di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Christian Spazian / 26 April 2007
Dopo le opache prestazioni degli Indiana Pacers, Rick Carlisle non è più l’allenatore di quella franchigia.
Per i dettagli potete leggere questo link
Vedremo se Ainge prenderà in considerazione la possibilità di contattare Carlisle per diventare l’allenatore dei Celtics.
Chi invia un commento accetta implicitamente il regolamento consultabile a questo link
Ainge …................. gia sai cosa devi fare, non perdiamo tempo …... è l’uomo che serve a noi ! procedere e in fretta. !
Credo che riceverà varie offerte, ma tra questi ci deve essere Ainge.
prima si diceva… non c’è nessuno sul mercato tenaimoci doc… ora uno sul mercato c’è e secondo me è molto meglio del doc.
Discorso bello chiaro con Carlisle: non ti azzardare a litigare con i giocatori come hai fatto due volte in passato, avrai il supporto della società, dovrai crescere per gradi con una squadra ancora parzialmente molto giovane, situazione alla quale non sei abituato.
Se concordi su questi punti preliminari, mettiamoci a parlare di soldi.
Perchè Carlisle arrivasse, Rivers dovrebbe venir esonerato, visto che ha ancora un anno di contratto garantito, e da quanto detto da Grousbeck è una soluzione improbabile. Carlisle mi piace, anche se ha il difetto del “overcoaching”. Per quanto riguarda la gestione emotiva del gruppo, però, penso che sia troppo “pitiniano”, è una cosa caratteriale che non credo possa essere limitata con un discorso “se ti azzardi a litigare…”. Con una squadra giovane potrebbe fare molto bene sfruttando il carisma, ma non appena sali di livello i “sergenti” devono mostrare qualcosa di più. Ad Indiana non gli è riuscito, ed ora sorgono i primi dubbi. Perchè anche a Detroit, se ricordate, i problemi erano stati gli stessi, solo che allora c’erano state frizioni anche con i proprietari. Sarebbe bello vederlo a Boston, anche se gli darei 6 mesi di “luna di miele”, prima di venir subissato a torto o a ragione dalle critiche dei tifosi italiani…..
Sacramento Seattle (in maniera più completa) e Indiana hanno già deciso. Ora tocca a noi. Carlisle è libero. Ainge potrebbe cogliere l’occasione al volo o fare la fine di Rivers, tra qualche mese o a fine stagione. A lui la scelta.
Tiber, io Ainge non lo vedo assolutissimamente in pericolo, nè tra qualche mese, nè a fine stagione. Grousbeck è contentissimo di lui, spende molto meno di 4 anni fa e ha il TD Banknorth Garden molto più popolato di quello di Gaston. Perchè dovrebbero essere dei risultati immediati di una squadra giovane a fargli cambiare idea? Rivers è un po’ più a rischio, ma Ainge secondo me non è assolutamente in discussione, a Causeway Street.
A prescindere da quella che sarà la scelta della società (perchè ricordiamoci che Grousbeck in argomento ha sicuramente potere decisionale), cioè in caso di conferma di Rivers oppure di arrivo di un sostituto, Carlisle o altri, il coach dell’anno prossimo avrà il mio massimo supporto e aspetterò almeno un anno di lavoro prima di criticarlo, soprattutto se sarà un coach nuovo.
Sono giuste le preferenze, le indicazioni e i dubbi adesso, dopo che verrà fatta la scelta lasciamo lavorare tutti tranquillamente.
xMichele: non ti sembra poco un anno per Carlisle prima di criticarlo?
Con Rivers non hai usato lo stesso metro.
Su Ainge, credo anch’io che non rischi niente nell’immediato.
Legend ha descritto alla perfezione il suo operato nella società e sopratutto il fatto che ha speso meno dell’anno precedente cosa questa che ogni società seria e sana dovrebbe fare basta non prendere ad esempio i Mavs di Cuban o i Knicks.
L’unica cosa che può mettere in crisi il posto di Danny sono i tifosi e la stampa che qualora i Celtics continuassero a navigare nel limbo della NBA si stuferebbero e metterebbero pressione su Grousbek che non potrebbe fare altro che licenziarlo.
Discorso bello chiaro con Carlisle: non ti azzardare a litigare con i giocatori come hai fatto due volte in passato, avrai il supporto della società, dovrai crescere per gradi con una squadra ancora parzialmente molto giovane, situazione alla quale non sei abituato. (Michele)
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Cerchiamo pure di capire con che teste di bossolo ha litigato, ossia Ron Artest (non aggiungo altro), Stephen Jackson (stanotte espulso per dirne una), Jermaine O’Neal (altro tipetto non facile),Jamaal Tinsley (anche qui non il massimo dell’etica), Al Harrington (che non voleva giocare dove voleva Carlisle ossia da 3), insomma ad esempio con Reggie Miller che era un grande uomo non ha mai discusso, come non aveva avuto particolari problemi a Detroit per di più con gente non facile come lo Stackhouse di allora, anche a Detroit ci fu qualche problema ma direi nella norma, i problemi di Carlisle erano extra campo e alla fine fu fatto fuori ufficialmente perchè non voleva scegliere Milicic come diceva Dumars, salvo che poi ci misero Larry Brown che non lo voleva neppure lui e lo tenne due anni e mezzo a guardare gli altri. Che Carlisle sia una persona esigente si sa ed è pure giusto che sia, non credo sia quel demonio che hanno dipinto ad Indiana, anche perchè mi pare che alla fine un roster che tre anni fa poteva essere da titolo è esploso essenzialemente per colpa di giocatori ingestibile se non accetti lo loro condizioni.
