di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2743]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [2037]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [1167]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Leonardo Ancilli / 24 October 2006
In Italia quando viene trattato lo sport nazionale, ossia il calcio è opinione comune che ci siano 56 milioni di commissari tecnici, ognuno con la sua visione con le sue idee e i suoi modi, fortuna nostra che di 56 milioni ai Mondiali di Germania ci sia stato quello più illuminato. Ma se si varca l’oceano e ci si interessa di NBA ecco che i potenziali coach salgono in maniera esponenziale visto il processo di globalizzazione dell’NBA a cui Stern la sta sottoponendo. E quindi anche in casa biancoverde da mesi c’era chi faceva i conti in tasca a Rivers in quanto a distribuzione spazi e minuti, più in genrale alle classiche rotazioni.
Invece proprio nella giornata di ieri, Rivers da consumato attore ha pensato bene di dare il la alla marea di tifosi e giornalisti che non aspettava altro, affermando più o meno velatamente che preferirebbe non avere una rotazione fissa, ma data la profondità del roster, affidarsi a quelli più in palla e alle esigenze tattiche del momento. Se ne parla sia in questo articolo sul Boston Herald a firma di Steve Bulpett, che in questo sul Boston Globe firmato da Shira Springer.
E come si suol dire apriti cielo, perchè la variegata tifoseria (tra cui ovviamente il sottoscritto) a quanto pare non gradisce molto questo tipo di idea. Personalmente trovo che presentarsi al via della stagione senza un’idea di una rotazione di base è INQUIETANTE, e ancora più INQUIETANTE che vada a raccontarlo alla stampa.
Io avevo già messo le mani avanti in merito in questo articolo pubblicato oltre un mese fa dove chiedevo una rotazione chiara al Coach :
2) UNA ROTAZIONE CHIARA E DEFINITA
La passata stagione i Celtics di fatto non hanno mai avuto una rotazione ben predefinita prima della gara, ma si sono sempre adeguati gara dopo gara alle esigenze della partita, con Rivers che dava l’idea di “vivere il momento” con rotazioni apparentemente molto casuali. In verità ci sono stati anche molti problemi dall’inizio alla fine della stagione. Siamo partiti con quella che poi a fine gennaio si è dimostrata la chiara volontà di cedere Mark Blount e quindi si è dovuto sovresporlo a più non posso, per di più con la rotazione degli esterni risicata all’osso, con Tony Allen e Marcus Banks fuori fino a fine dicembre, Gerald Green lasciato in palestra a lavorare sul proprio fisico e poi dirottato in NBDL, con Dan Dickau che si è fatto male subito, lasciando quindi Pierce e Davis senza cambi a giocare minutaggi da miniera e con l’onesto Orien Greene a dare una mano a Delonte West nelle sue prime gare da playmaker. Dopo la trade con Minnesota, quando doveva essere il momento di Jefferson e Perkins i due si sono infortunati, Pierce sparava prestazioni da urlo con un gomito a pezzi per la borsite, e infine anche Wally Szczerbiak è stato costretto a fermarsi per un’operazione.
Quest’anno non ci sarà niente di tutto questo, non ci sono giocatori da esporre sul mercato e quindi è ragionevole pensare a qualcosa di più programmato in termini di rotazione. E se l’hanno scorso per la panchina era il tempo delle vacche magre quest’anno la cosa soprattutto per gli esterni è ben diversa con 8 giocatori tutti presumibilmente in grado di dare 15 minuti di campo senza particolari patemi. Stanno alle austere dichiarazioni estive Delonte West sarà usato come cambio di lusso per gli esterni, quindi il tutto farebbe presumere che Sebastian Telfair sarà il playmaker titolare con Rajon Rondo alle sue spalle. La rotazione nei ruoli 2-3 è quella più satura e quindi non sono da escludere mosse sul mercato. Allo stato attuale Pierce e Wally saranno i due titolari con ampi minutaggi, anche se forse leggermente inferiori a quelli della passata stagione, West come detto sarà il loro cambio, ma andrà fatto posto anche ad un Gerald Green che da Las Vegas ha dato importanti segnali di crescita. Ci sarebbe anche Tony Allen e persino un Allan Ray che all’evenienza il canestro può sempre trovarlo come dimostrato con percentuali altissime a Las Vegas. Difficile dare spazio a tutti, ma meglio uno in più che uno in meno come ben sappiamo. Più risicata la rotazione dei lunghi, anche se qui qualcuno ci ha visto un chiaro segnale di Ainge per obbligare Rivers a far giocare Jefferson e Perkins dopo le tante polemiche della passata stagione in merito al loro scarso impiego. La rotazione vera dovrebbe essere tra loro due e Gomes e Ratliff. Difficile capire chi andrà in quintetto, molto importanti saranno gli accoppiamenti tra i due lunghi. A roster c’è anche Brian Grant che però Ainge ci tiene a ribadire che non sarà utilizzato, ma solo tenuto in frigo per eventuali trade, al bisogno c’è anche il deludente Scalabrine e uno tra Jones e Pittsnogle, perché essendo ad oggi in 16 a roster uno dei due presumibilmente verrà tagliato a fine pre season. Insomma Rivers ha tutto per una rotazione profonda anche in caso di infortuni, serve solo chiarezza nei ruoli e non quell’apparente confusione messa in mostra nella passata stagione, e questa chiarezza con tanti giovanissimi a roster è un fattore fondamentale per non creare in loro false illusioni, e bruschi cali di morale, ma bensì mettendo chiaramente ognuno di loro di fronte al proprio ruolo in maniera chiara.
E chiaro che Rivers avendo a disposizione un roster di 12 effettivi tutti in grado di tenere almeno 10-15 minuti di campo, potrà permettersi molte variazioni sul tema, e trovo coerente che con tanti giovani a roster vadano impiegati quelli più in forma e più adatti alle esigenze tattiche che la gara richiede anche se poi memore della passata stagione temo che Rivers potrebbe finire sempre all’adeguarsi alla squadra avversaria, però andare in campo con uno starting five e poi programmare i cambi al momento, mi sembra una cosa da evitare, magari uno cosa del genere la puoi fare con un roster di gente esperta e navigata, ma i giovani hanno spesso bisogno di certezze da cui partire, di una spalla su cui appoggiarsi e per un ventenne presentarsi al tip off senza sapere se giocherà 20-25 minuti oppure si beccherà un bel DNP potrebbe non essere il massimo in quanto a stimoli e soprattutto potrebbe invogliare quelli più vicini alla scadenza del contratto a fare un pensierino ad un futuro lontano da Boston.
Ammetto che in linea teorica il discorso “per chi si sbatte c’è posto, per gli altri no” sarebbe il massimo, ma seguo l’NBA ormai da tanti anni al punto di sapere che i giocatori pretendono un minimo di status dal loro coach e che queste situazioni alla fine portano più problemi di gestione complessiva, che reali vantaggi sul campo. E solo preseoson e questo Blog è solo una scusa per parlarne, sarà poi il campo nei mesi successivi a darci risposte concrete.
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