di Leonardo Ancilli
Dopo quasi venti anni l’NBA si tinge di nuovo di verde, in poco più di un mese a Boston arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, il tutto senza toccare il capitano Paul Pierce. Il “Pride” è pronto ad invadere l’NBA, per rinverdire i fasti di un tempo ormai troppo lontano. I tempi cupi sono in archivio, da oggi si rigioca per l’anello.
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Gioco lento, gioco veloce o gioco misto?
di Giampaolo Scaglione / 11 April 2007
Tre soli giocatori in panchina, Pierce-Jefferson-West indisponibili: con queste premesse, i Celtics raccolgono contro i Sixers la sconfitta numero 55 della stagione, che vale appunto il penultimo posto nella graduatoria generale della Lega e, a quattro partite dalla fine della regular season, buone speranze in prospettiva della Lotteria che attribuirà l’ordine delle scelte al Draft 2007.
Finisce 102-94 per Philadelphia, che in virtù del successo al (TD Banknorth) Garden tengono vivo il sogno di approdare in post-season.
Ryan Gomes, autore di 26 punti, ha ammesso che “Boston non sta andando da nessuna parte: in compenso, stiamo imparando ad essere una squadra, a giocare insieme, non pensando alle gare vinte e a quelle perse perché l’argomento non ci riguarda”, mentre Doc Rivers ha ironizzato (buon segno, almeno per lui) sull’esiguità del roster a sua disposizione dicendo che “i Celtics hanno organizzato un provino per domani alle dieci e mezza”. Intervenite numerosi.
La lettura dei parziali rivela un sostanziale predominio di Boston fino all’intervallo: i padroni di casa vanno al riposo sul +11, poi subiscono la rimonta di Philadelphia, trascinata da Andre Miller e Joe Smith, i due giocatori che sono arrivati da Denver ai 76ers nel trade che ha portato Allen Iverson in Colorado.
Gerald Green mette a referto 22 punti, mentre Perkins acchiappa 11 rimbalzi (ma il computo complessivo dice 34-27 a favore di Philadelphia: come sarebbe finita con Jefferson in campo? The answer, my friend(s), is blowing in the wind: la stagione è praticamente finita, il risultato è stato raggiunto: adesso, c’è solo da aspettare la lista degli eleggibili e l’ordine di scelta al Draft.
Tra non molto, insomma, la storia dei Celtics potrebbe nuovamente imboccare la strada maestra.
Quella della vittoria.
Quando stasera la sirena del quarto periodo suonerà a segnare la fine di Philadelphia-Boston, salvo supplementari, mancheranno solo quattro match al termine della regular season dei Celtics.
Per i Green, sembrava che il traguardo non dovesse arrivare mai e, invece, la fine del tunnel non è lontana. Non è stata, in assoluto, la peggiore stagione della franchigia del Massachusetts: ma è certo che è stata una delle più contraddittorie.
Per questo motivo, Sixers-Celtics rischia di non essere una partita valida solo per le statistiche: ci sarà Paul Pierce, ed è sicuro che il numero 34 non scenderà in campo solo per onor di firma, anche perché la rivalità con i 76ers va comunque onorata; non si dimentichi che Gerald Green sta gradualmente conquistando minuti e considerazione da parte dello staff tecnico biancoverde.
Non si sa se e quanto gli uomini di Doc Rivers tengano a vincere il match: i C’s sono saldamente ancorati al penultimo posto della graduatoria generale Nba, con 23 partite vinte e 54 perse.
Sotto di loro, gli ormai ‘irraggiungibili’ Grizzlies (19W-60L), mentre sopra ci sono i Milwaukee Bucks, con 26 vittorie e 51 sconfitte.
Al momento, a Boston sono sufficienti altre due sconfitte per mettersi al riparo da sgradevoli sorprese in prospettiva della Lotteria che attribuirà l’ordine delle scelte al Draft 2007.
Philadelphia ha un record di 32 vinte e 45 perse che rende praticamente inutili le prossime partite: sulla stagione della squadra diretta da Maurice Cheeks pesa l’addio di Allen Iverson, uno che i play-off li farà con i Nuggets e pensa già al probabile scontro con gli Spurs di sua maestà Duncan. In cima ai pensieri di Danny Ainge non vi sono le partite che rimangono nel calendario: c’è anche la questione-Rivers da risolvere. Il tecnico vuole un’estensione del proprio contratto, che scade tra dodici mesi, e per l’ex numero 44 dei Celtics non dev’essere facile giustificare un investimento (non solo finanziario) su un allenatore che a Boston ha deluso tutti, almeno parzialmente.