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Il coach perfetto non esiste mi pare che anche grandi santoni come Jackson Riley e Larry Brown abbiano i loro bravi problemi a gestire spogliatoi pieni di giocatori boriosi e montati. Per me non è da pensarci un secondo, anche in considerazione del fatto che abbiamo semrpe rimarcato ossia che lo spogliatoio di Boston non presenta casi umani problematici. Concordo con Valerio, adesso la tesi si cambia Rivers solo se c’è di meglio non tiene più, Ainge è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, perchè se decide di procedere con il Doc tralasciando Carlisle (ammesso chiaramente che sia interessato a venire ai Celtics), poi ovviamente si lega a doppio cappio con lui e un eventuale fallimento di Rivers trascinerebbe a fondo anche Ainge.
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Ieri Ford di ESPN già lanciava il sasso dicendo che a Boston si è improvvisamente smesso di parlare dell’estensione di Rivers, proprio perchè adesso c’è disponibile Carlisle. bah, mi sembra la cosa più scontata di dire, non saprei se è la verità o meno, comunque se volete un parere non richiesto, non sono sicuro che Ainge vada a cercare Carlisle perchè almeno in apparenza è un coach con concetti di basket diametralmente opposti a quelli su cui Ainge ha impostato il suo programma negli ultimi quattro anni. Sul fatto rimarcato da Legend che dovrebbe scattare l’esonero per Rivers, credo che sia un problema marginale, mi pare che lui stesso abbia detto che senza rinnovo non allena volentieri, inoltre ci sono le transazioni, e infine anche un esonero secco non sarebbe un dramma non si sarebbe certo la prima franchigia NBA a stipendiare due allenatori.
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Intanto il mercato dei Coach inizia a muoversi, Del Harris potrebbe essere il nuovo coach dei Bucks, ieri a Seattle è slatato Hill, qui si parla di Adelman, A Memphis si cercano Coach e GM, il primo potrebbe essere Larry Brown (ma non era consulente di Phila ? Ma non allenava più ? vallo a capire quest’uomo), mentre il GM potrebbe essere Kiki (ex Denver). Ad Indiana sembra che Bird tornerà in panchina, in caso contrario si parla di PJ Carlesimo. Sam Mithell fresco coach of the year avrebbe per le mani una ottima offerta di Charlotte, anche se dovrebbe tornare a Toronto, in caso contrario si parla di Iavaroni per i Raptors.
Alberto, mi sono probabilmente spiegato male: ho scritto ALMENO un anno prima di criticare, quindi un bonus di una stagione prima di scrivere “usa quintetti troppo bassi” oppure “gestisce male i finali di partita” ecc.
Cioè proverò a capire le motivazioni di eventuali scelte che non mi piacciono (es. Pierce non in quintetto e gioca solo 20 minuti? Perchè?) prima di addebitarne la colpa al coach, chiunque sia, non solo Carlisle.
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Vedremo se Ainge chiamerà Carlisle, credo conosca molto bene lui e le convinzioni tecniche del suo gioco, anche qui vorrei che se non arrivasse Rick, prima di dare la colpa a Danny si potessero sapere i retroscena: offerta doppia in soldi da altri? progetto tecnico alternativo molto più allettante? pieni poteri anche decisionali e non solo tecnici in un’altra franchigia? oppure solo preferenza per Rivers?
quoto leonardo… vediamo con chi ha litigato ad indiana e in che contesto.. chi non ha mai litigato con gente tipo Artest? Secondo me è un buon allenatore Indiana quest’anno era una squadra con una chimica secondo me ridicola, hanno fatto la mega trade…un epurazione chiaramente legata ad un fattore spogliatoio.
Sul dilemma della firma del doc, secondo me Ainge stà giustamente aspettando il naturale epilogo di una season (esoneri, mercato, draft), il crocevia è il draft e dopo si vedrà che succede. Cmq mi sembra che dalle nostre parti teste calde non ce ne siano anzi per fortna abbiamo un roster allenabile e composto di giovani volenterosi e lavoratori, quale condizione migliore per sperimentare Carlisle?? Il carattere da sergente in alcuni casi, magari anche appoggiato da un veterano come il capitano, può essere un bene, soprattuto per gente affamata di voglia di crescere e di riscattarsi come presumibilmente dovrebbero essere i nostri.
Intanto il mercato dei Coach inizia a muoversi, Del Harris potrebbe essere il nuovo coach dei Bucks, ieri a Seattle è slatato Hill, qui si parla di Adelman, A Memphis si cercano Coach e GM, il primo potrebbe essere Larry Brown (ma non era consulente di Phila ? Ma non allenava più ? vallo a capire quest’uomo), mentre il GM potrebbe essere Kiki (ex Denver). Ad Indiana sembra che Bird tornerà in panchina, in caso contrario si parla di PJ Carlesimo. Sam Mithell fresco coach of the year avrebbe per le mani una ottima offerta di Charlotte, anche se dovrebbe tornare a Toronto, in caso contrario si parla di Iavaroni per i Raptors.(Leonardo)
Comunque che molti club delusi si diano da fare a cercare un nuovo coach e che noi, fino ad ora, non si provi neppure a sondare il mercato (qualora Ainge non lo stia già facendo all’insaputa dei media) mi sembra una debolezza di Danny molto evidente.
Ossia, sono venuto ai Celtics con idee ben precise in testa e non scendo dal mio piedistallo neppure davanti all’evidenza del mio parziale fallimento.
