. Nel primo numero la notte del draft fu definita semplicemente eccitante, e l’importante era far parte di una squadra giovane ma che possa provare a vincere sempre.
Ma a quanti luoghi comuni (sto imparando tanto, è bello lavorare con veterani e campioni come, il gruppo è stupendo) ancora dovrà attaccarsi (o chi per lui scriva… ops, il maligno l’ho fatto io) già dal secondo numero, considerando che nelle prime quattro partite è stato protagonista di una sola conclusione volante su assist di Dickau e di tanta, tanta, tanta panchina. Riuscirà ad essere originale abbastanza da diversificarsi da quelli che prima di lui, l’anno scorso ha sapientemente utilizzato il buon Delonte West che passò gran parte della sua stagione da rookie in injured List.
Riuscirà insomma a conquistarsi il suo spazio e la sua vetrina quest’anno, dimostrando che tra quelli che contano lui può starci e che sappia descrivere nel suo diario di splendide emozioni di gioco e non solo di parquet, sudore e spogliatoio. Ecco la prima missione sua e del resto del nuovo Young Power Celtics, dimostrare di saper fare quel passo in più che Ryan voleva simboleggiare già dalla scelta del numero, dal 3 di Providence al 4 in biancoverde, quello di dimostrare già solo di poterci stare, il primo passo verso un vero e puro distillato d’Orgoglio Celtics.