Difficile parlare di Sixers-Celtics come di una partita qualunque, quindi. Non lascerà traccia nella storia della pallacanestro pro americana, ma non è priva di un suo fascino.
Gente che ha già la valigia pronta per altra destinazione, gente che è sicura di rimanere, sorprese che non è difficile e al tempo stesso impossibile immaginare: il match di stasera è una specie di crocevia di destini, come spesso accade nelle partite di fine stagione.
Non è il Philadelphia-Boston che valeva una stagione, quello di Bird e Dr.J: ma andate a spiegarlo ai tifosi del (TD Banknorth) Garden, che sognano un Oden o un Durant.
Tra i ricordi e il presente non c’è partita, purtroppo.
Dentro o fuori dal parquet, non c’è differenza.
Questa puttanata che vogliono fare giocare Pierce mi fa proprio scuotere la testa per l’ennesima volta in questa stagione davvero ridicola fino all’ultimo secondo dell’ultima partita che giocheremo.
In effetti è inspiegabile la presenza di Pierce: ha male al gomito, non è ancora al meglio col piede, e vuole (o vogliono farlo) giocare?
Bah.
Ma chi lo ha scritto che giocherà? Io leggo solo di dubbi, che fanno solo pretattica e sarei pronto a scommettere che non giocherà.
Sul Globe scrivono anche che potrebbero dichiararlo fuori per il resto della stagione.
Non stiamo parlando di dilettanti, quindi non giocherà e non vorranno rischiare infortuni e vittorie impreviste.
...quando ho scritto che Pierce sarebbe stato della partita, la sua presenza in campo era data più che probabile.il sito ufficiale dei Celtics riporta che Doc Rivers ha detto che il numero 34 non giocherà,secondo il Boston Globe…è la stampa,bellezza.
Sconfitta molto importante per il penultimo posto.
Adesso possiamo anche vincere venerdì contro i Bucks perchè tanto le ultime tre saranno Magic-Heat-Pistons.
Felice di continuare a vedere continuità di Green anche se queste partite contano zero o poco meno.
Ma intanto il ragazzo fa intravedere cosa potrà fare nella lega se disciplinato a dovere.
Propongo un grosso applauso per quei 15008 spettatori che hanno assistito alla partita …........corraggiosi
Dalla sola visione degli Highlight ho visto una difesa non propriamente “asfissiante” :-)
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Va beh, ancora GG, ancora un buon Gomes e poco altro, tra una settimana questò scempio è finito.
Chi ha l’abitudine di scommettere, metta una fiche sulla vittoria di Boston contro Milwaukee, dovrebbe essere una vincita sicura.
Provocazione: Leggo che Telfair si è infortunato.
Secondo me questa serie di infortuni è dovuta in larga parte alla preparazione, agli allenamenti e al gioco fatto di improvvisazione che mette i nostri ragazzi in condizione di forzare certi movimenti sia in difesa che in attacco che non sono movimenti fluidi di chi conosce ed applica bene gli schemi e i giochi della propria squadra.
Con questo non voglio dire che gli Spurs non avranno mai infortunati ma ne avranno in percentuale molto bassa rispetto a squadre come la nostra e non solo che giocano basandosi soltanto sul talento e il loro istinto.
Non possono essere un caso tutti questi infortuni.
Cosa ne pensate?
Potresti aver ragione Alberto, come potrebbe anche essere solo sfortuna.
Gerald deve crescere nelle a rimbalzo e nelle assistenze, se no il mio soprannome registrato di per i nostri 3 esterni del futuro Triple Double che fine andrà a fare???
:-)
Movy
Io invece non trovo nessun nesso tra il tipo di gioco (improvvisazione?) praticato dai Celtics o alla loro preparazione e la lunga catena di infortuni. Ma magari possiamo divertirci un po’ ad incolpare il bieco Rivers e a pensare come sia riuscito a causare tutta questa devastazione: ha fatto cadere il videoregistratore sul piede di Pierce, anche se non è riuscito a romperglielo, ha incitato Allen a provare la schiacciata a gioco fermo finchè quello si è rotto i legamenti del ginocchio, e Ratliff è stato sicuramente costretto a spostare da solo tutte le sedie per i giornalisti prima del “media day”, procurandosi l’ernia. Ha preparato uno schema con direzioni opposte a Jefferson e Scalabrine facendoli scontrare in allenamento e mettendoli fuori combattimento entrambi, ha chiuso il piede di Olowokandi in una porta, rompendolo, ed ha invitato Pierce al bar per un mese di seguito, facendogli infiammare il gomito a forza di piegarlo per tracannare boccali di birra (e questo spiega anche l’aumento di peso del capitano). Ancora da appurare come abbia procurato le distorsioni ad entrambe le caviglie di Szczerbiak, l’infiammazione al piede di Perkins e l’appendicite a Jefferson, ma una commissione di inchiesta sta già investigando.