Spero che Danny mi smentisca al più presto e nei prossimi giorni ci dia una speranza in più per la prossima stagione.
secondo me Ainge il mercato lo sonda eccome, solo che giustamente non mette manfesti ma indicazioni ci sono… altrimenti doc avrebbe il crontratto firmato ;)
Secondo me il crocevia è la lotteria, fino ad allora direi tante chiacchiere un po ovunque tante trattative per tenersi strade aperte un po con tutti i coach e tutte le squadra, ma fino ad allora credo che di firme ne vedremo pochissime.
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Per Boston direi che con Oden Carlisle sarebbe come il cacio su maccheroni, magari con Durant il buon Rick dovrebbe spostare un po i suoi concetti di basket messi in mostra ad Indiana e Detroit (chiaramente lo prenderei lo stesso). E Magari gli stessi coach chiaccherati potrebbero aspettare la lotteria per poter scegliere chi allenare tra i rookie, nel caso quel coach avesse più trattative aperte.
Alberto, la gratuità della tua accusa a Ainge si commenta da sola: chi ti dice che non abbia già chiamato tutti i coach liberi sul mercato? metti tra parentesi il dubbio che lo stia facendo, ma intanto lo definisci un debole!
Allora scrivi chiaramente che non lo sopporti e qualunque cosa faccia o non faccia è per te motivo di critica: lo capiremo tutti chiaramente.
Valerio ha espresso bene la situazione e molto è legato alla scelta: tu cosa ne sai su una ipotetica condizione preliminare posta da Carlisle legata all’arrivo di Oden per venire da noi? Potrebbe anche essere, o no?
E invece è solo un debole incapace di fare il suo lavoro….......
No Michele ti sbagli di grosso.
Ma ti sembra che ho accusato o che non sopporto Ainge?
La mia è paura pura che Ainge non pensi neppure minimamente al cambio del coach perchè io lo ritengo fondamentale per il salto di qualità di cui la squadra ha bisogno con o senza Greg Oden.
La sua debolezza deriverebbe dal fatto che ho descritto sopra ma nessuno lo sa se si è già messo in moto e questo l’ho detto chiaramente.
Poi se vuoi capire come ti pare fai pure.
io sono certo che l’80% dei gm ieri hanno fatto una telefonatina magari solo per sapere eventuali richieste di Carlisle, è il loro lavoro.
Secondo me la scelta del draft è una cosa il coach un altra… il gm sceglie e scambia fà mercato ecc… poi l’allenatore prende la squadra e allena basta. Questa è anche la filosofia quano si sceglie per “talento” come spesso ha giustamente fatto ainge.
Io non comprendo tutta questa Carlisle-mania.
Ma quali risultati ha mai ottenuto, come capo allenatore, per essere così osannato?
Qualcuno mi spieghi, per favore, cosa fa di Calisle un grande coach perchè io dubito che lo sia!
Carlisle ai Celtics.
Ci spero ma non ci credo…
ma se proprio Carlisle convince Ainge (o viceversa), c’è sempre il professor Messina …
Mia idea: Ainge preferisce coach fantoccio/malleabile, così decide lui …
Non credo sia il caso che si inizi con i processi alle intenzioni verso Ainge se non arriverà Carlisle però da parte mia sarei molto deluso in due situazioni :
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1) Ainge non cerca Carlisle perchè crede ciecamente in Rivers, e in questo caso avrebbe tutta la mia disapprovazione, perchè se fino ad oggi abbiamo convenuto un po tutti che cambiare Rivers senza una alternativa valida poteva essere peggio che meglio, ad oggi l’alternativa valida c’è e va fatto di tutti per portarlo a Boston, anche perchè a conti fatti le panchine che contano sono già a posto e quindi anche per Carlisle Boston potrebbe essere una delle migliori soluzioni. nel caso Ainge creda ancora in Rivers mi iscrivo al partito di quelli che poi ritengono giusto che se con Rivers va male (metto in chiaro che da tifoso Celtics spero vivamente nel contrario a prescindere dal mio parere attuale sul Doc) anche Ainge si debba prendere le sue brave responsabilità.
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2) Non ci si mette d’accordo sui soldi, e qui la proprietà non può permetterselo, perchè ormai da anni si attende un primo corposo investimento dei nuovi proprietari, e questa situazione è quella buona per iniziare. Se leggessi che Carlisle non viene ai Celtics solo per divergenze economiche, sinceramente lo inerpreteerei come un pessimo segnale per il nostro futuro.
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Per il resto se Carlisle dice No perchè non vuole allenare una banda di 22enni, oppure si prende un anno sabbatico, oppure preferisce altre franchigie per motivi suoi non collegati ai due punti sopra, Ainge credo abbia poche colpe, anche se ritengo che questa volta si trovi davanti all’occasione più ghiotta del suo mandato per dare una netta svolta ai Celtics.
Tanto andiamo avanti con rivers…..
Premetto che, come ormai noto, non sono un amante di Rivers, anzi… e che Carlisle al posto Rivers me loprenderei tutti i giorni. Detto questo mi permetto (per una volta) di non essere d’accordo con Leo e con l’opinione generale che ora che c’è un (supposto) allenatore migliore di Rivers bisogna tentare di prenderlo. Non è così che funziona, secondo me. Come già detto in occasione del sondaggio su Rivers, gli eventi esterni (come la cacciata di un coach da un’altra parte) non c’entrano niente con noi. La valutazione va fatta su Rivers, e va stabilito:
-se si ha fiducia in lui perchè si ritiene che abbia lavorato bene aldilà dei risultati, e allora lo si tiene indipendentemente da chi sono gli allenatori a dispozione.
-Se non si ha fiducia in Rivers perchè si ritiene che abbia “fallito” e lo si caccia, e allora ben venga Carlisle.
