di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
SL Dallas Vs Boston 91 - 70 » [2192]
Pesante sconfitta contro Dallas, ma Glen Davis da spettacolo. Praticamente in vacanza tutto il resto della squadra.
SL Boston Vs Milwuakee 84 - 76 » [1243]
Terza vittoria su quattro gare per i Celtics. Ancora in evidenza “Big Baby” Davis e Leon Powe entrambi ad un soffio dalla doppia doppia.
SL 2007 Boston-Cina 80-52 » [598]
I cinesi sono tenuti a punteggio da Promozione italiana e si fa notare un Leon Powe che si propone prepotentemente come giocatore di primo piano per la squadra a novembre.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Michele Pulcini / 24 February 2007
Difficile un solo ricordo, ognuno di noi ne ha probabilmente qualcuno nascosto nella propria memoria di bambino o ragazzo che nel corso degli anni ‘80 si avvicinava al mondo allora vincente dei Celtics.
Allora ho preferito riportarvi un articolo di Bill Simmons su ESPN che mi è sembrato riassumere al meglio il valore che DJ ha avuto nella sua intera carriera.
Dennis Johnson avrebbe meritato l’introduzione nella Hall of Fame prima di morire. La avrà presto, magari nel 2008, con i “voti di simpatia” comuni in queste occasioni e la cerimonia si terrà senza la sua presenza.
Non lo posso accettare (dice Simmons) e l’ho scritto al momento dell’introduzione di Dumars, non tanto per il valore dell’ex Detroit, ma per quello di Johnson: DJ in 14 anni di carriera ha fatto parte cinque volte dell’ASG, nel 1979 è stato MVP delle finali, ha vinto 3 anelli, primo quintetto nel 1981 e secondo quintetto nel 1980, mentre Dumars, sempre in 14 anni di carriera, è stato sei volte all’ASG (in un periodo più debole come livello di giocatori), MVP delle finali nel 1989, due anelli e secondo migliore quintetto nel 1993, ma non si tratta di Dumars vs. DJ, si tratta di un giocatore che non ha ancora avuto quello che meritava.
Considerate quanto segue.
1. E’ stato senza dubbio la migliore guardia difensiva della sua epoca, con nove (!) presenze consecutive nei migliori quintetti difensivi con una capacità di incidere come solo Pippen seppe fare in seguito. Nel 1984 Boston lo acquistò per fermare Toney e la guardia dei Sixers non fu più un fattore, poi nel 1984 bloccò Magic in finale e si ripetè due anni dopo contro Reid di Houston: il migliore quintetto difensivo degli ultimi 30 anni può solo essere con DJ, Payton, Pippen, Ben Wallace e Hakeem.
2. Ma non era solo un difensore, eccelleva nelle partite che contano, allo stesso livello di Bird, Jordan, Magic, Frazier, West, Sam Jones o Reggie Miller. Tral il 1978 e il 1988, con tre squadre diverse, giocò sei finali NBA e altre due finali di conference, con medie nei Play Off di 17,3 punti, 5,6 rimbalzi e 4,3 assist in carriera, e l’incredibile annata del 1987 dei Celtics pieni di infortuni, 23 partite nelle quali giocò 42 minuti di media a 19 punti e 9 assist, difendendo contro John Lucas, Sidney Moncrief, Thomas, Vinnie Johnson e Magic.
3. Bird lo definì il più grande con cui avesse mai giocato e non è poco, considerato che la concorrenza è di Parish, McHale, Walton, Archibald, Cowens e Maravich, cioè sei tra i 50 migliori di tutti i tempi e tutti nella Hall of Fame.
4. In 14 stagioni saltò solo 48 partite su 1.140, giocandone anche 180 di PO.
Però è stato anche un giocatore non replicabile, entrato nella lega come una guardia di grandi doti atletiche per i Sonics, poi ai Suns divenne un realizzatore e poi a Boston un play maker cerebrale in una squadra di grandi attaccanti, capace di difendere su chiunque fino a 6’9’’, con l’istinto del killer che segna il canestro decisivo dopo avere magari sbagliato i dieci precedenti.
Un vincente, secondo solo a Bird in quel gruppo, e il famoso canestro contro i Pistons nel 1987 lo dimostra: Bird ancora non aveva rubato palla e DJ era a centro campo, ma si mosse prima che Larry fosse in possesso del pallone e quel secondo fece tutta la differenza.
Secondo Simmons, la migliore guardia nella migliore squadra mai vista.
Doveva già essere a Springfield con gli altri e per tutti quelli che avrebbero potuto votarlo, una vergogna non averlo fatto.
RIP, DJ
Speriamo solo che l’errore di non metterlo nell’Hall-of-fame sia corretto quanto prima.
Un grande. Qualunque cosa si dica in questi momenti sembra sempre retorica e celebrativa, solo che in questo è anche vera. Giocatore di altri tempi, come non se vedono più tanti, con altissimi ideali di squadra e di sport. Quest’anno qualcuno ha deciso di far sanguinare il cuore del leprecauno e di far annerire il trifoglio… che dire? Niente. Meglio tacere in questi casi ed evitare l’inutile retorica sul senso della vita.
Parlano i fatti.
Un anno particolare perchè se ne vanno due uomini veri : Prima il Patriarca, poi DJ Dennis Johnson il grande numero 3 degli anni ‘80.
Grazie Dennis
ero bambino quando dan peterson alla domenica mattina diceva:
diiiiiiiiiiii-j dennis johnson ad ogni suo canestro.
telecronache che poi finivano con:
pandemonio al boston garden
Per me rimane “il play dei Celtics”, non ero nato quando Cousy dominava in lungo e in largo e quando i suoi erdi continuavano ad aiutare Russell a fare vendemmie di titoli, e da quando lui ha smesso Boston di fatto non ha avuto mai un play di valore.
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Mi sono avvicinato ai Celtics intorno all 83-84, con tutte le difficoltà del tempo per vedere partite e avere notizie, c’era ovviamente Bird, c’erano Parish e McHale, e c’era DJ che forse di fronte a quei tre mostri sacri si notava poco. Ma era l’uomo d’ordine, quello che dava i tempi che dettava i ritmi e la cosa che forse lo rendeva ancora più grande è che lo faceva in modo quasi invisibile.
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Il suo Layout che decise la gara contro i Pistons sembra quasi un manifesto spirituale di quella squadra degli anni 80, il genio cestistico e l’intelligenza superiore di Bird che ruba palla e lui che si fa trovare nel posto giusto nel momento giusto, e con la cosa più semplice ma forse più difficile del mondo, butta la palla dentro il canestro. Ma la cosa più impressionante di quell’azione è che appena segnato mentre il Garden esplode come un’atomica lui va a coprire sulla rimessa come se non fosse successo nulla, il tutto sotto gli occhi di un Bill Walton sorridente che ha la faccia di quello che dice “io lo sapevo !”
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Gli è mancato solo una cosa allenare i Celtics, e visto chi li ha allenati negli ultimi 15 anni lo avrebbe strameritato in pieno.