Scherzi a parte, se si parlasse di problemi muscolari diffusi (strappi, stiramenti eccetera) potrei anche essere d’accordo nel chiamare in causa la preparazione, ma fratture, legamenti ed infiammazioni, da quanto riportato dai medici sportivi, poco o niente hanno a che fare con la preparazione.
Si Legend ma io non ho puntato il dito solo sulla preparazione bensì nei movimenti che un singolo giocatore fa in campo durante una partita.
Prendiamo di nuovo ad esempio gli Spurs.
Il loro gioco ormai collaudato e compreso da tutti anche se ultimi arrivati mette sempre in condizione il giocatore di trovarsi al posto giusto nel campo cosa che ai Celtics non succede per mancanza di identità di base.
Legend vuoi dirmi che i Celtics hanno un gioco di base?
Non penso proprio.
Io penso che è molto più facile per i nostri infortunarsi per questo motivo rispetto ai giocatori dei Pistons, Spurs, Suns, Mavs ecc….
Io credo che negli infortuni influisca in gran parte la casualità.
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Il problema è che se quest casualità poi diventa una costante negli anni allora bisogna porsi il problema di avere a roster giocatori fragili.
secondo me si vuole criticare doc tecnicamente ok sono il primo a farlo, ma addirittura cercare una correlazione tra inortuni e gioco sgangherato mi sembra troppo, diciamo che è stata una stagione sfigata un po’ per tutti… in ogni squadra un infortunato, poi come al solito da noi in maniera esponenziale
Alberto, non voglio entrare in polemica. Per me non esiste un denominatore comune tra infortuni e tipo di gioco, anzi, dalla tipologia di infortunio si può arguire che nulla può essere imputato alla preparazione. Poi, dove tu vedi “gioco sgangherato”, Jeff di Celticsblog dice di non essersi divertito così da anni, a vedere il tipo di gioco dei Celtics. A me non piace ancora la difesa, onestamente, ma non trovo nulla di quello che tu definisci “mancanza di identità”. Vedo solo tanti giovani che devono imparare cosa sia l’NBA. Possiamo discutere se sia stata la cosa giusta o meno, “caricare” il roster di tanti ragazzini, ma non andiamo a cercare colpe dove non ce ne sono. O andrà a finire che, di questo passo, incolperemo Rivers o Ainge dell’effetto serra, del disboscamento dell’Amazzonia o della guerra in Iraq….
Post Scriptum: i Suns nei playoffs 2006 hanno dovuto fare a meno di Stoudemire e Thomas, più infortuni assortiti agli altri (Barbosa, Tim Thomas eccetera). Che pirla, D’Antoni….chissà perchè gli hanno dato anche il premio di allenatore dell’anno!
xLegend e Valerio:
non avete capito un c***o di quello che ho scritto e che volevo dire.
Ma vi sembra che ho dato la colpa a Rivers?
Lasciamo perdere questo argomento che ho tirato fuori, me lo tengo per me.
Meno di una settimana alla fine di ‘sto strazio. l’unica nota positiva.