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Però non esiste la fiducia a Rivers “perchè non c’è niente di meglio” (chi l’ha detto poi che non c’è niente di meglio?); oppure la cacciata di Rivers perchè c’è Carlisle o mio nonno in carrozza (chi l’ha detto che poi Carlisle sia il messia?).
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Ainge è sempre stato focalizzato sul progetto, mettendo la progammazione al primo posto, non è che adesso se Carlisle si libera bisogna impazzirgli dietro. Anche perchè se no che fai? Prendi Carlisle poi si libera uno ancora meglio di Carlisle e allora cacci lui?
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Il progetto si fa con le scelte e nelle scelte bisogna crederci Poi non fraintendetemi, io sono per cacciare Rivers già da un pezzo, da molto prima che Carlisle fosse sul mercato (lo sapete tutti, l’ho scritto fino alla noia), ma questa è un opinione personale che, non essendo io un executive dei Celtics, vale zero. E comunque neanche il mio “odio” (non fraintendetemi si parla di odio sportivo) per Rivers può essere messo davanti al progetto; se Carlisle deve essere, che sia e io sarò il più contento di tutti, però quest’atteggiamento da “Adesso che c’è lui bisogna scaricare Rivers, e se lui va da qualche altra parte allora ci teniamo Rivers e gli confermiamo la fiducia perchè non c’è niente di meglio” non lo capisco, e secondo me è sbagliato.
Concordo pienamente col ragionamento di Sergio. A volte ho difeso Rivers non perchè lo consideri il miglior allenatore possibile, ma perchè spesso ho ritenuto esagerate le critiche nei suoi confronti, che a mio avviso non hanno mai tenuto conto del materiale umano col quale si trovava a lavorare. Ma un ragionamento “Carlisle è disponibile, diamo un calcio in culo a chi è sulla panca adesso” non mi piace. Sarebbe come a dire: i Celtics sono una squadra in ricostruzione, tifiamo Dallas per un paio d’anni”, e contrasta il mio modo di pensare.
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Carlisle è disponibile, è un ex-Celtic, e non ci piace come ha gestito le cose Rivers? Via Rivers. Ma dopo le dichiarazioni di fiducia di Grousbeck ed Ainge, questa sarebbe una figura da cioccolatai per entrambi. L’inutile e-mail di Grousbeck sull’armadietto di Telfair è un mezzo autogol pure quella, ma in questo caso non credo che Rivers verrà toccato dalla vicenda Carlisle.
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A me tutti questi processi alle intenzioni (Ainge è bravo se…. ma è pirla se…) quando ancora non si sa se Carlisle lascerà Indiana o invece rimarrà nel front office sembra solo il preludio a future cacce alle streghe. Se Carlisle non arriverà, sarà solo colpa di Ainge che non avrà avuto le palle di cacciare Rivers….
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Leonardo giustamente dice che Carlisle ha avuto a che fare con teste d’uovo, finora. Ma questa è l’NBA, Leonardo, perchè con Carlisle dimostri molta più comprensione che con Rivers? Forse perchè l’erba del vicino è sempre più verde. Gli errori di Rivers li conosciamo a memoria, ma se Carlisle SA come è fatta l’NBA eppure ha fatto a pugni sia con Dumars che con metà dei Pacers, allora forse non merita di allenare a quel livello, perchè non sa gestire il materiale umano in una PLAYERS’ LEAGUE….. in questo, forse, Rivers potrebbe dargli delle lezioni, visto che i suoi lo hanno seguito, nonostante le sconfitte, dal primo all’ultimo giorno.
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Carlisle, poi, tra i papabili al suo posto ha menzionato anche Tony Brown, assistente di Rivers: come mai l’ha fatto se i Celtics sono così scarsi e Brown non riesce a farsi ascoltare da quell’idiota (cito un aggettivo apparso a fianco del nome di “Doc” in un commento su ICP) del suo capo allenatore?
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Altro post lungo, ma mi permetto un’ultima considerazione su chi criticava Rivers per il “playbook limitato” con una squadra di 22 anni di media. “Jermaine O’Neal has called the Pacers’ offense “complicated” and said he doesn’t always execute it properly”, ha scritto l’Indianapolis Star, e se giocatori con 6/7 anni di esperienza nella lega non conoscevano gli schemi, era proprio così stupido Rivers a limitare al massimo il numero degli schemi con 8 giocatori con 4 o meno anni di NBA all’attivo (tre dei quali arrivati direttamente dal liceo)? Come ho ringraziato Gary Payton e Paul Pierce per avermi supportato sul discorso “free agents/cattivo clima a Boston”, ringrazio sentitamente Mike Wells dell’Indianapolis Star….
Vedi, Legend, di situazioni come quella raccontata sui Pacers ce ne sono tantissime nella lega e la differenza tra squadre buone e non buone, tra giocatori con annate buone e non buone è proprio questa: trovarsi in situazioni ideali per rendere al meglio, quindi ora esce qualche dichiarazione per la quale Carlisle è “troppo” bravo per il giocatore medio NBA, guarda caso proprio quando ormai il rapporto si è chiuso.
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Concordo con la chiave di lettura di Sergio, anche se aggiungo che nel progetto di Ainge si potrebbe sempre trovare un pezzo in più (per esempio anche il coach) per migliorare il risultato finale.
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Su questo sito ci permettiamo di giudicare e condannare allenatori, GM e giocatori, tranciando giudizi violentissimi senza avere l’idea di quanto siano precari gli equilibri che regolano una squadra NBA, partendo dai giocatori, passando alla parte tecnica del playbook, per finire alla loro gestione dentro e fuori dallo spogliatoio.
Non so se rimarrà Rivers, non so se arriverà Carlisle, ma Ainge ha la fiducia mia (per quello che vale) e della proprietà, quindi supporterò le sue decisioni.
Non sono d’accordo che la valutazione va fatta su Rivers e poi regolarsi di conseguenza, perchè parte integrante (forse) di un progetto, anche perchè tale progetto non può essere totalmente rigido o inflessibile, anche perchè nell’NBA non funziona così, o meglio devi avere delle idee delle “linee guida” ma poi devi avere anche l’abilità di sfruttare occasioni se si presentano. E’ un pò il vecchio discorso della navigazione a vista tante volte affrontato. Sarebbe assurdo per fare una forzatura se dal momento che abbiamo puntato la nostra ricostruzione su Pierce se un giorno a Cleveland perdono la testa e ci offrono LeBron per Pierce e noi diciamo di no perchè Pierce è il cuore del nostro progetto.
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Lo stesso discorso vale per il coach, se noi riteniamo ad esempio Rivers solo buono e ci si presenta un coach ottimo, va preso punto. Va preso perchè nell’NBA i ragionamenti da libro cuore non hanno un minimo di cittadinanza, basta vedere che a Miami la passata stagione anno dato un sonoro calcio ne posteriore a Stan Van Gundy che l’anno prima senza l’infortunio a Wade in G5 contro Detroit come minimo andava in finale, poi però è arrivato Riley e ha dato quell’upgrade che è servito per vincere il titolo. Se hai la possibilità di prendere una persona coach o giocatore che sia che ti può portare degli evidenti vantaggi, non vedo perchè non si debba prendere, tanto più di fronte ad un coach come Rivers, che magari avrà lavorato bene dietro le quinte, ma che comunque a detta di quasi tutti i tifosi, per quello che i Celtics hanno mostrato in campo ha lasciato dietro di di più di qualche ragionevole dubbio che va al di la delle varie attenuanti e dei vari alibi che ha a disposizione.
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Il mio parere personale è che a prescindere dal valore di Rivers, Carlisle come allenatore in senso stretto è tre piste avanti (e su questo direi non si inizia neppure a discutere) e lo ha dimostrato chiaramente prima a Detroit e poi ad Indiana, e questo è più che sufficiente perchè si provi a prenderlo, perchè a il lato tecnico per un coach è molto più importante del lato umano, a maggior ragione in uno spogliatoio come quello dei Celtics che conveniamo tutti che sia facilmente gestibile grazie ad alcune epurazioni fatte strada facendo (Blount, Banks, adesso Telfair), da parte mia trovo anche abbastanza curioso come chi in èpassato difendendo Rivers sosteneva che andava rilevato solo in caso di un sostituto migliore magari citando proprio Carlisle, adesso continui a preferire Rivers nonostante almeno in linea teorica come possibile sostituto ci sia uno di quei giocatori indicati come sostituti sicuri.
Non c’è più religione e non si rispetta più nessuno, dice il reazionario in me. La calzetta rossa di Curt era….dipinta ? come ? una delle più belle storie sportive di ogni epoca… e qui siamo invece a meravigliarci dei ‘giudizi violentissimi’ ....di grazia, ma che altro dovremmo fare ? Diventare la costola italiana del front office celtico ? ciclostilare (ripeto sono un reazionario della più bell’acqua) comunicati clandestini a firma ‘La Volpe Rossa’, come sembrerebbe piacere a qualcuno? Il giochino è che lì girano miliardoni, e qui se-ne-parla.(parlare,appunto). Stop. A noi almeno questo su ICP dovrebbe essere dato. Oh, in due anni siamo rotolati un pò all’ingiù – di munizioni per gli scontenti se ne trovano piuttosto agevolmente.
I dubbi su Rivers dal punto di vista tecnico sono clamorosi e la ‘pianificazione’ dei Celtics è già saltata quante volte (caso Walker, anyone?).....per usarla come scusa per non cogliere le opportunità. Quello che si è sempre rivendicato sul roster (tinkering !!!!) perchè, a maggior ragione, non dovrebbe valere per la panchina? Enjoy the ride.
No, scusate ma il discorso l’ho fatto partire io con un post, quindi devo spiegare: io il cartello “fire Rivers” ce l’ho bene in vista da più di un anno. Il mio discorso è di “cultura sportiva”. Uno dei motivi per cui ritengo che il nostro GM sia valido, aldilà delle singole scelte talvolta rivedibili, è che sta cercando di mettere insieme un progetto fondato su un certo tipo di “cultura”. Non si tratta di sportività o di fair play (“Povero Rivers non se lo merita”); si tratta di scelte “aziendali”. Mettere a monte un “piano base” e lavorare secondo quei dettami ti fa guadagnare in logica e, secondo me, ti porta dei risultati (guardare gli Spurs e la loro “spurs culture”).
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Detto questo io ero per cacciare Rivers quando Carlisle era ben saldo sulla panchina dei Pacers (perchè ritengo che abbia fallito e che non sia adeguato); il problema però non è quello che penso io, ma quello che pensa il Front-office. Io, nonostante non lo comprenda a pieno, sono disposto a sposare il progetto Ainge, l’unico discorso è che però tale progetto deve essere uniforme, e non perchè io sono un “romantico”, ma perchè credo che l’uniformità ti faccia guadagnare in logica, ti aiuta a vendere il progetto all’ambiente (anche ai giocatoriperchè no) e in definitiva ti porta risultati.