Concord pienamente con l’ultimo post di alberto (e non è certo la prima volta) e aggiungo: guardando Spurs, Mavs, Pistons, in questa stagione, mi sono accorto di che abisso ci sia ancora tra noi e loro. e non intendo solo come roster, ma soprattutto come basi di gioco. In attacco, per la precisione. Schemi collaudati, playbook amplissimo, spaziature che si creano naturalmente, ecc. insomma, un piacere vederli. Voi potreste obiettare (più che giustamente, tra l’altro) che per fare un certo tipo di gioco, bisogna avere anche i giocatori…è vero, ma lo e’ anche il fatto che se hai delle buone idee in testa, la triangolo (solo un esempio) la puoi insegnare anche a una mandria di muli (Kwame Brown a parte…hiihhihihih…) e aggiungere principi di altri attacchi (o difese) al bagaglio del roster che hai a disposizione. L’esecuzione magari sarà mediocre, ma in una stagione come questa, sarebbe stato ideale cercare di raggiungere questo obiettivo, nella speranza che il draft prima e il mercato poi, facciano elevare il livello della rosa a disposizione. Forse non mi sono spiegato bene e devo ricorrere (ahime’) a una similitudine calcistica (perdonatemi): prendete l’empoli: non ha certo la rosa da 5 posto, eppure ben allenata, gioca a memoria, sempre ordinato, con movimenti puliti, ed ecco che i risultati poi arrivano….tutta sta filippica per chiedervi: ok Popp, ok Avery johnson che ha avuto in eredità la squadra da Nelson, ma noi possediamo un coaching staff in grado di implementarci a 360° almeno un po’ in tutti i settori, nella prossima stagione??? perchè, io, dopo 3 anni, infortuni o non infortuni, vedendo giocare i nostri, piu’ che un’evoluzione o visto il contario, soprattutto in attacco, che doveva essere il fiore all’occhiello del nostro Doc. Io al momento ho visto almeno 20 squadre che attaccano meglio di noi (la difesa non la commento, perchè e’ quasi un optional per l’80% delle squadre nba)
e magari l’anno prossimo, con uno dei due “predestinati” in roster, i playoff li facciamo ugualmente, visto l’est degli ultimi anni, ma io mi prima di tutto mi augurerei di veder un “giro di vite” da entrambi i lati del campo. E invece temo di vedere si’ Rondo, Al, GG ancora piu’ in progresso individuale, ma con un idea di gioco di squadra (fondamentale nei momenti decisivi della stagione) ben lungi da quello che desidererei…con la paura di vedermi “scippato” in alcune partite decisive anche da chi e’ inferiore a noi in talento, ma che corre, lotta e difende come una cosa sola quando conta….sono l’unico a pensarla cosi’???
Meno male uno che ha capito cosa volevo dire.
Amen Fish.
Aggiungo due righe al tuo discorso Fish:
Noi ora come ora siamo una squadra da playoff.
Il prossimo anno, anche con Rivers, li faremo di sicuro.
Quando però giocheremo partite di playoff allora vedremo di che pasta siamo fatti e salteranno fuori in maniera esponenziale tutti i difetti che Fish ha elencato.
Ricordarsi del -27 casalingo subito contro i Pacers in gara 7 al Graden (3 sconfitte al Garden).
Bisogna avere le idee ben chiare per giocarsi il titolo o quantomeno i playoff in modo decente e noi siamo ancora lontani anni luce.
Non capisco proprio il senso di questi vostri discorsi all’alba del 12 aprile e ancora meno i confronti con le squadre attualmente dominanti.
“fare giocare a memoria” un gruppo con solo un paio di veterani di spessore e che non è costante nel personale messo in campo anche a causa degli infortuni, mi sembra un’operazione complessa per qualunque coach.
Non dimentichiamoci che l’anno scorso i Pistons erano arrivati a oltre 100 partite consecutive con lo stesso quintetto base (tutto di veterani) e capite bene che non può esserci lo stesso nostro rendimento e prescindere da chi sia in panchina.
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Poi, se vogliamo continuare a essere sempre pessimisti (o realisti) in anticipo già di un anno rispetto agli ipotetici PO 2008, allora padronissimi, ma non siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda.
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Infine gli infortuni: ne abbiamo visti di ogni genere, compresa l’appendicite di Jefferson (colpa del dietologo?) e oltre a domandarmi come mai Al sia tornato in campo molto più velocemente di Bargnani (meriti dello staff medico?), mi domando se, per caso, gli ultimi infortuni non potrebbero dipendere anche dai pochi allenamenti fatti, oltretutto limitati dai soli otto disponibili.
Alberto, hai scritto “Secondo me questa serie di infortuni è dovuta in larga parte alla preparazione, agli allenamenti e al gioco fatto di improvvisazione”: chi è che si occupa della preparazione, degli allenamenti, e del gioco? La Fata Turchina? Non è che non abbiamo capito quello che volevi dire: le tue parole si prestano ad una sola interpretazione, ed è quella che io, Valerio e Michele abbiamo dato. Se poi cambi direzione in corsa, non c’è problema, basta solo che ci avvisi.
anch’io sono contento di aver perso, cos’ da giocare sereni contro i bucks, però a loro mancavano korver e iguodala… un pò inbarazzante
per me, nulla e’ imbarazzante a questo punto della stagione. Non lo e’ mai…figriamoci quest’anno. L’unica cosa che mi diverte ‘’annotare’’ a partire da meta’ marzo, e’ quante ‘’comparse’’ NBA (o giocatori nn significativi), fanno i loro ‘’high season-career’’...proprio a dimostrare che dalla partita…diciamo 65 in poi, nulla ormai conta (se nn per le solite 3-4 squadre che ancora cercano il posto nei PO.
Oggi sale agli altari DeSagana Diop…con un 10+15 (li avesse fatti perk,saremmo gia’ a dire che forse l’anno prossimo e’ ai livelli di Shaq anni 90…)
Secondo me il problema infortuni è solo legato alla casualità, non credo possa essere correlato al sapersi muovere ad OK o meno casomai a quanto si spremono i giocatori fisicamente, il gioco di squadre come Pistons e Spurs che vanno a rilento ti sottopone chiaramente a meno stress muscolare di un basket giocato a mille come quello dei Suns (dove i malanni muscolari sono all’ordine del giorno) o quello che vorrebbe attuare Rivers.
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Poi però le tipologie di infortunio dei nostri sono distanti anni luce l’una dall’altra e quindi non c’è nessun comune denominatore, la fascite plantare (Perkins) non ha nulla a vedre con le fratture da stress (Pierce), meno che mai con problemi alle caviglie (Wally), figurarsi con i crociati rotti a bischero (Allen), o peggio ancora con l’appendicite (Jefferson).
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..... mi domando se, per caso, gli ultimi infortuni non potrebbero dipendere anche dai pochi allenamenti fatti, oltretutto limitati dai soli otto disponibili. (Michele)
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Quin non sono d’accordissimo nel senso che l’eventuale preparazione fisica in una lega “atletica” come l’NBA ha una priorità più alta perfino agli allenamenti tecnici, quindi non credo che siano stati trascurati minimamente esercizi fisici per lo più individuali per trovare spazio per sedute tecniche.
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L’allenarsi in 7-8 ha avuto un peso determinate a livello tattico, ma non credo possa aver impatto a livello fisico.
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Abbiamo avuto una sfiga tremenda tutto qua, non credo ci sia da stare a scervellarsi molto sui perchè degli infortuni, è solo sfortuna al punto che io sono convinto che se la sorte ci regalasse Oden non ce la farebbe a pareggiare i conti con quanto ci ha tolto negli ultimi 20 anni, questo a prescindere da dirigenze assolutamente inadeguate come quelle viste fino a 4 anni fa quando è arrivato Ainge.
Michele, io non sono “addentro” negli aspetti piu’ tecnici del gioco come voi, non avendo praticamente mai giocato. diciamo che ho “solo” la colpa di tifare dal 1985 (avevo 6 anni) per questa squadra in bianco-verde, con quel biondo col 33 che mi stava simpaticissimo e che assieme a McHale e Parish combatteva contro quei maledetti in giallo-viola, che non sopportavo proprio…..ora, dopo 22 anni, quella malattia non mi e’ passata, sono un green fino al midollo, e penso che tu sappia come me quanto ci terrei a vedere un mito dello sport mondiale, conosciuto in tutto il mondo (come il Real Madrid o la Ferrari), quali sono i Boston Celtics, tornare ai livelli che gli competono. Ecco perchè cerco di esprimere comunque le sensazioni che sto provando, anche se da semplice appassionato e tifoso, e non da tecnico. Saro’ sicuramente pessimista come dici tu, e spero vivamente di essere smentito clamorosamente l’anno prossimo, ma oggi come oggi vedo sono convinto che i rinforzi non vadano fatti solo nel roster, ma anche nel coaching staff….quello che aveva a disposizione Jim O’brien per me era migliore, aldilà del valore delle squadre…..tutto qua. e io tendo a dare alla panchina una percentuale importante per la riuscita e la crescita di una franchigia, nonostante c’e’ chi dica che questa è una lega dove comandano solo quelli in campo….
Legend, Rivers è chiaro che c’entra nel mio discorso ma c’entra anche tutto lo staff tecnico.
Quello che mi ha fatto incazzare è il fatto che secondo te ho tirato in ballo questa storia solo per continuare a screditare Rivers.
E qui ti sbagli di grosso perchè non era mia intenzione arrivare a questo.
Io volevo soltanto discutere di questa eventualità che mi era venuta in mente ma senza screditare Rivers.
Sei stato semplicemente prevenuto nei miei confronti.
Quello che mi ha fatto incazzare è il fatto che secondo te ho tirato in ballo questa storia solo per continuare a screditare Rivers. (Alberto)
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Non ti incazzare, che ti si ingrossa il fegato e non ne vale la pena.