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Carlisle per esempio, è un ottimo allenatore con un’impostazione tecnica completamente differente da quella dei Celtics attuali, e probabilmente richiederebbe anche qualche cambio nel roster (tutti gli allenatori cambiano qualche giocatore).
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Paradossalmente questo è quello che io spero da un anno o più, non condivedendo quasi nulla di quello che fa Rivers, il problema è che tale scelta, non va fatta in funzione di Carlisle o di nessun altro, ma in funzione di Rivers.
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In realtà nel mio primo post non contestavo assolutamente Carlisle in quanto allenatore, ma un’opinione diffusa che dice che Rivers vada sostituito SOLO con qualcosa di meglio. Rivers va cabiato o tenuto per quello che fa Rivers, quando si decide di cambiarlo allora si guarda a chi c’è libero. Questa secondo me è pianificazione.
Dico anch’io la mia in quanto unico sostenitore di Rivers nel sondaggio: il problema non è se è meglio Carlisle o Rivers (in assoluto) bensì cosa è meglio per l’anno prossimo per i Celtics. Rivers non vuole allenare con il contratto in scadenza – cosa che Mitchell ha fatto a Toronto e ne è uscito premiato – allora bisogna pensare di estenderlo. Quando è presumibile essere contender per la finale ad est? 2 anni si spera sennò 3. Allora significa che Rivers dovrebbe essere l’allenatore di una squadra vincente con una possibilità di titolo. Ha le capacità per sostenere quel ruolo o è bravo a gestire dei gruppi giovani ed a farli crescere mentalmente più che spremere un gruppo di professionisti che vogliono vincere l’anello? Se Ainge e la proprietà non credono sia l’uomo adatto allora bisogna trovarlo perchè non l’anno prossimo ma quello dopo bisogna fare sul serio (parlando di risultati). Se viceversa si ritiene che sia in grado di guidare la squadra ai massimi livelli non stiamo a guardare a Carlisle o a chiunque altro. Personalmente ritengo Rivers bravo a fare quello che ha fatto: amalgama, coesione, empatia, ecc. insomma far diventare dei ragazzini dotati dei giocatori di basket. Ecco perchè ritengo sia l’uomo giusto per il prossimo anno che sarà l’ultimo di “approcio” alla fase vincente. Se però lui non vuole allenare nel suo contract year la scelta la fa lui e dunque è lecito chiedersi se Carlisle, a mio modo di vedere più adatto per allenare dei giocatori già fatti, potrebbe essere il suo sostituto, anche se in “anticipo” sui tempi: questa è flessibilità all’interno di un progetto. Io al posto di Rivers accetterei la sfida dicendo: OK alleno nel mio ultimo anno di contratto e vi faccio vedere di cosa sono/saremo capaci di fare…
Se si arriva al 2° turno di playoff nessun dirigente sano di mente cambierebbe allenatore e se Rivers dimostrasse di aver saputo portare a termine il progetto (almeno la prima parte) tranquilli che ci sarà la fila delle altre squadre per prenderlo ($$$). Viceversa se non riesce a portare i risultati attesi: saluti senza grazie. Oggi come oggi, Carlisle o non Carlisle, credo Ainge stia affrontando il suo più grande dilemma proprio su questo aspetto.
Begli spunti, mi ci ficco…
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I dubbi su Rivers dal punto di vista tecnico sono clamorosi e la ‘pianificazione’ dei Celtics è già saltata quante volte (caso Walker, anyone?).....per usarla come scusa per non cogliere le opportunità. (Nomar)
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Nomar, sulla calzetta rossa sono d’accordo, un po’ meno sulla tua affermazione quotata. Io i dubbi su Rivers non li vedo come “clamorosi”, perché ho l’umiltà di ammettere la mia difficoltà a stabilire quali siano le responsabilità dello staff tecnico e quelle dei giocatori, in questa situazione di emergenza. Ovvero: Rivers potrebbe aver fatto un’annata fenomenale, solo che i ragazzini erano ancora a due anni dall’esplosione, ed allora come facciamo a dare la colpa solo a lui, Brown ed Eastman se Green ruota in ritardo o la caviglia Jefferson se la opera nell’agosto 2006 e non prima? Se adesso c’è chi è in grado di spiegare ad un ignorante come me da cosa si riesce ad estrapolare l’incapacità tecnica di Rivers da quanto si è visto quest’anno, lo invito a farlo. Ma voglio una spiegazione circostanziata, non un generico “non difendiamo”.
E poi, sul fatto che la “pianificazione” sia saltata più volte, ammesso e non concesso che sia vero, che colpa ne avrebbe Rivers che anzi di questa situazione sarebbe una vittima? Con Walker e Payton ai playoff ci era andato…
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se noi riteniamo ad esempio Rivers solo buono e ci si presenta un coach ottimo, va preso punto. (Leonardo)
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Ti cito Larry Bird in un passo di “Bird Watching”: “Quella era la cosa che rendeva speciali i Celtics. Erano una famiglia. Si cercavano, si rincontravano, ma adesso (ai tempi di Pitino, ndT) non accade più. Senti che a Robert (Parish, ndT) vorrebbe allenare, ma i Celtics non lo cercano. E Danny Ainge… quando ha smesso di giocare, perché non vuoi riavvicinrti ad uno come Danny Ainge, che sai in anticipo che diventerà un grande coach? E quello che hanno fatto a Red Auerbach è sbagliato. I Celtics sono tutto, per lui, e loro l’hanno umiliato”. Ecco, qui c’è il succo della mia risposta, Leo. Carlisle è come Bill Fitch, sarebbe forse migliore di Rivers (che mi sembra più un tipo alla K.C. Jones), per questi giovani, o forse no. Sarebbe un ex-Celtic, ed è per questo che se dovesse arrivare non mi lamenterei. Ma, oltre al discorso di continuità sottolineato da Sergio (del quale condivido quasi in toto il post), c’è anche un discorso di “Celtic Style”, un comportamento che non ti può portare a dire “Sono soddisfatto di Rivers” e poi, due giorni dopo, appena è disponibile Carlisle, a silurarlo. Senza considerare il fatto che Rick ha un carattere non facilissimo. Ma il discorso delle “teste d’uovo”, per piacere, no: ai Warriors, seppure per il rotto della cuffia, Nelson con le teste d’uovo ai playoffs ci è arrivato, ed a Detroit con le “teste d’uovo” Brown ha vinto un titolo.