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Sei stato semplicemente prevenuto nei miei confronti. (Alberto)
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Questo lo dici tu, le tue parole sono chiare e TRE PERSONE le avevano interpretate allo stesso modo. Io le ho commentate come tu sei libero di fare con le mie. Se però io ti commento educatamente sono “prevenuto”, quando invece dici che io e Valerio “non abbiamo capito un c**o” tu non ti poni nemmeno il dubbio di essere maleducato nei nostri confronti. Vabbè, lasciamo perdere.
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Fish, anch’io sono un tifoso di “lungo corso”, avendo cominciato a seguire i Celtics dalla metà degli anni ’70 e solo tramite Giganti del Basket, quindi con notizie piuttosto limitate, all’inizio. E di una cosa mi sono reso conto: come non ci sarà mai più una Dinastia come quella dei Celtics di Auerbach e Russell, così non ci sarà più una “Frontline” come Bird-Parish-McHale, tamt’è vero che il “threepeat” è diventato quasi impossibile ai giorni nostri. Le squadre in lizza sono praticamente raddoppiate, ed il basket è cambiato sia in campo che nella “stanza dei bottoni”. Ed allora, pretendere di vedere altre Dinastie e giudicare tutti con il metro di quelli che li hanno preceduti in condizioni diverse, è un errore che non rende giustizia a quelli che ora si stanno impegnando.
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Facciamo una rapida considerazione: Pitino e O’Brien avevano dei tratti in comune, in primis l’enfasi sulla difesa e la necessità di avere dei veterani ad interpretare la partita. Per Rick e Jim non c’era domani, i giovani erano solo merce di scambio per arraffare qualche vittoria in più, da Billups a Mercer a Joe Johnson. Ed è per questo che O’Brien se n’è andato: non accettava la ricostruzione, non accettava di dover fre l’insegnante, non accettava di vedere il suo lavoro messo in discussione a causa dell’incapacità di qualche rookie di troppo. Rivers invece l’ha fatto (anche a fronte di qualche bel bigliettone verde in contropartita, per carità), ha accettato di barattare un presente da incubo con un futuro roseo, con il sogno di arrivare dove volano le aquile. Ed è per questo che ha il mio rispetto, in una NBA dove Phil Jackson prima sputtana Kobe nel suo libro, e poi torna ad allenarlo. E qualcuno lo paragona persino ad Auerbach! Rivers sta lavorando: non sarà il miglior coach dell’NBA, ma non è il Vaso di Pandora che traspare dai commenti di ICP, è un uomo che ha accettato di prendersi le palate di guano per aiutarci a sperare in un ritorno nell’Olimpo che, se amolti qui sembra doveroso, è tutt’altro che facile e scontato.
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Durante le vacanze di Pasqua, ho messo in ordine la mia videoteca celtica, e tra le oltre 100 partite ho voluto vedermi un Washington-Boston 114-69 di fine ottobre 2002. Shammond Williams, Vin Baker, Ruben Wolkowyski e Bruno Sundov, per intenderci. Voi mi dite che devo rimpiangere quella squadra? Ci andarò, ai playoffs, Jim O’Brien, ma avrebbe vinto il titolo solo le gli aerei delle altre 15 partecipanti alla giostra finale si fossero scontrati tra di loro. A volte rivedere un massacro come quello fa male, ma rischiara le idee.
Sundov aveva un gran bel tiretto da 3….:-)))))
Vedi Legend,
guarda caso delle TRE PERSONE che hanno capito in un senso DUE sono le solite che, ogni volta volendo o no che metto Rivers sul piatto della bilancia, si scaldano e corrono subito a difenderlo anche senza che ce ne sia bisogno.
Se Valerio la pensa come te Fish la pensa come me.
Se ho usato una parolaccia per sottolineare che non avevi capito un bel niente di quello che volevo dire è stato proprio perchè mi è sembrato di parlare ad un mulo con i paraocchi che aveva anche preso in giro quello che pensavo fosse un argomento di discussione tra di noi elencando una serie di fesserie sui nostri giocatori infortunati.
Hai detto che scherzavi ma il succo era quello.
Caro Legend, ci sono tanti modi di essere maleducati e non soltanto dicendo una parolaccia.
“Provocazione: Leggo che Telfair si è infortunato.
Secondo me questa serie di infortuni è dovuta in larga parte alla preparazione, agli allenamenti e al gioco fatto di improvvisazione che mette i nostri ragazzi in condizione di forzare certi movimenti sia in difesa che in attacco che non sono movimenti fluidi di chi conosce ed applica bene gli schemi e i giochi della propria squadra.”
Scusate non volevo assolutamente innescare polemiche… ma io + leggo questa frase e più non riesco a trovare altra interpretazione all’infuori della mia. E’ scritto tutto chiaro, poi se non ho capito un c…o chiedo scusa e vado avanti. Voglio solamente ricordare che quì spesso ci sono state polemiche anche accese ma non si è mai usciti dal seminario, mi piace questo sito, voglio continuare ad essere libero di partecipare a questà bella realtà ergo queste esternazioni mi sembrano fuori luogo.
punto e basta.
saluti :)
Valerio non ci sono problemi io rispetto il tuo pensiero anche perchè me lo hai espresso chiaramente e senza tante prese in giro come ha fatto Legend.
ok! no problem.. però cerchiamo di essere obbiettivi e rispettosi, non credo che su queste pagine c’è gente che lavora per Rivers e lo difende SEMPRE e COMUNQUE, anche io ho criticato per lungo Perk ad esempio, ancora oggi credo sia un giocatore da 10 minuti di francobollo difensivo però se gioca una partita bene lo dico e basta.
e senza tante prese in giro come ha fatto Legend. (Alberto)
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Mi piacerebbe sapere quali sono le mie prese in giro, perchè non mi pare di averne scritte. Viceversa, leggo un chiaro “xLegend e Valerio: non avete capito un c***o di quello che ho scritto e che volevo dire”. Se fossi uno che si scalda facilmente come te, mi potrei anche sentire offeso….
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...DUE sono le solite che… si scaldano e corrono subito a difenderlo anche senza che ce ne sia bisogno (Alberto)
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Siccome sei tanto bravo a stabilire chi si scalda o meno, o se ci sia bisogno di difendere Rivers o meno, perchè chiedi “Cosa ne pensate?”. Se le risposte che ti diamo io, Valerio, Michele, Tiber o altri non ti piacciono, non chiedere l’opinione altrui. Se invece la richiedi poi rispettala.
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Se vogliamo parlare di basket, ok, se vogliamo dire che tizio difende Rivers e si scalda, e caio non capisce un c**o, potremmo per cortesia farlo in privato? La mia e-mail ce l’hai.
Vabbè, Legend, dai, Alberto è sempre così, un poco colorito nei toni quando può attaccare Rivers, la differenza è che lui è decisamente contrario a Doc (rispetto questa sua convinzione che è anche di molti altri) e non perde occasione per ribadirlo, mentre a me e a te non importa più di tanto di Rivers, ci interessa che il giudizio su di lui sia il più possibile obiettivo e non basato solo sul record W/L (non certo bello) o sulla difesa (non certo imperforabile).
Poi io sono convinto, al contrario di Alberto, di non avere tutti gli elementi in mano per giudicare in modo completo il lavoro di Rivers come quello di qualunque altro coach ed evito sentenze difinitive, tutto qui.
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Tanto per esemplificare come sia difficile giudicare un allenatore, aggiungo una cosetta letta di recente su un coach che alcuni apprezzano (Leo, per esempio) come Byron Scott.
Ebbene, pare che Scott sia terribilmente pigro nel lavoro sul videotape di preparazione agli avversari, tanto che recentemente uno dei suoi assistenti (un bel Giuda segapanchina) per metterlo con le spalle al muro ha trovato un nastro esattamente dove lo aveva stoppato, nonostante Scott avesse detto di aver continuato la visione.
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Il succo? Tutti bravi o tutti somari, la verità è difficile da sapere o da giudicare solo con i risultati (anche se NO è due anni che non va ai PO con Scott) e questo vale anche per un Carlisle quasi fuori dai PO, mentre è quasi dentro Hill con i Magic.
Effettivamente, Michele, le tue parole confermano la mia vecchia teoria (in verità non l’ho creata io, ma la condivido in toto) dell’NBA sempre meno “coaches’ game” e sempre più “players’ game”. Vale a dire: l’allenatore per “riuscire” deve essere sempre più ruffiano e amico dei giocatori, cosa che Pitino non volle fare (e si trovò la squadra contro) ed O’Brien fece con Walker e Pierce, dando loro in mano la squadra ma rendendola allo stesso tempo poco appetita agli altri giocatori NBA. A me Scott non è mai piaciuto (forse perchè era un Laker… ;) ma non mi piacque nemmeno come Kidd gli fece le scarpe a NJ. Poi però, alla lunga, i difetti di Byron e del vice Frank sono venuti a galla (chiedere del competente amico Franci) così come la bravura di quello che, a detta dei tifosi Nets, era il vero “motore” del coaching staff delle “Retine”, quel simpatico signore che risponde al nome di Eddie Jordan. Concordo con te sulla “caducità” del coach NBA: un anno vinci il titolo a Detroit, l’anno dopo per il GM dei Knicks sei un idiota. Anche Jerry Sloan a Utah era stato messo in discussione, quando i Jazz erano stati falcidiati dagli infortuni, e lo stesso Eddie Jordan, anni fa, si era visto mettere in testa il cappello a punta con la scritta “ASINO” a Sacramento, dopo una stagione e mezza di sofferenze. Ci vuole bravura e fortuna, per riuscire sulle panchine NBA, e forse la bravura conta meno della fortuna: il coach che si aggiudica Oden sarà sicuramente bravissimo.