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Mettere a monte un “piano base” e lavorare secondo quei dettami ti fa guadagnare in logica e, secondo me, ti porta dei risultati (guardare gli Spurs e la loro “spurs culture”). (Sergio)
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Ho letto ieri “in altro loco” un commento ridicolo di un tifoso celtico che diceva “è triste affidarsi al culo delle palline” (sic). Ora, verrebbe da domandarsi come avrebbero fatto gli Spurs senza un’arguta programmazione ed una ferrea logica lavorativa a mettere le mani su Duncan, o i Cavs su LeBron e via di questo passo. Non per sminuire o contrastare quello che hai scritto, Sergio, ma per ricordare che alla base di una programmazione di successo c’è sempre il fattore C, indispensabile per fare il salto di livello. Detto questo solo per rimarcare che ci sono una componente bravura ed una fortuna nel successo di una franchigia, concordo sulla tua disamina, compresa la parte relativa al “progetto Ainge”. Chuck Daly disse una volta che l’NBA è una lega dinamica, dove c’è sempre un’opportunità dietro all’angolo. Io confido nelle capacità tecniche di Ainge, e ribadisco che a mio avviso avrebbe meritato maggior plauso dai tifosi italiani perché è competente, poi perché è un Celtic vero, perché ha avuto le palle di cominciare un’impopolare ricostruzione pur di riportare i Celtics prima di tutto ad un comportamento decoroso in campo, ed in terzo luogo perché ha sempre rispettato quella che è la storia della nostra franchigia.
Adesso tanti elogi ai Warriors, ma dal punto di vista della pianificazione, mi sono perso qualche cosa? Richardson è sempre stato lì, Davis è arrivato in una trade in cambio di contropartite inferiori a quelle offerte dai Celtics per il “Barone”, Jackson ed Harrington sono stati un mezzo regalo da parte delle voglie di “controllo” di Carlisle. Ma non credo che a San Francisco avessero messo in piedi un piano per fare una squadra di questo tipo, anzi, le acquisizioni sono state piuttosto casuali, qualcuno le definirebbe “navigazione a vista” come se fossero un difetto, quando invece una pianificazione affiancata alla capacità del “carpe diem” sono “the name of the game” nell’NBA.
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Un’ultima considerazione: la ragione principale delle dispute nei commenti qui su ICP è la doppia natura del commentatore, che allo stesso tempo è tifoso ma si trova a fare delle “autopsie” tecniche, delle valutazioni che ovviamente richiedono freddezza e distacco. Ora, la passione non è sinonimo di moderazione, ma ognuno di noi è convinto di avere la ragione dalla sua, perché fondamentalmente non conosce gli interlocutori e non conosce la loro competenza. Questo fatto, poi, per noi tifosi italiani è aggravato dalla solita “sindrome da bar Sport”, quella che vuole in ognuno di noi un abilissimo commissario tecnico di nazionali, un provetto pilota di auto e moto da corsa, un instancabile mulinatore di pedivella. Ma, ragazzi, rendiamoci conto che “quelli veri”, sono un po’ diversi. Sono normalmente competenti, ed hanno strumenti che gli permettono analisi più precise di quelle “tarallucci e vino” nostrane. Questo, non per ingenerare una sindrome da “siccome noi siamo poveri tifosi italiani ignoranti, non abbiamo diritto di replica” come qualcuno, maliziosetto, a suo tempo ha ventilato, ma per ricordare che, in quel mondo lì loro ci vivono da minimo 20 anni, ed hanno, vuoi per competenza, vuoi per semplice “osmosi”, acquisito meccanismi che a noi sono sconosciuti. Per questo, credetemi, quando si parla di dirigenti o allenatori NBA a volte leggere “tizio non capisce un cazzo” mi fa cadere le braccia (eccezion fatta per Isiah Thomas, ovviamente ;). A meno che tra di noi non commentino anche ex-giocatori/coach NBA……
Lo sai che questa volta non sono del tutto d’accordo? E proprio in argomento Rivers?
E’ verissimo tutto quello che scrivi sul “Celtic Style”, però le dichiarazioni di soddisfazioni del lavoro di Rivers sono, almeno in parte, di circostanza e dovute, per difendere comunque un allenatore che potrebbe essere ancora il tuo, nonchè parte della indispensabile sceneggiatura prevista in caso di trattativa per il rinnovo contrattuale.
Trattativa nella quale Rivers ha il desiderio di allenare una squadra che con un poco di fattore C potrebbe essere una sorpresa a Est, consentendogli di rispedire al mittente molti degli insulti ricevuti: giusto un anno fa un sondaggio proclamava Sam Mitchell il peggiore coach NBA, proprio lo stesso che quest’anno ha ricevuto un trofeuccio come migliore coach dell’anno e magari Doc, in cuore suo, è convinto di fare qualcosa di simile.
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Da parte sua Danny non vuole estendere troppo il contratto, preferirebbe che Rivers accettasse la sfida del contratto in scadenza, di certo una piccola tentazione a cambiare la ha, ma non vuole che il rapporto con Rivers peggiori per ragioni estranee alla mera trattativa contrattuale, quindi lo supporta come ha fatto per tutta la stagione e dovrà continuare fino al 22 maggio, perchè ben difficilmente prima si potrà concludere nulla, in quanto la differenza tra scegliere con la 1 o con la 5 è abissale (sulla carta).
Però tenere Rivers solo per una questione di correttezza non lo credo possibile, c’è ANCHE quella valutazione, ma la lega è troppo cinica per essere legata solo a questo tipo di aspetti.
Ora, verrebbe da domandarsi come avrebbero fatto gli Spurs senza un’arguta programmazione ed una ferrea logica lavorativa a mettere le mani su Duncan, o i Cavs su LeBron e via di questo passo. Non per sminuire o contrastare quello che hai scritto, Sergio, ma per ricordare che alla base di una programmazione di successo c’è sempre il fattore C, (legend)
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Io qui ti volevo… Il fattore C ti porta Duncan, la programmazione ti porta 3 anelli. Il fattore C ti porta anche James ma al quarto anno i Cavaliers hanno ancora poche velleità di titolo (salvo essere smentito); fattore C è anche prendere Garnett, Iverson o Shaq (Orlando) poi laprogrammazione e tutto il resto ti fanno vincere i titoli. é chiaro che senza scegliere il fenomeno al draft (e ci vuole spesso culo) fai fatica, ma non basta scegliere il fenomeno, devi costruirgli una squadra intorno oppure perdi, e in un’ultima istanza il fenomeno va via.
Io qui ti volevo… Il fattore C ti porta Duncan, la programmazione ti porta 3 anelli (Sergio)
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Quando hai un grande giocatore, ecco che per incanto altri free-agent vengono a giocare volentieri nella tua squadra: Horry, Rice, Payton, Shaw, Malone ai Lakers, Finley, lo stesso Horry, Steve Smith, Kevin Willis (sono i primi che mi vengono in mente) agli Spurs, sono tutti stati attirati dalla prospettiva di vincere un titolo a fianco di Shaq o Duncan. A questo punto è chiaro che Oden potrebbe fare di Ainge un GM dell’Anno… ma ha poco a che fare con la programmazione, a mio avviso. La programmazione di Ainge di per sè ha poco a che fare con la fortuna, ma è evidente che un colpo di C le darebbe un impulso mostruoso, come è sempre stato in passato per tutti i GM. Ed anche Pitino, poveraccio: con Duncan e con il “fattore C” dalla sua/nostra, le cose sarebbero andate diversamente, ed avremmo la fila dei free agent davanti alla porta.
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E’ vero che devi costruirgli una squadra intorno, ma questo dipende anche dal giocatore: con Duncan e Shaq vogliono giocarci tutti, con Walker, Kobe e Garnett nessuno. E questo rende più difficile il compito dei GM, da Wallace a Kupchack a McHale che a mio avviso ha commesso degli errori marchiani, ma si è preso anche colpe che dovevano ricadere su KG e la sua spiccata tendenza a prendere a cazzotti i compagni di squadra. Quindi, ripeto, puoi essere il miglior programmatore del mondo, il miglior giudice di talento al draft, il miglior cacciatore di free-agents, ma se poi ti trovi il Kobe che ti fa il cazziatone davanti ai compagni mentre il coach tace, o il KG che ti da un pugno in spogliatoio, o il Walker che pretende di giocare come vuole lui, control ball e tiro da tre ed il tuo allenatore lo lascia fare, è chiaro che la tua programmazione, nonostante il “fattore C” sfruttato per arrivare alle stelle di cui sopra, va a carte 48. Nessuno vorrà fare da balia a quei tre, “loro si prendono gli onori ed io la cacca”. Almeno in questo, Rivers ha preparato bene il terreno rimettendo in carreggiata un Pierce al quale, come si è visto nell’inverno 2004, la compagnia di Walker non aveva fatto benissimo.
Vero, però in linea di massima credo che Minnie, Phila o Boston (con Walker) hanno pagato errori dei GM prima che dei loro giocatori. A Los Angeles il discorso è diverso. Io credo che il progetto ti porta lontano, indipendetemente dalle bizze delle tue stelle (in un contesto vincente le stelle non creano problemi o almeno ne creano meno vedi Wallace a Detroit).
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E’ chiaro che poi stiamo un pò parlando del sesso degli angeli perchè ci vogliono un insieme di cose molteplice e oscuro per vincere (componenti tecniche, caratteriali di forma, il fattore C ecc.), però secondo me la programmazione a lungo o breve termine rimane la prima.
Per Rick Carlisle sembra si siano fatti avanti con una certa insistenza da Seattle.
Chad Ford sul futuro coach dei Celtics :
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Bk, Boston: Do you think Doc is out now that guys like Carlisle are available?
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Chad Ford: (12:28 PM ET ) Maybe … but I think everything in Boston depends on the draft lottery. Let’s wait until May 22 …. I think that will go a long way to determining Danny Ainge, Doc Rivers and even Paul Pierce’s future in Boston.
Notizia stupenda che Danny Ainge deve cogliere al volo e se non lo farà o tenterà di farlo che vada al diavolo lui e il suo pargolo Rivers.
Se uno lo vuole adesso in circolazione ce ne sono tanti di coach migliori del Doc.
Non ci dimentichiamo che Rick è un Celtic!