Io vorrei tornare un attimo su O’Brien e chi lo rimpiange.
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O’Brien ha avuto quello che non hanno avuto tanti coach nell’NBA ossia una buona dose di culo, perchè come coach a mio modo di vedere valeva il giusto.
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Offensivamente i suoi Celtics erano molto peggiori di quelli attuali, anzi a dire il vero non erano nemmeno concetti suoi, ma tutta farina del sacco di Pitino che professava lo stesso gioco pari pari, solo che Pitino aveva tutta la squadra contro e quando se ne andò ci fu un’onda lunga emotiva che portò una squadra smaliziata con due grandi giocatori ad un soffio dalla finale anche grazie al peggior est che si ricordi quello del biennio 2002-03.
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Viene detto dei Celtics di O’Brien che erano una squadra prettamente offensiva, tutto giusto, salvo che la squadra a livello difensivo l’allenava quel santone di Harter e non lui e Harter aveva fatto dei miracoli perchè avere un squadra forte difensivamente con due palle al piede come Kenny Anderson e Walker in quintetto è stata roba inaudita, ma ripeto non era merito di o’Brien ma di Dick Harter.
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A livello gestionale andiamo ancora peggio perchè facevano tutti come gli pare andando dietro a Walker e ai suoi eccessi.
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La ciliegina nella torta la mise un Pierce incredibile che nelle tre serie vinte in quel biennio giocò da favola.
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Riassumendo la squadra di O’Brien era offensivamente quella di Pitino, difensivamente quella di Harter, emotivamente quella di Walker. Direi che l’impronta del coach risulta quasi invisibile. Non a caso il signor O’Brien che dalle colonne di ESPN punzecchia spesso l’ambiente biancoverde dopo aver lasciato Boston, è passato per un veloce fallimento a Philadelphia dopo di che non ha più trovato posto in una lega dove i coach buoni mancano e di brutto.
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Con questo non voglio di certo difendere Rivers, che ribadisco non è tra i migliori ma nemmeno tra i peggiori (la disamina di Legend sui rischi che si è preso a sue spese allenando una banda di collegiali non fa una grinza), ma dire che se devo rimpiangere qualcuno del passato biancoverde non busso certo ad O’Brien. Io al posto di Ainge nel 2003 non l’avrei neppure rinnovato, lo so sarebbe stato una scelta impopolare e rischiosa, ma poi Ainge di queste scelte ne ha fatte così tante che una più o una meno non cambiava nulla.
Quoto tutto, ma aggiungo una cosa: la squadra di Pitino, offensivamente, era dieci volte migliore di quella di O’Brien. Nonostante una difesa velleitaria, che voleva imporre il pressing modello Kentucky contro avversarie con un ball-handling migliore – che quindi venivano battute sistematicamente – l’attacco prevedeva un robusto numero di opzioni per quasi tutti i giocatori, da Barros a Battie, da Potapenko ad Anderson, da Mercer a Bowen.
Boston vs Phila scatena considerzioni sul passato. Pitino O’Brien ML Rivers sono un capitolo negativo della storia dei Celtics che speriamo si chiuda per sempre.
Gli infortuni li hanno tutti gli anni tutte le squadre NBA. Solo qualcuno ci piange sopra di più. Quando vincevamo vedevamo gli infortuni in maniera diversa. I ritmi di preparazione e di gioco sono talmente intensi che sarebbe un miracolo avere una stagione senza infortuni. Che colpa può avere un cosching staff per un’appendicite o per un giocatore che non sa atterrare dopo una schiacciata inutile?
Anche Bird ha avuto i suoi infortuni anche pesanti. Spesso per colpa sua. Come mai nessuno allora se la prendeva con lo staff tecnico?
Felice di ritrovarti, Giampaolo, con la speranza che l’amarezza di tifoso che traspare dalle tue parole possa presto tramutarsi in gioia.